Coronavirus, Cerea: ''Il Mes? L'Europa ha paura che venga usato non per finanziare la sanità ma altro, tipo Quota 100''
In Eurogruppo un compromesso per trovare un accordo sulle proposte economiche, un provvedimento nel quale l'Unione mette sul tavolo circa mille miliardi: 500 miliardi subito e altri 500 miliardi attraverso un fondo per la ripresa con strumenti finanziari innovativi. E su quest'ultimo punto l'Italia gioca tutto per far rientrare gli eurobond. Cerea: "L'Italia non arriva da stagioni brillantissime nell'uso di risorse pubbliche"

TRENTO. "E' un quadro che deve essere ancora chiarito, il Mes deve essere implementato e completato, il lavoro non è ancora concluso e nulla è ancora deciso. Ma l'Europa resta la strada principale per uscire da questa crisi nel miglior modo possibile". Così Gianfranco Cerea, professore e già numero uno della facoltà di Economia all'ateneo trentino, sulla partita che si gioca a livello europeo per fronteggiato l'emergenza coronavirus, soprattutto per quanto riguarda il duro colpo inferto all'economia dalla pandemia Covid-19.
Un tema caldo soprattutto per gli affondi sul Mes da più parti, compreso la querelle politica tra governo e opposizioni. Nel parlare alla nazione il premier Giuseppe Conte ha attaccato Matteo Salvini e Giorgia Meloni ("Da loro falsità. Il Mes non è stato istituito da ieri, come falsamente dicono Salvini e Meloni. Questo governo non lavora nelle tenebre") ma ha anche precisato la linea: "Serve un fondo Ue cofinanziato. Servono gli eurobond per un'economia di guerra - ha detto il presidente del Consiglio dei ministri - lotteremo fino alla fine per questo. E' uno strumento inadeguato e non è stato firmato alcun impegno" (Qui articolo).
Questo mentre 48 ore fa è stato raggiunto in Eurogruppo un compromesso per trovare un accordo sulle proposte economiche, un provvedimento nel quale l'Unione mette sul tavolo circa mille miliardi: 500 miliardi subito e altri 500 miliardi attraverso un fondo per la ripresa con strumenti finanziari innovativi. E su quest'ultimo punto l'Italia gioca tutto per far rientrare gli eurobond.
"L'Unione europea è un po' un'anatra zoppa e agisce principalmente lungo due livelli - dice Cerea - una politica monetaria guidata dalla Bce che compra titoli di Stato, immette liquidità e sostiene l'economia: in questo momento il mestiere viene portato avanti. C'è poi la politica finanziaria e qui arrivano i problemi perché manca una regia unica, che viene lasciati ai singoli governi e quindi trovare gli accordi non sempre è facile perché poi bisogna rispondere e spiegare le scelte all'elettorato interno".
Intanto si è chiusa una prima parte del documento dell'Eurogruppo, una linea di credito del Mes è ampia e praticamente incondizionata. Un solo requisito: gli Stati devono impegnarsi a usare le risorse per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata a Covid-19. Una linea di credito disponibile fino a fine emergenza. Poi i governi devono rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità.
"Il Mes è uno strumento che serve per intervenire nei Paesi in difficoltà - aggiunge Cerea - ma il coronavirus ha colpito tutti e quindi si deve raggiungere un compromesso tra le diverse esigenze. E l'Italia in questo senso presenta una problematicità maggiore: il grande debito pubblico e per fare ulteriore debiti servono garanzie. Non è tanto diverso dal volersi comprare un'auto nuova e di grande cilindrata, senza però avere la liquidità e il reddito necessario".
Le proiezioni indicano che il debito italiano è destinato a crescere: +130% a causa della pandemia. "Probabilmente anche di più - prosegue Cerea - un debito destinato a salire in modo importante e contestualmente calano produzione e reddito, quindi la forbice si allarga in due direzioni".
La situazione economica è davvero difficile, ma tutti i Paesi sono chiaramente colpiti da questa emergenza, quindi si deve trovare una quadra in grado di soddisfare tutti. "In questa linea di credito del Mes non ci sono condizioni - evidenzia Cerea - ma deve sostenere la spesa sanitaria e attività collaterali. Alcuni partner europei pensano possano essere usati per coprire Quota 100 e quindi ecco spiegati i paletti. Certo, l'Italia non arriva da stagioni brillantissime nell'uso di risorse pubbliche: tagli alla sanità e intanto implementazione di Quota 100 oppure un sistema previdenziale che pesa ogni anno per 110 miliardi e l'età pensionabile a 65 anni, anziché 60 anni come negli altri Stati. Storture che possono preoccupare chi garantisce il ricorso a questo strumento".
L'altra partita, che interessa maggiormente l'Italia, è quella degli eurobond. "L'idea è stata accettata sul modello francese dei Recovery bond. Ma gli Stati sono chiamati a trovare un accordo e non sarà semplice". Un'Europa un po' lenta, spesso Roma ha dovuto battere i pugni, ma poi qualcosa si è mosso: la Commissione europea, per esempio, ha sospeso il Patto di Stabilità, permettendo di sforare il debito e trovare nuove risorse, e la Banca centrale europea ha dato il via libera al Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp), che prevede l'acquisto di titoli di Stato per 750 miliardi di euro.
"Il problema dell'Unione europea è che ci sono due teste - conclude Cerea - il parlamento e la commissione che decidono e fin qui tutto procede bene. Poi c'è il Consiglio europeo che raggruppa i capi di Stato e serve un'approvazione finale, se c'è un veto salta tutto e diventa difficile manovrare. Servirebbe un'Europa più europea e meno suscettibile alle volontà delle singole Nazioni. E' sempre più necessario superare gli egoismi nazionali per avviare un processo decisionale comune. E' un percorso non banale, il federalismo è complicato: gli Stati Uniti hanno combattuto una guerra civile dopo 70 anni di storia, il governo è unico e ancora ci sono problemi. Ma l'Unione è l'unica strada, da soli non si può competere: si verrebbe schiacciati dai grandi player internazionali".












