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Un anno di lavoro al vento, Trento Spettacoli rinuncia al bando per il teatro di Villazzano: la Cassa Rurale di Trento predica bene, ma razzola male

Il sodalizio di Daniele Filosi fa un passo indietro davanti alla richiesta di fidejussione da 15 mila euro richiesto dall'istituto di credito: "Non possiamo penalizzare dipendenti, collaboratori e fornitori"

L'interno del nuovo teatro di Villazzano
Di Carmine Ragozzino - 11 April 2017 - 12:03

VILLAZZANO. “Punto di riferimento importante per la città e per le tante realtà che, insieme a noi, lavorano per lo sviluppo economico, sociale e culturale di questo territorio”. Chi si  loda, spesso, si imbroda. Ma chi, lodandosi, bluffa, si imbroda due volte. O forse tre. Quella di cui sopra è una delle tante massime auto promozionali della Cassa Rurale di Trento. Leggendola dopo aver registrato l’amaro sfogo di uno dei più vivaci sodalizi culturali della città – Trento Spettacoli/Teatro Off – cadono le braccia.

 

Sì perché Trento Spettacoli/Teatro Off è una di quelle realtà che la Rurale di Trento ha condannato senza appello. Condanna a che? Ad archiviare l’ambizione di crescere. E, appunto crescendo, anche a contribuire a quello sviluppo culturale del territorio di cui la banca si dichiara paladina.

 

Occhio, la vicenda della quale qui si tratta non presenta 'lati oscuri'. Quel che la Rurale ha deciso è del tutto legittimo. Così come non accusatorio - seppure  istruttivo - è il contenuto del racconto di Daniele Filosi. Lui che di Trento Spettacoli è presidente e che del Teatro Off - l’officina creativa in formato mignon che da oltre un decennio opera in Via Venezia – è instancabile  anima organizzativa.

 

Che è successo? E’ successo che Trento Spettacoli/Teatro Off è stato costretto al ritiro - un ritiro insieme forzato e responsabile - ad un passo da un traguardo per il quale s’era allenato con fatica ed entusiasmo un anno intero. Oddio, per la verità nemmeno un traguardo. In realtà era l’inizio di una competizione: la partecipazione al bando per la gestione quinquennale dell’inaugurando Teatro di Villazzano. Saranno 250 posti, il frutto di ristrutturazione con notevole investimento di un Comune che negli anni ha aperto teatri in ogni circoscrizione senza uno straccio di strategia culturale  ma con una chiara idea di ritorno elettorale.

 

Ebbene, il giorno stesso della scadenza per la presentazione delle 'carte' per la gara di gestione - lunedì scorso -, Trento Spettacoli ha svuotato un sacco zeppo di amarezza, malinconia, condivisibile incomprensione. E rabbia: espressa in tono elegante.

 

Niente bando, un anno di lavoro che non sarà buttato ma che al momento è inutile, per via di una richiesta bancaria che ha annichilito l’associazione di produzione e distribuzione teatrale. La banca dove Trento Spettacoli ha due conti correnti e un rapporto ormai decennale cresciuto nelle reciproche soddisfazioni - la filiale, guarda caso proprio di Villazzano, della Rurale di Trento - ha chiesto 15 mila euro in contanti come caparra a garanzia della messa a disposizione della fidejussione di quasi 34 mila euro che Trento Spettacoli avrebbe dovuto versare al Comune solo nel caso avesse vinto la gara per la gestione.

 

Caparra tecnica: capestro sostanziale. A dire il vero – e a dirla come l’ha spiegata Filosi – il sodalizio ce l’avrebbe anche fatta ad accollarsi l’onere perché i suoi conti – seppur all’opposto della stratosfera – sembra siano sempre tornati. Ma sborsare 15 mila euro solo per partecipare ad una gara che si potrebbe anche perdere significa obbligare chi ha poco a spogliarsi pure di quello.

 

“Trento Spettacoli ha l’orgoglio di agire secondo regola – dice Filosi – e la prima regola è non penalizzare dipendenti, collaboratori e fornitori che con impegno, capacità e passione ci hanno permesso di diventare per esempio l’unica compagnia di teatro di tutta la regione ad essere riconosciuta dal Ministero”. Questo basta all’ego (inteso in senso per una volta positivo poiché trattasi di ego collettivo) di Filosi, di Maura Pettorusso e Stefano Detassis, autori e attori stabili della compagnia, dei tanti che danno ai tanti progetti che hanno dato lustro al piccolo spazio di via Venezia e alle proposte di palco in Trentino ed in Italia.

