Coronavirus, i sindacati sul ''Cura Italia'' del Governo: ''Una boccata d'ossigeno: ora la Pat faccia la sua parte. Ci sono 60 milioni per ammortizzatori sociali''
Per i sindacati è fondamentale integrare le misure statali affinché in questa fase così complessa nessuno lavoratore sia abbandonato a se stesso. Gli interventi, anche se limitati nel tempo, sono considerati positivi per il mese di marzo e potrà essere rifinanziato con un nuovo decreto in aprile se fosse necessario

TRENTO. "Le risorse statali sono stimate in 46 milioni e potenziano anche il Fondo di solidarietà del Trentino. Il decreto interviene poi su congedi e sostegni al reddito di stagionali e partite Iva. Ora la Provincia faccia la propria parte". Così Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) dopo che il governo ha varato il decreto "Cura Italia" che contiene le misure per rispondere alla crisi sanitaria, economica e sociale provocata dall'emergenza coronavirus.
Un provvedimento da Roma atteso anche dai sindacati trentini dopo le prime manovre contenute nel ddl trentino (Qui articolo). Il premier Giuseppe Conte ha parlato di un vero e proprio "modello italiano" per la strategia di contrasto all'epidemia ma anche per la politica economica nei confronti dell'emergenza (Qui articolo).
Ci sono fino a 60 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali. "A tanto - proseguono i tre segretari - potrebbero ammontare le risorse complessive disponibili per assicurare il reddito dei lavoratori delle piccole imprese trentine colpite dall’emergenza sanitaria legata al contagio da coronavirus. Le risorse sbloccate dal decreto permettono al Fondo di solidarietà di poter contare su nuovi stanziamenti statali stimabili in massimo 46 milioni di euro, ai quali si aggiungono i 14 milioni già in bilancio".
Il Fondo oggi tutela 54 mila lavoratori e 8.700 datori trentini e potrà erogare integrazioni salariali ai dipendenti sospesi da imprese del commercio, del turismo, degli impianti a fune, della ristorazione, del terzo settore e dei servizi in generale, ma anche dell’agricoltura, che hanno chiuso o ridotto l’attività per la diffusione di Covid-19.
"E' davvero una buona notizia - dichiarano Grosselli, Bezzi e Alotti - una boccata d’ossigeno per decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori e di migliaia di aziende trentine in questa difficile fase economica. E proprio perché l’emergenza sanitaria sta portando con sé una crisi economica era importante agire subito".
Il Fondo di solidarietà può quindi erogare le prestazioni previste dal nuovo decreto: 9 settimane di integrazione salariale pari all’80% della retribuzione con un tetto massimo di 1.130 euro mensili in caso di sospensione totale dell’attività. Il decreto semplifica le procedure e consente lo spostamento in avanti dei termini delle domande senza oneri per le imprese.
Per Cgil, Cisl e Uil sono positivi, anche se limitati nel tempo, gli interventi a favore degli stagionali del turismo e dell’agricoltura che non saranno riassunti, delle partite Iva, dei collaboratori e dei professionisti che potranno ricevere un sostegno al reddito di 600 euro per il mese di marzo, che potrà essere rifinanziato con un nuovo decreto in aprile se fosse necessario.
“Sul fronte lavoro abbiamo chiesto alla Giunta provinciale - ricordano i segretari generali delle confederazioni trentine - di fare la propria parte. Ci aspettiamo che vengano stanziate nuove risorse per il bilancio di Agenzia del lavoro, a partire dall’approvazione del disegno di legge sull’emergenza che approderà in consiglio provinciale giovedì prossimo".
Per i sindacati è fondamentale integrare le misure statali affinché in questa fase così complessa nessuno lavoratore sia abbandonato a se stesso. "L’altro capitolo deve essere quello dell’accesso al credito delle imprese - concludono Grosselli, Bezzi e Alotti -. I mercati finanziari sono in fibrillazione come dimostrano i tonfi delle borse. Bisogna garantire la solidità del nostro sistema creditizio locale e favorire la liquidità delle nostre imprese".












