Morbillo, quasi 1.000 casi e il 90% non erano vaccinati. In Alto Adige l'incidenza più elevata d'Italia
Nonostante in Italia la copertura vaccinale sia sopra il 90% il morbillo circola ancora e causa malattie e complicazioni importanti quali epatiti/aumento delle transaminasi e polmoniti

TRENTO. E' l'Alto Adige, come al solito quando si ha a che fare con la copertura vaccinale, a far segnare il primato in negativo in Italia. Nella Provincia di Bolzano, infatti, si segnala l'incidenza più elevata del Paese per quanto riguarda i casi di morbillo. E d'altronde la copertura in Alto Adige supera di poco l'80% (dopo i 36 mesi di età) restando indietro di circa 10 punti percentuali rispetto alla media nazionale e a quella soglia del 95% che rappresenta l'immunità di gregge.
E pensare che prima dell’introduzione del vaccino, avvenuta nel 1963, e della diffusione delle vaccinazioni di massa, ogni 2-3 anni si verificavano delle epidemie che causavano globalmente 2,6 milioni di morti ogni anno. ''Si stima - spiega l'Iss - inoltre che, tra il 2000 e il 2018, la vaccinazione contro il morbillo abbia prevenuto 23.2 milioni di morti e che i decessi causati dal morbillo siano diminuiti del 73%, passando da 536 000 nel 2000 a 142 000 nel 2018''.
Ma arriviamo ai dati. Dal 1 gennaio al 30 novembre 2024, in Italia, sono stati notificati 991 casi di morbillo (18,3 casi per milione di abitanti) di cui 49 nel mese di novembre 2024, numero in lieve aumento rispetto al mese precedente. È quanto emerge dal numero di dicembre 2024 del bollettino periodico Morbillo & Rosolia News curato dalla sorveglianza epidemiologica nazionale del morbillo e della rosolia.
Sono 18 le Regioni/PPAA che hanno segnalato casi dall’inizio dell’anno, di cui otto (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Sicilia, Campania, Toscana, Abruzzo, Liguria) hanno segnalato complessivamente l’86,2% dei casi. Nella Provincia autonoma di Bolzano è stata osservata l’incidenza più elevata (46,7/milione abitanti). L’età mediana dei casi segnalati è pari a 30 anni; oltre la metà dei casi (52,3%) sono adolescenti o giovani adulti (età 15-39 anni) e un ulteriore 23,7% ha più di 40 anni di età.
''Tuttavia - spiega l'Istituto superiore di sanità - l’incidenza più elevata è stata osservata nei bambini sotto ai 5 anni d’età e sono stati segnalati 48 casi in bambini con meno di un anno di età, troppo piccoli per essere vaccinati. Lo stato vaccinale è noto per il 93,3% dei casi segnalati, di cui il 90,1% erano non vaccinati al momento del contagio. Tra i casi segnalati, 77 sono operatori sanitari, mentre le complicanze più frequentemente riportate sono state epatite/aumento delle transaminasi e polmonite''.

















