"Acquisto del S.Camillo da parte della Pat: si investe in cemento ma si ignora il lavoro". Cgil, Cisl e Uil: "Politica che rischia di ridurre le istituzioni ad agenzia immobiliare"
L'ordine religioso proprietario dell'ospedale San Camillo è in difficoltà economica e la Provincia ha comprato l'immobile per quasi 26 milioni di euro. La presa di posizione delle Funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil: "Presentata come un’operazione di salvaguardia strategica, nei fatti si traduce in un intervento che protegge esclusivamente la proprietà, lasciando irrisolti i problemi strutturali, gestionali e occupazionali che da anni affliggono la struttura"

TRENTO. "Acquisto delle mura del San Camillo da parte della Pat? Un’Autonomia che investe nel cemento ma continua a ignorare il lavoro all'ospedale". Dopo l'approvazione, da parte della giunta provinciale, della delibera per l'acquisto dell'immobile di via Giovanelli per 25,8 milioni di euro, arriva la presa di posizione dei sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
In una nota congiunta questi esprimono "profonda preoccupazione di fronte alle scelte dell’Autonomia provinciale che, ancora una volta, dimostrano di privilegiare la tutela del patrimonio immobiliare rispetto alla tutela del lavoro e della dignità professionale di chi ogni giorno garantisce servizi essenziali alla collettività".
Ma facciamo un passo indietro e ricostruiamo brevemente i tratti della vicenda: la scelta, ha spiegato la provincia, è stata presa con l'obiettivo di garantire, anche a fronte delle difficoltà economiche dell'ordine religioso proprietario della struttura, la continuità dei servizi. Per quanto riguarda la gestione, oggi in capo all’Istituto delle Figlie di San Camillo, continuerà a rimanere tale con la struttura che continuerà ad erogare i propri servizi sulla base degli accordi in vigore con Apss, dal momento che l’acquisto riguarda infatti solo l’aspetto immobiliare (QUI ARTICOLO).
E su quest'ultimo aspetto arriva la critica dei di Alberto Bellini (Cgil Fp), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Giuseppe Varagone (Uil Fpl Sanità). "L’acquisto delle mura del San Camillo con risorse pubbliche - si legge nella nota diffusa - viene presentato come un’operazione di salvaguardia strategica, ma nei fatti si traduce in un intervento che protegge esclusivamente la proprietà, lasciando irrisolti i problemi strutturali, gestionali e occupazionali che da anni affliggono la struttura. I lavoratori e le lavoratrici restano così prigionieri di una crisi senza fine, fatta di incertezze, promesse mancate e assenza di una visione complessiva".
Ad essere sottolineato è come "blindare le strutture senza accompagnare questa scelta con un piano sanitario e occupazionale credibile non rappresenta una soluzione, ma un semplice palliativo". Inaccettabile poi, a detta dei sindacati, che a fronte di investimenti milionari nel cemento, si continui a ignorare l’emblema di questa crisi."Da anni senza rinnovo contrattuale - scrivono - con salari erosi dall’inflazione, organici sotto pressione e carichi di lavoro sempre più pesanti, la sicurezza degli edifici non può essere separata dalla sicurezza del lavoro e dalla stabilità di chi vi opera".
Bellini, Pallanch e Varagone denunciano poi "una politica che rischia di ridurre le istituzioni a una mera agenzia immobiliare e incapace di assumersi la responsabilità di garantire un futuro al San Camillo e alle professionalità che lo rendono vivo ogni giorno". In questo contesto, rimarcano, la dignità di chi cura, assiste e lavora nella struttura continua a scivolare pericolosamente verso il baratro dell’abbandono e della precarietà.
Poi una serie di richieste rivolte direttamente alla Provincia, sotto forma di altrettante domande: "Quali garanzie reali e vincolanti sono state pretese a tutela dei lavoratori e dei loro salari prima di procedere all’acquisizione della struttura? Quali impegni concreti sono stati assunti per assicurare la continuità occupazionale, il rinnovo contrattuale, la valorizzazione professionale e la qualità dei servizi erogati ai cittadini? Chiediamo inoltre massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche: dove finiranno i soldi destinati all’acquisizione del San Camillo? Quali benefici tangibili produrranno per il personale e per il sistema sanitario territoriale?".
Non è accettabile, prosegue la nota, che ingenti fondi vengano impegnati senza un ritorno chiaro in termini di diritti, salari, condizioni di lavoro e qualità dell’assistenza.
"Non servono silenzi, rinvii o dichiarazioni di principio: servono certezze sul domani" concludono i sindacalisti rimarcando che continueranno a vigilare e a mobilitarsi affinché il San Camillo non diventi "l’ennesimo simbolo di una politica che investe nei muri ma dimentica le persone".
"Servono un progetto serio e condiviso - concludono - e un cambio di rotta che rimetta al centro il lavoro. La salvaguardia del patrimonio pubblico non può e non deve avvenire a scapito dei diritti di chi opera quotidianamente sul campo e garantisce, con professionalità e sacrificio, la salute pubblica".














