Finite le Olimpiadi tornano i problemi: richiude per due mesi la ferrovia Calalzo-Ponte nelle Alpi. Comunità in subbuglio ma è possibile fare altrimenti?
Sul tema, che in passato ha suscitato diverse polemiche, interviene l'associazione Treni Belluno, dalla questione ''periodo dell'anno scelto per le chiusure'' al ''perché non chiudere per qualche anno per sistemare tutto definitivamente'' ecco perché alla fine i cantieri sono il male minore

BELLUNO. Finite le Olimpiadi, tornano le chiusure alla linea ferroviaria. Dal 28 marzo al 7 giugno, infatti, Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha annunciato la sospensione della circolazione ferroviaria sulla Calalzo – Ponte nelle Alpi per un ampio programma di interventi di potenziamento infrastrutturale e tecnologico.
Il tema del trasporto pubblico locale (tpl), centrale per il territorio provinciale, torna quindi a farsi sentire. In particolare, è stata proprio la tratta per il Cadore a suscitare negli scorsi mesi discussioni tra le componenti politiche locali, con il centrosinistra che chiedeva un confronto con Regione Veneto e Rfi sulle chiusure annunciate per sei mesi l’anno almeno fino al 2030, mentre il centrodestra che difende interventi a favore del territorio (qui il punto).
Ora che la circolazione si interrompe nuovamente, a intervenire è l’associazione Treni Belluno. “È un disagio reale - scrive - che colpisce molti. Abbiamo ricevuto tanti commenti e molte domande, le stesse che nel tempo ci siamo posti anche noi. Proviamo quindi a dare qualche risposta, ma con realismo”.
Diverse infatti le questioni sul tavolo. Anzitutto ci si chiede se le interruzioni siano davvero necessarie: secondo Treni Belluno sì. “Su un piatto della bilancia - prosegue infatti - ci sono i disagi per chi utilizza il treno, tutt’altro che trascurabili, e le ricadute negative: cittadini disabituati all’uso del treno e politica bellunese che ha un alibi per non dare ai cittadini un trasporto pubblico su gomma integrato. Sull’altro, ci sono le attività di manutenzione programmate spesso incompatibili con i treni, ma per quanto possa essere frustrante, la bilancia pende dalla parte dei lavori”.
Treni Belluno ricorda infatti che la costruzione della ferrovia del Cadore avvenne tra 1911 e 1913 “col massimo risparmio e con troppa fretta”, tanto che alcune opere furono ricostruite prima dell’inaugurazione e altre richiesero lavori di rifacimento già nei primi anni della grande guerra. Da sempre, insomma, ha bisogno di manutenzione. “L’alternativa - aggiunge - non è tra avere i treni per sei o per dodici mesi l’anno, ma nel medio periodo, tra avere chiusure temporanee oppure la chiusura definitiva e irrimediabile dell’ultima ferrovia rimasta nelle Dolomiti”.
Anche la scelta dei periodi di chiusura è oggetto di discussione, perché in primavera e autunno andrebbe a discapito soprattutto di studenti e lavoratori. Tuttavia Treni Belluno sottolinea che sono i periodi di minore domanda, mentre tenerla aperta in estate è fondamentale sia perché aumentano i viaggiatori sia perché cresce il traffico stradale.
Perché allora non chiudere per qualche anno e togliersi il pensiero una volta per tutte? “È una proposta che torna spesso - risponde l’associazione - e può sembrare una buona idea, ma si tratta della classica toppa peggiore del buco perché non tiene conto di nessuno dei fatti richiamati finora, non considera che servirebbero molti più finanziamenti, non prende atto di quante ditte sono realmente disponibili per i lavori, non valuta incompatibilità tra i vari cantieri e non pensa al degrado degli impianti tecnologici in anni di totale inutilizzo. Inoltre, il rischio più grave è che senza una scadenza chiara e ravvicinata i tempi si allungano all’infinito come accaduto altrove (ad esempio in Friuli Venezia Giulia dove ogni anno dal 2012 dicono che la Sacile – Gemona sarà riattivata l’anno prossimo)”.
In più, conseguenza certo non trascurabile, chiudere per anni significherebbe “far dimenticare ancora di più l’esistenza stessa della linea a tutti: viaggiatori, ferrovieri e politici”.
Le interruzioni sono quindi essenziali per mantenere in vita una linea che, quando aperta, vede circolare quasi venti treni ogni giorno per tutti, residenti e turisti. "L'obiettivo deve essere ridurre la durata delle interruzioni, migliorando al tempo stesso la qualità degli interventi manutentivi. Da parte nostra continueremo a seguire con attenzione i lavori e informarvi con la solita correttezza, perché il futuro della ferrovia del Cadore dipende anche da questo. Senza manutenzione oggi, non ci sarà più alcun servizio domani” conclude.












