Quel rapimento si trasformò in poesia
Al teatro di Meano questa sera una proposta di sicuro fascino e impatto grazie ai torinesi dell'Accademia dei Folli che mettono in scena "Hotel Supramonte", nel quale le parole si fondono con la musica dal vivo per rendere omaggio al genio di De Andrè che si espresse anche nei momenti peggiori

TRENTO. Oggi alle 20.45 il Teatro di Meano si presta alla compagnia l'Accademia dei Folli, che porta in scena lo spettacolo Hotel Supramonte, parole e musica, diretto e ideato dalla compagnia torinese e dedicato alla poesia in musica di Fabrizio De Andrè. Una bella scelta quella di Aria Teatro, che gestisce lo spazio di Meano, e che con questa proposta sposa musica e prosa in un connubio di grande suggestione.
L' Accademia dei Folli è una compagnia teatrale di Torino formatasi nel 1997 ed è costituita da diplomati alla Scuola di Teatro del Teatro Stabile, diretta da Luca Ronconi, e anche da alcuni musicisti provenienti dal Conservatorio e dal Centro Jazz di Torino. L'intento fondamentale della compagnia è quello di fondere le diverse esperienze dei suoi componenti per dar vita ad un teatro in cui la musica non sia solo un semplice supporto ma un elemento complementare, proprio come accade nello spettacolo Hotel Supramonte.
Hotel Supramonte fa riferimento alla notte del 27 agosto del 1979 quando il famoso cantautore italiano, Fabrizio De Andrè, venne tenuto per quattro mesi, insieme alla moglie Dori Ghezzi, sotto sequestro dalla malavita organizzata della Sardegna: la cosiddetta “anonima sequestri sarda”.

Il Supramonte è nei dintorni di Orgosolo, ed è stato luogo di numerosi sequestri, quindi il cantautore parla del luogo come di un hotel.
Lo spettacolo non è però solo la storia di quel sequestro; ma è la storia di tutte le storie e di Fabrizio De Andrè, che le ha sapute cantare: è il racconto di una notte d’agosto. Fa freddo e si sente l’odore di terra, di muffa e acqua che cade.
Di una notte che ti prendono e ti mettono un cappuccio in testa e ti portano via, notte di grotte e di streghe, di janas. È la storia di una ragazza così bionda e sottile, così bella che hai paura di vederla volare su una stella. E del suo corpo dolce di fame e di sete. E poi è la storia dei vicoli stretti, delle puttane. Di bocche di fragola e miele, di lucci argentati e di spose bambine con le vene celesti dei polsi. Del pescatore e di Jenny, e di un generale. Sul palco: Giovanna Rossi, voce e chitarre Carlo Roncaglia, contrabbasso, basso elettrico Enrico De Lotto, armonica Paolo Demontis, chitarre Vincenzo Novelli. Testo di Eleonora Sottili e arrangiamenti Enrico De Lotto








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