Medici stranieri con titolo non riconosciuto: la decisione della Regione preoccupa l’Ordine. “La cura rischia di essere peggiore della malattia”
La soluzione sperimentale della giunta regionale del Veneto contro la carenza di medici nei pronto soccorso non piace all’Ordine: la Federazione regionale interviene infatti per esprimere le sue perplessità. “Non abbiamo mai condiviso l’uso dei gettonisti, ma mai ci saremmo aspettati che si rinunciasse a medici italiani laureati e abilitati per affidare i pazienti a medici extracomunitari senza adeguate garanzie”. Critiche anche dall’opposizione PD

VENEZIA. “Non vorremmo mai che la cura fosse peggiore della malattia”. Non nasconde preoccupazione la Federazione regionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri del Veneto per la decisione di assumere medici stranieri con titolo non riconosciuto negli ospedali. Critiche anche le consigliere regionali del PD Anna Maria Bigon e Chiara Luisetto, secondo le quali "la decisione della Giunta regionale è una misura che solleva gravi perplessità e a cui ci opponiamo con fermezza".
Tale decisione è stata annunciata solo ieri dall’assessora alla sanità Manuela Lanzarin come soluzione temporanea per far fronte alla carenza di personale nelle unità di emergenza e urgenza. La Regione si è appellata a una legge che ha prorogato al 31 dicembre 2027 la norma originata durante la pandemia per permettere l’esercizio temporaneo delle qualifiche sanitarie professionali in deroga alle ordinarie procedure di riconoscimento dei titoli esteri.
“Una misura - scrive ora la Federazione - che solo nel contesto emergenziale del 2020 e negli anni immediatamente successivi poteva avere una giustificazione eccezionale. Oggi sembra che si voglia rinunciare all’impiego dei medici italiani, gettonisti, per far largo ai medici stranieri. Non abbiamo mai condiviso l’utilizzo dei medici gettonisti, ma mai ci saremmo aspettati che si rinunciasse a medici italiani laureati e abilitati, molti dei quali anche specialisti, adeguatamente formati dalle nostre università, per affidare i nostri pazienti a medici stranieri extracomunitari senza adeguate garanzie così come previsto dalle leggi sul riconoscimento dei loro percorsi formativi”. Secondo l’ordine, la valutazione dei titoli di studio esteri resta di esclusiva competenza del Ministero della salute, ma potrebbe essere delegata alle Regioni attraverso un congruo controllo di qualità e sicurezza.
“I professionisti impiegati in deroga - si legge ancora - non risultano iscritti agli Ordini professionali e sono quindi privi di un numero di iscrizione per l’accesso al Sistema sanitario nazionale obbligatorio per la prescrizione di ricette, la certificazione a vario titolo, Inps, Inail, per il rapporto con le assicurazioni, il possesso della PEC e l’obbligo della formazione continua”. Su questi medici gli Ordini non possono dunque esercitare le funzioni di vigilanza sui titoli, l’aggiornamento professionale e il rispetto del codice deontologico, penalizzando inoltre quelli che stanno affrontando il regolare iter ministeriale per veder riconosciute le proprie qualifiche.
“Per questi motivi - conclude la Federazione - chiediamo alla Regione Veneto di farsi promotrice presso il Ministero, la Conferenza della Regioni e la Federazione nazionale degli Ordini dell’istituzione presso ogni ordine territoriale di Elenchi speciali temporanei a cui iscrivere i professionisti extracomunitari che abbiano ottenuto il riconoscimento da parte della Regione. Proponiamo l’istituzione di una commissione regionale che coinvolga l’Università per la valutazione dei curricula e gli Ordini per le loro funzioni istituzionali”.
In linea anche il giudizio delle consigliere PD. "Durante la pandemia era 'accettabile' attivare percorsi straordinari per garantire la tenuta del sistema – osservano Bigon e Luisetto, vicepresidente e componente della Commissione consiliare sociosanitaria - ma oggi, se il sistema sanitario regionale soffre di una cronica carenza di personale, è perché non sono stati adottati i provvedimenti necessari. Non si può rispondere a una crisi strutturale aggirando i requisiti minimi di formazione e abilitazione previsti dalla normativa".
Definiscono quindi pericolosa e inaccettabile la decisione di affidare i pronto soccorso a medici i cui titoli non sono riconosciuti ufficialmente. “In gioco ci sono la sicurezza dei pazienti, la qualità delle cure e la tenuta del servizio sanitario pubblico. Per questo chiediamo con urgenza la sospensione dell’attuazione della delibera e l’apertura di una discussione in Commissione sanità. È lì che vanno individuati strumenti concreti per mettere in sicurezza il nostro sistema sanitario. Le scorciatoie non sono mai una risposta efficace ai problemi strutturali" concludono.












