"Tassiamo i super-ricchi per investire in sanità, scuola e lavoro”, la Cgil di Belluno lancia la manifestazione "Democrazia al Lavoro". Casanova: "Serve politica credibile"
Al centro della discussione la manifestazione nazionale a Roma del 25 ottobre, dove i temi principali saranno il no al riarmo, la riforma fiscale e gli investimenti in politiche sociali. L’appello della segretaria Denise Casanova per il Bellunese: “La legge della montagna va riempita di risorse. Siamo in periodo elettorale: alle promesse devono seguire i fatti, perché finora non è stato così”

BELLUNO. “Abbiamo fatto questa assemblea con tutto il gruppo dirigente per lanciare la manifestazione del 25 ottobre a Roma. Si chiamerà ‘Democrazia al lavoro’, cioè pensare a un altro mondo possibile e un altro modo di produrre rispetto all’attuale, sempre più basato su un'economia di guerra”. Queste le parole di Denise Casanova, segretaria generale Cgil Belluno durante l'assemblea generale che si è tenuta al Cinema Italia.
L'incontro si è aperto con la tregua in Medio Oriente e le recenti manifestazioni per la pace: il no al riarmo e alle guerre rimane infatti al centro delle richieste sindacali. “Protagonisti sono i ragazzi - esordisce Casanova - che hanno riempito le piazze convinti che le cose possono cambiare: serve allora una politica degna, credibile e responsabile capace di dare forma al loro impegno”. E dallo stop alle spese per gli armamenti partono gli investimenti in sanità, istruzione, welfare, non-autosufficienza e politiche abitative e sociali. “Un mondo contrario - secondo Casanova - rispetto a quello che pensa di poter mettere in piedi il governo”.
Dove prendere i soldi per le riforme necessarie? “Questa domanda - risponde - inizia a farmi arrabbiare perché la ricchezza c’è, ma è concentrata nelle mani di pochissime persone mentre la maggioranza di lavoratori e pensionati arranca a causa dell'inflazione e della mancanza di politiche industriali per la transizione energetica e la tutela della produzione, che da tre mesi arretra. I soldi vanno quindi presi tassando dell’1,2% le circa 500.000 persone con redditi oltre i 2 milioni di euro, il che porterebbe a un introito di 26 miliardi da investire per chi è in difficoltà”.
Ragionamenti che si applicano anche alla montagna, che ha però le sue esigenze. Belluno si è infatti attestata tra le città con la maggiore inflazione, con rincari per le famiglie pari a oltre 670 euro su base annua, mentre pochi giorni fa i dati regionali hanno certificato una spesa di circa 2.475 euro al mese per poter vivere (qui l'articolo). A ciò si somma la situazione dei servizi: bene dunque secondo Casanova la legge per la montagna, ma servono investimenti. “Anzitutto - spiega - bisogna non prendere in giro chi ci vive con proposte prive di contenuto economico. In un territorio con problemi di mobilità, attrattività e residenzialità, se si pensa di risolvere solo con le buone intenzioni non andiamo da nessuna parte. La legge della montagna va quindi riempita di risorse e un grande ruolo spetterà alla Regione. Siamo in periodo elettorale: alle promesse dovranno seguire i fatti, perché finora non è stato così”.
Eppure il lavoro c’è. Secondo il Rendiconto sociale Inps Belluno, nel 2024 il saldo assunzioni/cessazioni in provincia è stato positivo: rispetto al 2023 sono leggermente aumentate le assunzioni a tempo indeterminato e i contratti a tempo determinato, mentre diminuisce il tempo parziale. Il tasso di occupazione è in leggera crescita (da 71,3% a 71,7%) e diminuiscono disoccupazione (da 3% a 2,8%) e inattivi (dal 26,4% al 26,2%). “I dati vanno letti con attenzione. Anzitutto - commenta Casanova - c’è molto lavoro povero, cui si aggiunge il fatto che in provincia assistiamo a un rallentamento, che colpisce soprattutto i giovani in somministrazione, lasciati a casa perché le aziende non ne hanno bisogno come nel recente passato. Pesano poi i dazi, nonostante non sembrino interessare granché al governo: noi però esportiamo molto verso gli Usa, tanto che le produzioni si sono già contratte (qui i dati). Quindi certamente il tessuto produttivo bellunese è sano, ma dobbiamo fare attenzione ai campanelli d’allarme e al costante aumento, dal 2022 a oggi, del ricorso alla cassa integrazione”.
Ancora una volta, dunque, sono i giovani l’anello debole. Casanova approva le politiche locali per l’alta formazione, ma non bastano. “Prima di tutto - conclude - i giovani devono potersi muovere dalle terre alte senza difficoltà. Poi un’offerta culturale più ampia è certamente positiva: sarei contenta ci fosse uno sbocco universitario, ma deve affiancarsi alla possibilità di un lavoro dignitoso e sicuro, il che non significa solo tempo indeterminato ma anche poter cambiare impiego senza il rischio di precarietà. Ogni anno 100.000 giovani lasciano l’Italia perché non si sentono tutelati: la chiave, soprattutto per le terre alte, è quindi un mix di servizi, mobilità, cultura, istruzione. Insomma, è la possibilità di un futuro, partendo da un lavoro e una casa”.













