Asili nido gratis, arriva la proposta del Pd: “In Toscana ed Emilia Romagna investiti oltre 30 milioni di euro, invece a Belluno ci sono meno di 900 posti per 3mila bambini”
“Si tratta di scelte. In Toscana, Emilia Romagna e a Vicenza hanno scelto di investire sull’infanzia, anziché su altro: perciò basta volerlo”. Con queste premesse Yuki D’Emilia, candidata alle elezioni regionali per il Pd bellunese, ha introdotto l’incontro “Nidi gratis: si può fare”, durante il quale è stato dimostrato come è possibile per un territorio azzerare le rette degli asili nido

BELLUNO. “Si tratta di scelte politiche. In Toscana, Emilia Romagna e a Vicenza hanno scelto di investire sull’infanzia, anziché su altro: perciò basta volerlo. A Belluno, invece, c’è un solo asilo comunale e non tutti i posti sono disponibili perché si è scelto di assumere un capo di gabinetto al posto di due educatrici, mentre il Veneto ha investito sulla Pedemontana piuttosto che sulle rette: sono scelte legittime, ma di cui bisogna assumersi la responsabilità”.
Così Yuki D’Emilia, candidata alle elezioni regionali per il Partito democratico bellunese, ha introdotto ieri sera, mercoledì 12 novembre, l’incontro “Nidi gratis: si può fare”, cui erano ospiti Denise Casanova, segretaria provinciale Cgil Belluno, Ivana Palomba, già assessora al Comune di Scandicci, e Isabella Sala, vicesindaca di Vicenza. “Poche settimane fa - prosegue D’Emilia - è uscita la notizia che l’Emilia Romagna ha investito 38 milioni euro per aumentare i posti negli asili nido e calmierare le rette: è dunque fondamentale confrontarsi con altri territori, affinché si possano copiare le soluzioni adottate”.
La Toscana e la scelta dei “Nidi gratis”
Primo esempio portato in sala è la Toscana. “Mi rendo conto - esordisce Palomba - dell’isolazionismo che vive chi decide di diventare madre, ma non è giusto che una donna passi notti insonni pensando alle possibili conseguenze sulla sua vita lavorativa. Il vero problema è che, per fare politiche reali sui servizi educativi, ci vogliono visioni di lungo termine che non portano voti né consenso immediato, eppure da tre anni la nostra Regione lo sta facendo”.
La misura “Nidi gratis” consente infatti l’accesso gratuito ai servizi educativi per la prima infanzia alle famiglie con Isee fino a 40mila euro. “Questo - spiega - vale per tutto il sistema pubblico-privato che rientra in uno standard educativo comune e coerente e valorizza il nido come essenziale sia per le madri lavoratrici sia per l’educazione dei bambini. Chiaramente serve una scelta netta, perché l’investimento è di 40 milioni di euro e va alimentato negli anni. Tuttavia è oggi evidente che, in un mondo fragile, stiamo crescendo ragazzi ancora più fragili: è perciò l’adulto che deve mettere a disposizione gli strumenti necessari per renderli forti e indipendenti, creando comunità educanti coese nel cercare soluzioni nelle quali tutti si sentano meno soli.”
Vicenza: riduzione progressiva delle rette
Anche in Veneto soluzioni di questo tipo sono possibili. A dimostrarlo Sala, la cui amministrazione ha scelto di abbattere progressivamente le rette senza distinzione di reddito. “Certo non è semplice - spiega - conciliare la scelta con il bilancio comunale, visto che abbiamo deciso di ridurre le rette di un ulteriore 20% ogni anno del nostro mandato, fino ad arrivare al 100%. Ora siamo al terzo, quindi la retta costa il 60% in meno, e vale per 10 nidi (6 comunali e 4 convenzionati)”.
Praticamente il Comune copre la differenza tra la retta e quanto erogato dal bonus Inps, che è inversamente proporzionale al reddito. “Il nostro contributo - prosegue Sala - va in direzione opposta: eroghiamo di più ai redditi più alti, così da coprire per tutti la stessa quota. Una scelta che influisce positivamente anche in tema di bullismo, perché è dimostrato che, se già dal nido i bambini intraprendono percorsi educativi sistematici, si riducono aggressività e predominio sull’altro quando crescono. Perciò i temi di cui continuiamo a parlare, come l’educazione affettiva e sessuale, dipendono dalle scelte della società e a Vicenza abbiamo dimostrato che, con un po’ di coraggio politico, si può fare”.
A Belluno meno di 900 posti per oltre 3.000 bambini
A Belluno la situazione non è altrettanto promettente. D’Emilia snocciola infatti alcuni dati, che non fanno ben sperare. “In Veneto - sottolinea - abbiamo raggiunto il tasso di copertura degli asili nido stabilito dal Consiglio europeo (33%) attestandoci poco sotto il 34%, tuttavia non grazie all’incremento dei posti, ma a causa di spopolamento e denatalità”.
“In provincia di Belluno va anche peggio. Nel 2022 - conclude - eravamo fanalino di coda con il 27,2%, ed è inoltre significativo che oltre il 60% dei servizi siano privati. Quanto ai numeri, i posti autorizzati tra pubblico e privato sono 877 (più 234 in programmazione), per un totale di 1.111, mentre i bambini tra 0-3 anni sono 3.280. Allo stesso tempo, nel capoluogo c’è un solo asilo comunale con 40 posti, di cui attivi solo 32, e 141 bambini in lista d’attesa. Insomma, è chiaro che gli asili nido sono fondamentali anche per chi vive in quota e se l’Emilia Romagna ha investito oltre 30 milioni di euro nel 2025, di cui 13,6 per comuni montani e aree interne, è sufficiente copiare”.












