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L'illustraudio che fa rivivere Pinocchio

Andrea Visibelli lo racconta mentre Davide Panizza lo illustra e gli dà movimento: la proposta per i bambini (di ogni età) è già arrivata alla tredicesima delle 36 puntate come da versione originale. La si può seguire sul Facebook del Teatro di Villazzano e sul sito della produzione di TeatroE. La Fondazione Collodi ha dato il patrocinio ad un'iniziativa divertente, coinvolgente e di sicuro valore didattico. Offerta ma ignorata dalle scuole

Di Carmine Ragozzino - 29 aprile 2020 - 20:00

TRENTO. Il protagonista? Il burattino. Il più umano dei burattini. Legno con l’anima e con la favella che da 1883 in poi s’è conquistato un posto di prima, primissima, fila nella storia di quelle fiabe che fiabe non sono.  Fiabe che sono altro. Che sono metafore  seppure romanzate. Metafore di vita, di crescita, di scoperta, d’esplorazione, di meraviglia, di sogni e di risvegli bruschi.

 

 Pinocchio e i furbi, quelli che se non li incontri fatichi a distinguere tra bene e male. Geppetto? Raddoppia: sono due. I due che si inventano burattinai con tutto l’affetto, il rispetto e la riconoscenza per un Collodi buono ieri, oggi e certamente domani? Un regist/attore ed un illustratore.  Al secolo Andrea Visibelli e Davide Panizza.

 

 Sono il gatto e la volpe: all’incontrario. Quelli della fiaba cercavano di fregare Pinocchio. Loro, Visibelli e Panizza, lo adorano e lo ringraziamo per quanto ha fatto e ancora farà per la formazione dei bambini di ogni età. E come lo ringraziano? Con la creatività di una bella idea che mette al servizio del burattino universale la parola e il tratto, la voce e il disegno.


 È nato così “l’illustraudio”, l’iniziativa che vede impegnati Visibelli e Panizza in uno scambio di professionalità – e soprattutto di passioni – che vuol regalare ai bambini, alle loro famiglie, un Pinocchio da ascoltare e da vedere puntata dopo puntata delle trentasei inventate per TeatroE. Trattasi di una delle sezioni di formazione e produzione di Estroteatro e del Teatro di Villazzano, realtà ad alto tasso di proposta nella quale i due dell’Illustraudio sono parte decisamente attiva.

 

 Visibelli è un attore, insegnante di corsi di teatro, regista e monologante di impronta e simpatia toscana che scrive per sé e per gli altri, ad esempio la filodrammatica di casa. A Villazzano. Panizza cura la grafica del teatro e lavora in proprio su libri illustrati per bambini ma anche per adulti piuttosto famosi: Messner di Lyala, tanto per dire. Su Pinocchio la coppia sta lavorando in tandem – emergenzialmente a distanza – per produrre le video-puntate che da un po’ vengono proposte sulla pagina Facebook del Teatro di Villazzano, sul sito di TeatroE e su quello del Teatro di Nogara che da pochi mesi è in gestione alla banda creativa di Villazzano.

 

 I video già trasmessi, (ma rivedibili alla bisogna per chi li avesse persi) sono già 13. L’opera ne prevede altre 23: collocato sul sito dal lunedì al venerdì alle 16, più alcuni contenuti speciali nel fine settimana.

 

 “Tante puntate quanti sono ii capitoli della versione originale di Pinocchio – spiega Andrea Visibelli – che abbiamo voluto riproporre come Collodi l’ha fatta. Tanto che anche la lingua è una curiosità. È il toscano che per dire bere dice bevere o per dire andrò dice anderò. Magari ostico all’inizio, ma credo di valore aggiunto, stimolante”.

Per stimolare, infatti,  il lavoro di Visibelli e Panizza stimola. Mica poco.


 Le puntate – i capitoli – sono divertenti per le intonazioni, gli accenti, l’andamento di una narrazione che è ovviamente teatrale. Il teatro a Visibelli manca, ma il suo Pinocchio è un po' come se fosse teatro.Con la platea, quella dei bambini, che sta dall'altra parte di uno schermo. Ma di ancor più intrigante e innovativo c’è questo rapporto stretto tra parola e immagine. Un disegno che prende forma e s’adatta, via via,  alla storia raccontata. Un disegno fatto di semplicità e di color può essere anche una divertente sfida per i bambini. Come? Mettendo in pausa il video e provando a copiare il disegno della scena preferita. Questo il consiglio del gatto e della volpe che stavolta sono amici - ma per davvero - del burattino.

 

 “Pinocchio è ritmo – dice ancora Visibelli – ed è da lì che ci siamo entrambi sconfinferlati. Inventandoci un’alternativa al cartone animato che però gli si avvicina nell’accelerare il disegno in fase di montaggio”.

 

 L’idea, la proposta, è piaciuta alla Fondazione nazionale Carlo Collodi, la realtà che vigila (per cinema, teatro, letteratura eccetera) affinché sul burattino non si speculi. La Fondazione Collodi ha dato il suo patrocinio all’illustraudio. Per Visibelli, che viene da un paese a dieci chilometri da Collodi, questo via libera è una medaglia. “Ci siamo avventurati in quest’avventura sulle avventure di Pinocchio per fare la nostra parte, piccola ma sentita, in questo periodo di isolamento e sofferenza.

 

 È un dono che Estro, TeatroE e Villazzano vogliono fare a chi è costretto a casa. Ai bambini e alle loro famiglie. Ad oggi abbiamo circa 300 visualizzazioni ad ogni puntata. Non sono poche. Non costano nulla e non ci guadagniamo nulla se non la soddisfazione”. Che però è una soddisfazione grande. Bella vicenda, dunque. Ma anche vicenda che sarebbe potuta essere ancora più bella se non fosse per un cruccio. “Noi – butta lì più deluso che polemico Visibelli – siamo convinti che questo lavoro abbia un valore didattico. Potrebbe essere utile, così come tanti altri contributi, nella scuola on line cui sono condannati i bambini non senza problemi e patemi per i genitori. Per questo l’abbiamo proposto a tutti i 48 istituti comprensivi, le scuole primarie, del Trentino. E pure al dipartimento dell’istruzione della Provincia. Capisco il momento, capisco tutto. Non erano certo obbligati ad accettare la nostra proposta, ma almeno uno straccio di risposta, un segno di attenzione, potevano darla. Niente. Né sì, né no. Ma si può?”.

 

 Effettivamente non si dovrebbe. Ma va così. Meglio che quelli dell’illustraudio si consolino con una frase dell’inventore di Pinocchio, di Collodi. Nei “Racconti delle Fate” scriveva: “A ogni modo tieni sempre a mente che un benefizio fatto non è mai perduto”.

 

 

 

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