La città di Trento festeggia la Liberazione, "Bella ciao" la canta un richiedente asilo
Nel corteo per le vie del centro bandiere rosse e della pace. Andreatta e Rossi hanno deposto le corone nei luoghi simbolo della lotta contro il nazifascismo. Un corista della corale che ha cantato le canzoni partigiane proviene dalla Guinea ed è ospite della Residenza Fersina. Giuseppe Ferrandi ricorda la figura di Gino Lubich, partigiano e giornalista

TRENTO. La conclusione della mattinata 'istituzionale' delle celebrazioni del 25 aprile si è svolta a palazzo Geremia. Nella sala ufficiale, tra un intervento e l'altro delle autorità, si è esibita la corale “Bella Ciao”. Tra i coristi un ragazzo alto, nero, impossibile non notarlo stagliato contro la luce delle finestre che si affacciano su via Belenzani.
E' un richiedente asilo ospite della Residenza Fersina, arriva dalla Guinea, canta con gli altri le canzoni della lotta partigiana: quando le mani battono a ritmo sul ritornello che fa 'oh bella ciao, bella ciao ciao ciao”, le sue mani battono sui palmi di un'altra corista, e sorridono insieme.
Questa immagine racconta il senso di questa Liberazione, spiega le parole dello striscione dei sindacati che uniti hanno sfilato per le vie della città:“Liberiamoci della guerre, liberiamo la pace”. In Guinea c'è stata fino a pochi anni fa una dittatura, seguita da un colpo di stato militare.
Oggi in Guinea la situazione dei diritti civili e umani rimane precaria, le violenze sono all'ordine del giorno, le libertà pressoché inesistenti. Alpha, così si chiama il ragazzo nero che ha cantato stamattina, cerca aiuto nella nostra terra liberata, alla nostra democrazia conquistata, ai diritti che chi ha fatto la Resistenza ha garantito a noi. E oggi anche a lui.

Al corteo che ha attraversato il centro storico erano presenti in tanti, nonostante minacciasse pioggia. Il picchetto d'onore si è fermato davanti a ogni lapide che ricordasse gli anni della lotta al nazifascismo. In via Belenzani e in piazza della Portela per ricordare i Caduti, in piazza Dante per ricordare gli Internati, poi una corona di fiori è stata posta nella Galleria dei Partigiani e in piazza Pasi, la piazza dedicata a Mario Pasi, medaglia d'oro alla Resistenza, torturato e ucciso nel 1945.
Il picchetto d'onore, il silenzio soffiato dalla tromba, il saluto tributato dal grido dei militari ritti sull'attenti e la rappresentanza ufficiale delle autorità civili. Erano presenti il sindaco Alessandro Andreatta, il presidente della Provincia Autonoma Ugo Rossi, il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti, del Consiglio comunale Lucia Coppola, il senatore Franco Panizza, il presidente dell'Anpi Sandro Schmid, il questore, il commissario del Governo.

E tanti altri. Tutti coloro che festeggiano la festa della Liberazione per ricordare coloro che hanno lottato per consegnarci democrazia, diritti, libertà. Tricolori, bandiere rosse, e una bandiera della pace lunga sette metri. I partiti di sinistra, Italo Gilmozzi e Lucia Maestri del Pd, Antonia Romano de L'Altra Trento a sinistra, Renata Attolini e Jacopo Zannini di Sinistra italiana, tra i consiglieri comunali anche Paolo Serra, tra gli assessori anche Andrea Robol. Le associazioni con Arci, Arcigay e Arcilesbica.

In coda al corteo anche gli esponenti del Centro sociale Bruno, la Rete contro i fascismi con uno striscione, davanti gonfaloni e gagliardetti delle formazioni partigiane con la presenza di Mario Cossali, che sarà il prossimo presidente dell'Anpi quando a breve Sandro Schmid lascerà l'incarico, Mara Rossi, Vincenzo Calì. Lo striscione unitario di Cgil, Cisl e Uil con i segretari Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti.

L'accompagnamento musicale, affidato al Corpo musicale Città di Trento, è stato intervallato dai canti spontanei di alcuni manifestanti che intonavano nei momenti di silenzio la canzone simbolo della Resistenza “Bella Ciao”. Il corteo si è poi concluso davanti alla sede del Comune in via Belenzani. Sopra, nella sala di rappresentanza di palazzo Geremia, la mattinata è proseguita con la cerimonia ufficiale. Dopo i saluti di prammatica delle autorità la parola è stata data al direttore del Museo storico Giuseppe Ferrandi.
Ferrandi ha raccontato la storia di Gino Lubich, partigiano trentino, giornalista e dirigente del Pci, fratello di Chiara Lubich fondatrice del Movimento dei focolari. “Un uomo che ha immaginato la futura Italia democratica durante gli anni bui del nazifascismo”. Un uomo che dai nazisti è stato arrestato e torturato, di cui Giacomo Massarotto e Piero Lazzarin hanno scritto un libro per le edizioni Il Margine.
Nel pomeriggio, alle 15, un'altra manifestazione ha percorso Trento. Gli anarchici hanno portato uno striscione con scritto “Razzismo di Stato, razzismo sociale, venti di guerra... C'è bisogno di nuovi partigiani”. Lo slogan era questo: “Il 25 aprile non è una ricorrenza. Ora e sempre, Resistenza”. Ancora nel pomeriggio, al parco ex Michelin nel quartiere Le Albere, l'Arci ha organizzato un evento di musica e riflessioni che si protrarrà fino a notte.













