"Ricordiamo ancora il terrore provato nel bosco quando siamo state sfiorate da una pallottola di un cacciatore", il ricordo e il 'no' netto ai silenziatori per i fucili da caccia
Dopo l'approvazione da parte del consiglio provinciale altoatesino della mozione sull'uso dei silenziatori per i fucili da caccia, e la successiva dura critica della presidente di Enpa Trentina Ivana Sandri, a prendere posizione con una lettera sono due cittadine: "Non abbiamo mai dimenticato il sibilo di quel proiettile che ci aveva mancato di pochi centimetri, ci chiediamo se i cacciatori abbiano il diritto di togliere agli escursionisti la possibilità di godere dei bellissimi boschi del Trentino Alto Adige"

BOLZANO. "Ricordiamo ancora il terrore provato alcuni anni fa quando, durante una tranquilla passeggiata lungo un sentiero a ridosso di un centro abitato, siamo state sfiorate dalla pallottola esplosa da un cacciatore. Ci chiediamo se i cacciatori abbiano il diritto di togliere agli escursionisti la possibilità di godere dei bellissimi boschi del Trentino Alto Adige".
Non si arresta la discussione in merito alla mozione approvata all'unanimità, lo scorso 12 marzo, dal consiglio provinciale di Bolzano relativa alla liberalizzazione dei "silenziatori" per i fucili da caccia e, dopo il commento a il Dolomiti della presidente di Enpa Trentino Ivana Sandri che si era dichiarata "contrarissima" (QUI ARTICOLO), arriva il pensiero di due cittadine che scelgono di prendere posizione con una lettera in cui, partendo da una loro brutta esperienza personale, definiscono la proposta "contro ogni principio di tutela della fauna e contro il diritto alla sicurezza pubblica".
Ma facciamo un passo indietro per spiegare brevemente la vicenda: con la mozione “Rendiamo meno rumorosa la caccia nella nostra provincia”, Andreas Colli (Wir Bürger - Noi Cittadini - Nëus Zitadins) invitava a sollecitare il Parlamento e il Governo ad attivarsi affinché fosse consentito l'uso di silenziatori, da includere come strumenti consentiti per la caccia nella legge provinciale in materia. Questo perché da un lato verrebbe tutelato sia l'udito dei cacciatori che dei cani, dall'altro verrebbe ridotto al minimo il disturbo all'ambiente circostante e alla selvaggina. Lo stesso assessore Luis Walcher (co-firmatario della proposta) si era dichiarato d'accordo, confermando però che seppur manchi la competenza, ci si augura di convincere gli interlocutoria Roma, dal momento che per venire incontro all'invito sarebbe necessaria una modifica alla legge nazionale sulle armi.
Commentando la notizia, le due cittadine spiegano come, dopo aver letto l'intervento della presidente dell'Enpa Sandri, si trovino concordi sul fatto che "tale proposta vada contro ogni principio di tutela della fauna e contro il diritto della sicurezza pubblica".
E poi, a suffragare l'analisi, il racconto di una spiacevole esperienza. "Nel nostro ricordo – scrivono – è sempre vivo il terrore provato alcuni anni fa quando, durante una tranquilla passeggiata lungo un sentiero a ridosso di un centro abitato, siamo state sfiorate dalla pallottola esplosa da un cacciatore. Non abbiamo mai dimenticato il sibilo di quel proiettile che ci aveva mancato per pochi centimetri".
Nel testo le firmatarie si chiedono poi "se sia giusto che l'uso dei silenziatori possa privare la preda di quel minimo diritto alla fuga e alla salvezza, e se i cacciatori abbiano il diritto di togliere agli escursionisti la possibilità di godere dei bellissimi boschi del Trentino Alto Adige". Infatti, viene specificato "chi potrebbe più passeggiare serenamente sapendo che ci si potrebbe trovare nel bel mezzo di una battuta di caccia senza esserne consapevole?".
Infine, le due cittadine lanciano uno sguardo al tema del bracconaggio che risulterebbe tutelato da questa modifica. "Senza contare il pericolo ancora maggiore di incappare nei bracconieri – conclude il testo – resi ancora più baldanzosi e arditi dalla copertura loro garantita dalla falsa tranquillità dell'ambiente che i silenziatori assicurano".














