"E' un far west", l'associazione Altvelox lancia un appello: "Si parla di legalità e di credibilità delle istituzioni. I cittadini così pagano due volte"
L'associazione nazionale di tutela della strada ritorna a scagliarsi contro i dispositivi di rilevamento automatico di velocità e interessa ancora una volta con un appello la presidenza della Repubblica, il Consiglio superiore della magistratura, la Corte di cassazione, il governo, Anac e la Corte dei conti: "Una questione che, per diffusione, impatto e gravità, non può più essere ridotta a mero contenzioso seriale tra cittadini e pubbliche amministrazioni"

CASTELFRANCO VENETO. Una persistente crisi della legalità nell'impiego dei velox unita alla mancata adozione di piani urbani e extraurbani del traffico. L'associazione nazionale di tutela della strada parla di "far west", ritorna a scagliarsi contro i dispositivi di rilevamento automatico di velocità e interessa ancora una volta con un appello la presidenza della Repubblica, il Consiglio superiore della magistratura, la Corte di cassazione, il governo, Anac e la Corte dei conti.
"Una questione che, per diffusione, impatto e gravità, non può più essere ridotta a mero contenzioso seriale tra cittadini e pubbliche amministrazioni - scrive Altvelox - ma investe direttamente il rispetto del principio di legalità, la credibilità dell’azione amministrativa e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni della Repubblica".
Il punto di partenza per l'associazione è articolo 1 del Codice della strada che chiarisce "un principio che nel dibattito pubblico viene troppo spesso dimenticato o capovolto: la sicurezza e la tutela della salute delle persone nella circolazione stradale rientrano tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato, mentre le norme e i provvedimenti attuativi devono ispirarsi ai principi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, perseguendo la riduzione dei costi economici, sociali e ambientali del traffico, il miglioramento della qualità della vita, della fluidità della circolazione e la promozione dell’uso dei velocipedi".
Articolo che affida affida inoltre al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti la definizione del Piano nazionale per la sicurezza stradale, "proprio con l'obiettivo di ridurre numero ed effetti degli incidenti", dice Altvelox. "La sicurezza stradale, nel sistema del Codice, non coincide affatto con la sola repressione automatizzata delle violazioni, ma richiede programmazione, prevenzione, pianificazione e coerenza istituzionale".
Per questa ragione, "continuare a invocare la sicurezza come giustificazione di accertamenti fondati su strumenti contestati o in territori privi dei necessari strumenti pianificatori significa piegare una finalità primaria di legge a una prassi amministrativa che rischia di tradirne il senso. Il tema non riguarda l’utilità dei controlli stradali, che nessuno mette in discussione quando siano legittimi, trasparenti e realmente orientati alla prevenzione".
Il tema riguarda, invece, "l’uso diffuso e persistente di dispositivi di rilevamento automatico in un contesto caratterizzato, in numerosi casi, da rilevanti criticità tecnico-normative, da istruttorie non sempre complete o verificabili, da autorizzazioni che appaiono spesso fondate su presupposti deboli o stereotipati e da una resistenza istituzionale che continua a difendere prassi già seriamente messe in discussione in sede giudiziaria".
La sicurezza stradale, "se vuole essere un obiettivo reale e non una formula di copertura, deve poggiare su dati veri, su piani del traffico, su monitoraggi attendibili, su istruttorie complete e su strumenti conformi alla legge".
In questo quadro altrimenti per l'associazione nazionale di tutela della strada, "il cittadino si trova sistematicamente a pagare due volte. Paga quando, scoraggiato dal costo del contenzioso, decide di versare la sanzione anche a fronte di seri dubbi sulla sua legittimità. Paga quando sceglie di difendersi, affrontando costi, tempi, oneri organizzativi e asimmetrie informative che spesso non vengono compensati neppure quando il ricorso viene accolto. Si determina così una grave distorsione istituzionale: l’amministrazione può perseverare in prassi controverse con rischi contenuti, mentre il privato sopporta in proprio il peso economico e personale dell’accertamento della verità".
La battaglia insomma continua e da giugno 2024 a oggi, l'associazione "nell'attività di tutela civica e tecnico-legale ha presentato a oggi 225 denunce, esposti e segnalazioni, indirizzati alle competenti autorità e 24 Procure italiane, rappresentando fatti, omissioni, carenze istruttorie, profili di possibile rilevanza penale e amministrativa e criticità sistemiche concernenti l’impiego dei dispositivi di rilevamento automatico e gli atti presupposti alla loro utilizzazione".


















