Escluso dalla polizia provinciale perché contrario all’uccisione di animali? La Provincia smentisce. “Alcune regole valgono per tutti"
Dopo l’uscita della notizia di stampa in merito all'interrogazione presentata dall’onorevole Brambilla per l’esclusione di alcuni agenti dai concorsi di Polizia provinciale in quanto obiettori di coscienza sulla disponibilità a sopprimere animali, la Provincia di Belluno interviene in sua difesa spiegando le dinamiche dell’accaduto. “Abbiamo fatto la proposta di assunzione, che non può essere soggetta a riserve o condizioni unilaterali”

BELLUNO. Nessuna esclusione discriminatoria di un agente perché contrario a sopprimere animali: dopo l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla (Nm), presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, la Provincia di Belluno interviene in sua difesa e smentisce i fatti.
“Qualche considerazione in merito agli articoli di stampa apparsi in data odierna - specifica l’ente - e alle dichiarazioni relative alla presunta ‘esclusione discriminatoria’ di un candidato dalla Polizia provinciale per motivi di obiezione di coscienza. Non corrisponde al vero che il candidato sia stato escluso o giudicato non idoneo per le sue convinzioni personali”.
Quali sono i fatti? Solo ieri, Brambilla ha reso noto di aver presentato un’interrogazione al ministro dell’interno per sapere quali iniziative intenda assumere per garantire, anche nei bandi per l’assunzione del personale, il rispetto dei principi costituzionali di imparzialità della pubblica amministrazione e di non discriminazione. L’iniziativa è stata adottata in relazione alla vicenda, riferita dal quotidiano Il manifesto, di due agenti che sarebbero stati esclusi dai concorsi per l’assunzione in sette province, tra cui Belluno, perché i bandi inseriscono come criterio obbligatorio la “disponibilità incondizionata e irrevocabile” a sopprimere animali.
“I due agenti – ha spiegato l’onorevole – sono obiettori e affermano di aver subito mobbing e trasferimenti per aver espresso questa convinzione: contro le Province di Belluno e Rimini hanno avviato una causa civile, contestando, tra l’altro, la violazione dell’art.15 dello Statuto dei lavoratori che proibisce le discriminazioni. Dopo la soppressione del Corpo forestale dello Stato nel 2017, agli agenti della polizia provinciale, ultimo corpo rimasto con competenza faunistica e primariamente vocato alla difesa del patrimonio naturale e al rispetto delle regole venatorie, è sempre più spesso delegato il compito di abbattere animali. Anzi, quest’ultimo sarebbe di fatto diventato il principale impiego del corpo”. Tuttavia Brambilla ribadisce che i bandi per l’assunzione non possono prevedere criteri obbligatori che incidano sulla libertà di pensiero e di coscienza.
La Provincia di Belluno controbatte sottolineando che il candidato in questione ha invece regolarmente sostenuto e superato le prove concorsuali, collocandosi al 7° posto della graduatoria di merito approvata a gennaio 2024. Per questo, la Provincia ha poi inviato la proposta di assunzione a tempo pieno e indeterminato. “Il bando di concorso pubblicato nel luglio 2023 - specifica - indicava in modo esplicito e trasparente, tra i requisiti essenziali di ammissione, l’assenza di impedimenti al porto o all'uso delle armi, il non essere contrari al porto o all’uso delle armi e il non essere obiettori di coscienza nell'ambito delle mansioni richieste”.
Candidandosi, il candidato ha dunque dichiarato sotto la propria responsabilità di possedere tutti i requisiti e accettare incondizionatamente le prescrizioni del bando. “Soltanto nella fase di formale accettazione del posto di lavoro - specifica la Provincia - ha subordinato la propria presa di servizio a condizioni incompatibili con i requisiti concorsuali, pretendendo l'esenzione totale dall'uso delle armi e dalle attività operative connesse alla fauna selvatica. Sul piano giuridico e amministrativo, una proposta di assunzione non può essere soggetta a riserve o condizioni unilaterali: tale condotta si configura a tutti gli effetti come una mancata accettazione o rinuncia dell'offerta di lavoro formulata dall'ente”.
Ente che ribadisce dunque di applicare le regole inderogabili del bando, che valgono per tutti, oltre a ricordare come la Polizia provinciale di Belluno operi “su un territorio montano complesso di oltre 360 mila ettari (pari al 20% dell'intero Veneto) con un organico ridotto di 27 operatori”. Le mansioni previste per legge prevedono come imprescindibili la vigilanza e il contrasto agli illeciti ambientali e al bracconaggio, il pronto intervento 24 ore su 24 per gli incidenti stradali che coinvolgono fauna selvatica e il soccorso/eutanasia di emergenza di animali feriti secondo i protocolli di Ispra e Ulss Dolomiti, nonché l'attuazione dei piani faunistici di contenimento.
“In una struttura così dimensionata, non è organizzativamente né giuridicamente possibile - sono le conclusioni - adibire un singolo agente a mansioni esclusivamente amministrative o ‘disarmate’, poiché ciò pregiudicherebbe la continuità dei turni e la sicurezza del personale e dei cittadini. Si evidenzia, infine, che sulla vicenda si è già pronunciata la Sezione lavoro del Tribunale di Padova, che ha accolto le difese della Provincia dichiarando il difetto di giurisdizione del Giudice ordinario, confermando che ogni questione relativa ai bandi di concorso e all'accesso all'impiego pubblico appartiene alla sede giurisdizionale competente. Nel massimo rispetto per le convinzioni individuali di ciascuno, l'amministrazione pubblica ha il dovere di garantire la legalità concorsuale, la parità di trattamento tra i candidati e la piena operatività dei servizi di tutela ambientale e sicurezza del territorio”.














