Il dramma delle donne senza accoglienza in Trentino, lavorano nelle nostre case e uffici, ma dormono per strada. La Commissione Pari Opportunità: "Inaccettabile ignorarle"
Le misure messe in campo dalla Provincia per riuscire a arrestare il problema della mancanza di posti per l'accoglienza femminile in Trentino non bastano. Con la chiusura dei posti invernali, lo sportello dedicato alle donne ha visto impennarsi le domande e, in poche settimane, la graduatoria si è allungata in modo preoccupante

TRENTO. “Non servano misure tampone, ma strutturali volte ad accogliere, tutelare ed integrare queste donne, che magari lavorano nelle nostre famiglie, nei nostri uffici e nelle nostre strutture ricettive”. Ad intervenire sulla situazione dell'accoglienza femminile in Trentino è la Commissione provinciale Pari Opportunità.
Come spiegato in un precedente articolo (QUI PER LEGGERLO), stiamo parlando si donne richiedenti asilo, donne in fuga da situazioni di violenza, sfrattate o in grave disagio e ci sono donne che si trovano nell'accoglienza di bassa soglia e che stanno portando avanti anche una gravidanza con tutte le complicazioni che si possono creare.
Farle uscire da questa situazione è diventato davvero impossibile. “Non c'è più una risposta veloce da parte dei Centri di accoglienza straordinaria. Questo obbliga queste donne a continuare a gravitare sui servizi di bassa soglia che si trovano a sopportare una grossa pressione” ha spiegato a il Dolomiti chi si sta occupando del problema.
Le donne richiedenti protezione internazionale sono maggiormente esposte a fenomeni di abuso, esclusione, discriminazione, violenza. Non farsi carico della specificità di questa condizione è inaccettabile. “Il contrasto alle violenze contro le donne non può essere solo per alcune” ha affermato Manuela Faggioni Sella a nome della Commissione Pari Opportunità tra donna e uomo della Provincia di Trento, sposando la denuncia rispetto al sistema di accoglienza trentino che ha fortemente limitato le possibilità di accesso alle tutele, in particolare alle donne .
“Indigna apprendere che si tratta di numeri molto limitati, che potrebbero essere presi in carico senza uno sforzo organizzativo eccessivo. E’ chiaro però che questa è un’assunzione di impegno che si porrebbe in contrasto con il sistema dell’accoglienza attualmente in essere in Trentino, che ha forti limiti, come più volte denunciato e che non risponde alle necessità in essere. Le persone migranti, in molti casi, sono lasciate in condizioni di fragilità a causa della carenza di posti letto e strutture dove possano essere accolte, ma anche di qualsiasi misura che possa agevolarne e sostenerne l’integrazione” ha continuato Faggioni.
Le misure messe in campo dalla Provincia per riuscire a arrestare il problema della mancanza di posti per l'accoglienza femminile in Trentino non bastano. Con la chiusura dei posti invernali, lo sportello dedicato alle donne ha visto impennarsi le domande e, in poche settimane, la graduatoria si è allungata in modo preoccupante. La Provincia è corsa ai ripari chiedendo soluzioni immediate per garantire un letto e un riparo alle tante donne in attesa. Ecco allora che le strade sono state principalmente due: l’aumento dei posti letto (oggi 16 a Casa Paola) e la modifica dei criteri di accesso. Misure che però si sono rivelate un tampone momentaneo. Dopo un primo calo delle richieste, infatti, la lista si è di nuovo gonfiata. Nei giorni scorsi si è arrivati a contare una decina di donne che strette a dormire all'aperto perché in Trentino nessuno poteva accoglierle.
“Diverse donne richiedenti asilo costrette a dormire per strada sono anche lavoratrici. Siamo di fronte – spiega la Commissione - a storie che potrebbero essere di reale integrazione se sostenute nel modo opportuno, così invece sono solo vite ai margini, che diventano facile preda di sfruttamento, facendo anche il gioco di organizzazioni criminali che possono trovare facile manodopera per i loro affari illeciti. Prendiamo atto che sono stati messi a disposizione posti letto aggiuntivi, ma non sono assolutamente sufficienti anche perché sono venuti meno gli spazi disponibili nella stagione invernale. Crediamo dunque che non servano misure tampone, ma strutturali volte ad accogliere, tutelare ed integrare queste donne, che magari lavorano nelle nostre famiglie, nei nostri uffici e nelle nostre strutture ricettive. E’ importante anche che si superi la divisione tra donne con figli/e e senza. E’ chiaro e condivisibile che la presenza di minori è un ulteriore elemento di fragilità di cui farsi carico nei tempi più rapidi possibili, ma non può diventare fattore discriminante. Così si alimenta solo una lotta tra disperate che una terra civile come la nostra non può permettere”


















