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Belluno
09 maggio | 16:41

"Nato dall’incontro con una bambina in sedia a rotelle che non poteva giocare con gli altri": in città arriva 'L'isola che non c'è', uno dei 6 parchi inclusivi d’Italia

Nel corso della tavola rotonda su gioco e inclusività in vista dell’inaugurazione del parco inclusivo “L’isola che non c’è” a raccontare com’è nato è Gianfranco Sommavilla, presidente del Circolo ricreativo vigili del fuoco: "Due anni fa passavo al parco Città di Bologna e ho sentito una mamma dire alla sua bambina in sedia a rotelle, che piangeva, che non poteva giocare perché non c’erano giochi per lei. Da lì è partito il progetto”

BELLUNO. Com’è nata l’idea di un parco inclusivo a Belluno? Lo racconta Gianfranco Sommavilla, presidente del Circolo ricreativo vigili del fuoco, capofila del progetto: “Due anni fa passavo al parco Città di Bologna e ho sentito una mamma dire alla sua bambina in sedia a rotelle, che piangeva, che non poteva giocare perché non c’erano giochi per lei. Mi sono effettivamente reso conto che non ce n’erano, anzi non c’erano parchi adatti in provincia, se non alcuni giochi a Bribano. Da lì è partito il progetto”.

 

Sono stati dunque un incontro casuale e una forte sensibilità a dare vita a uno dei 6 parchi inclusivi presenti in Italia. “L’Europa può andare fiera dell'inclusione - spiega infatti Matteo Gobbo Trioli, segretario generale di Fondazione Efesto - ma ancora più noi italiani. Abbiamo 6 parchi realmente inclusivi (Rimini, L’Aquila, Pordenone, Bergamo, Schio e tra poco anche Belluno), mentre Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Irlanda e Finlandia ne hanno uno a testa: dobbiamo quindi ringraziare tutti quelli che credono a questa sensibilità. Le nuove generazioni vivono già in un mondo abituato all'inclusività: i bambini, se cresciuti in un buon ambiente, sono avvezzi a giocare con un compagno in sedia a rotelle o con spettro autistico. Perciò una tavola rotonda di approfondimento su questi temi nasce perché siamo noi adulti a dover costruire inclusione”.

 

L’inaugurazione de “L’isola che non c’è” avverrà sabato 17 maggio. Tema del parco è il mondo di Peter Pan, costruito su una mappa (ricreata sulla pavimentazione) ispirata appunto all’isola che non c’è. Si estende su 660 metri quadrati, potrà ospitare 130 bambini e prevede 20 diverse funzioni ludiche: si va dal percorso ninja che simula la vita degli indiani, ai tubi parlanti, all’albero dell'impiccato di Peter Pan, ma anche la roccia del teschio, la laguna delle sirene, le onde, una barchetta cui accedere anche con le sedie a rotelle e un trampolino elastico. Sarà dunque accessibile a tutti i tipi di disabilità: uditiva, visiva, motoria e intellettiva.

 

Oltre, ovviamente, a tutti gli altri bambini, come spiega Barbara Parigi, responsabile progetti di Proludic, ditta che si occupa di giochi per parchi tematici e inclusivi. “In Europa - afferma - siamo stati un po’ i primi e molto si sta facendo anche a livello legislativo in tema di inclusività. L’aspetto più funzionale nella progettazione di questi parchi arriva però soprattutto dal volontariato e dal lavorare quotidianamente con i ragazzi. Ad esempio, ci ispiriamo molto alla filosofia della terapia ricreativa di Dynamo Camp, cioè il gioco come forma di crescita, capace di aumentare competenze motorie, sociali, cognitive e anche l’indipendenza, che non è fare le cose da soli, ma è fare le cose che si vogliono con chi si vuole. I bambini con disabilità sono infatti sempre accompagnati da un caregiver e per loro indipendenza significa poter giocare con gli amici senza bisogno di questo aiuto, cosa che in un parco inclusivo è possibile.

 

Allo stesso tempo, il parco permette ai genitori di rilassarsi e, soprattutto, pensa anche ai grandi invisibili: fratelli e sorelle, che spesso, nonostante le cure dei genitori, sono trasparenti perché il bambino con disabilità raccoglie le attenzioni maggiori. Non è giusto mettere una rete per l’arrampicata perché un bambino in sedia a rotelle non può salirci? Certamente non può, ma dobbiamo permettere agli altri di farlo: il parco forma alla vita e deve far giocare tutti e soprattutto insieme”.

 

Non manca poi l’aspetto psicologico. “L’idea della giostra inclusiva - spiega Gianmarco Panizzo, psicologo dello sport e atleta paralimpico - nasce dalla consapevolezza di una restrizione nella partecipazione. Molti parchi hanno però al loro interno giochi inclusivi, ma posizionati in un angolo: la vera inclusione è allora dare la possibilità a tutti di usare la stessa giostra con modalità diverse. Il gioco è una cosa molto seria perché fine a se stesso, è un atto libero, volontario e con tempi e luoghi riservati: per questo è importante per una città avere un luogo dedicato, un parco dove tutti possono giocare, usare la stessa giostra e divertirsi assieme costruendo legami tra di loro”.

 

E sull’inclusione la città di Belluno sta puntando molto, tanto da aver ottenuto un riconoscimento nella classifica delle città più smart d’Italia. “Il parco sarà un momento di incontro, in cui qualsiasi bambino può interagire con gli altri. Non è quindi solo un’opera fondamentale ma un messaggio culturale. L’idea è partita dal Circolo e dal suo presidente, che ha visto la non-possibilità di alcuni ragazzi nel parco: mi auguro che sia il primo di tanti progetti da realizzare insieme. Così la nostra città sarà più ricca e inclusiva e il messaggio che voglio lasciare è che, partendo da questo parco, dobbiamo garantire la fruibilità per tutti. Non ha più senso fare progettazioni sulle quali bisogna poi intervenire nuovamente per abbattere le barriere, ma soprattutto un professionista non deve applicare la fruibilità solo perché c’è una legge a imporlo: serve la reale percezione del significato dell’accessibilità e del motivo per cui va garantita” commenta il sindaco Oscar De Pellegrin.

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