 

Ma questo, evidentemente, non basta alla banca che predica il bene di una comunità e razzola i territori di una burocrazia che solo chi è nato sotto un cavolo può credere aliena dalla discrezionalità. Ma tant’è. La Cassa Rurale fa quel che gli pare e lo può fare. Nulla – tecnicamente – da obiettare. Ma tutto da obiettare secondo il parametro del buon senso e di un 'venire incontro' che non sembra avere zeri in quantità tale da mandare una banca in default.

 

Si diceva della rabbia. Elegante e contenuta – certo – ma pur sempre rabbia. E’ la rabbia di chi ha tante idee e poche, anzi niente, contropartite da offrire in pegno alla banca. “Non abbiamo proprietà, immobili o famiglie che ci consentano le spalle coperte. Abbiamo solo e soltanto il nostro lavoro”. E per Villazzano Trento Spettacoli aveva lavorato tanto, costruendo un’ipotesi di gestione calcolata al centesimo in uno spirito di ampia e variegata collaborazione assieme ad altre interessanti protagonisti della 'piccola-grande' promozione culturale cittadina.

 

A Villazzano si voleva puntare sulle residenze teatrali per compagnie professionali locali insieme al Centro Santa Chiara. Si voleva fare del nuovo teatro una fucina produttiva per i nuovi spettacoli di Off e di un Andrea Castelli alle prese con l’Iliade.

 

Si voleva puntare da una parte al teatro contemporaneo degli emergenti locali/nazionali e dall’altra all’amatoriale meno banale in una mini stagione costruita assieme al Gad. Per Villazzano, ancora, si optava verso il teatro ragazzi ed il teatro scuola lavorando con Quisquiglie, rodata organizzazione del teatro San Marco. E poi formazione del pubblico (dai bambini ai nonni).

 

E poi inclusione sociale attraverso intriganti progetti di collaborazione con la casa di riposo di Povo, con il Cinformi e i migranti, con altri sodalizi teatrali come Emit Flesti ma anche con associazioni e cooperative. E mica è finita. Villazzano, secondo Trento Spettacoli, si sarebbe dedicato anche alla formazione per chi nelle arti dello spettacolo insegue anche un lavoro: scenografia, illuminotecnica, light design fino alla teatro terapia. Ebbene, di tutto questo resta solo un beffardo condizionale.

 

E a proposito di beffa, stride sapere che tra le cinque aziende che Trento Spettacoli si era assicurata come sponsor della scommessa su Villazzano c’era pure la Cassa Rurale di Trento. Quella che alla luce di ciò che è successo con una mano prometteva un po’ di euro ma con l’altra ha dato un colpo di grazia ad un’ambizione.

 

La storia potrebbe continuare. Ma a che serve? Non c’è scandalo su cui ricamare. C’è, però, un’assurdità su cui riflettere: se la cultura è patrimonio forse occorre valorizzarlo nei fatti e non solo negli slogan vuoti ed ipocriti che escono principalmente dalle bocche dei politici. Pare in dirittura la revisione della legge sulla cultura a firma  dello sbiadito Mellarini.  Forse c’è il tempo di inserirvi la creazione di un fondo di garanzia per le piccole imprese culturali che le metta al riparo dall’impiccagione ad impossibili caparre.

 

Ora in corsa per la gestione del teatro saranno probabilmente in due: Estroteatro e Fondazione Aida. Con il primo – che sta di casa al piano di sopra del teatro mignon di via Venezia – Trento Spettacoli aveva tentato un’azione comune. “Tre incontri, condivisione di progetti e strategie e d’improvviso un no grazie, facciamo da soli da parte di Estroteatro”, spiega ancora un poco scosso Daniele Filosi. Ma l’eleganza è eleganza e dunque “auguri e buon lavoro al vincitore”.

 

Sarà che in teatro si finge anche per mestiere, ma qui l’interpretazione è comprensibilmente forzata. Non c’è finzione, però, quando Filosi, la Pettorruso ed il silenzioso Detassis si dichiarano feriti ma non sconfitti. Andranno avanti. Nel loro 'piccolo' – anche nel senso di spazio – ma continuando a pensare in grande. 

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