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Pubblico impiego, scontro Pat-sindacati, le parti sociali: ''Depositato il ricorso al giudice del lavoro. Pronto quello al Tar''

Dopo le manifestazioni di piazza, adesso la contesa si sposta nelle Aule del palazzo di giustizia. Il primo appuntamento è per martedì 21 luglio per il ricorso presentato al Giudice del lavoro sulla mancata concertazione dell’orario. E’ inoltre in fase di deposito il ricorso al Tar sulla delibera di Giunta provinciale

Di Luca Andreazza - 14 luglio 2020 - 19:53

TRENTO. E' sempre scontro tra le organizzazioni sindacali e la Provincia sui provvedimenti che disciplinano il personale del pubblico impiego in questa fase dell'emergenza Covid-19. Dopo le manifestazioni di piazza, adesso la contesa si sposta nelle Aule del palazzo di giustizia. Il primo appuntamento è per martedì 21 luglio per il ricorso presentato al Giudice del lavoro sulla mancata concertazione dell’orario. E’ inoltre in fase di deposito il ricorso al Tar sulla delibera di Giunta provinciale.

 

"Nel frattempo - commenta Marcella Tomasi (segretaria Uil Fpl), Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Maurizio Valentinotti (Fenalt) - ci è stata inviata l’ennesima bozza di circolare che ripristina l’accesso agli uffici provinciali, con aperture al pubblico tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle ore 12.45, ma la reperibilità telefonica dal lunedì al venerdì per tutti gli utenti dalle 8 alle 18. Inoltre si prevede per alcune strutture provinciali con funzioni dirette ad erogare servizi strategici all’utenza apertura, in modalità presenza o smart working, i sabato mattina dalle 8 alle 12".

 

Un modus operandi che però è finito nel mirino. I sindacati sono scesi in piazza Dante per lamentare l'assenza di condivisione (Qui articolo) e coinvolgimento (Qui articolo), senza dimenticare poi lo scontro proprio tra Spinelli e Diaspro (Qui articolo) a seguito dell'ultimo confronto tra Provincia e parti sociali.

 

"Queste ulteriori disposizioni - proseguono le parti sociali - sono in netto contrasto con le richieste sindacali e proseguono sulla scia delle circolari precedenti: abbiamo richiesto immediata convocazione per la concertazione sul punto, visto che investe in ogni caso il tema degli orari di lavoro e organizzazione degli uffici".

 

Le parti sociali chiedono di poter dialogare per affrontare quelle scelte ritenute indispensabili per avviare e sostenere i processi di innovazione e mantenere la qualità della pubblica amministrazione trentina ai vertici a livello nazionale.

 

"Sulla questione organizzativa e applicativa delle ultime disposizioni - evidenziano Tomasi, Diaspro, Pallanch e Valentinotti - registriamo una convocazione per giovedì 16 luglio del direttore generale e del dirigente generale del Dipartimento: non comprendiamo il senso di questa convocazione, visto che il nostro vero interlocutore Fugatti continua restare assente e silente. La posizione di forte contrasto con i dipendenti proviene direttamente dalla Giunta provinciale: auspichiamo che presidente e assessori abbiano conferito apposito mandato per questo incontro per condividere le soluzioni con il sindacato".

 

Sono tante le partite ancora aperte rimaste in sospeso in questi mesi. "Siamo sicuramente sempre disponibili a tornare a discutere al tavolo contrattuale e con senso di responsabilità - dicono i sindacati - ma è del tutto evidente che in questa fase la giunta ha sferrato un attacco senza precedenti a diritti fondamentali di lavoratrici e lavoratori e provinciali tra rinnovo del contratto, orario di lavoro e conciliazione dei tempi. In questo modo vengono minate le prerogative sindacali escludendo le rappresentanze dei lavoratori dalla fase riorganizzativa".

 

Le parti sociali sono poi reduci dall'audizione in prima commissione per discutere dell'assestamento di bilancio, una manovra che è stata bocciata (Qui articolo). "Muove circa 500 milioni di euro, ma non sono pervenute notizie sul ripristino delle risorse contrattuali, che rimangono un ricordo. I dipendenti provinciali contrapposti ad altri interessi, mero ostaggio del consenso politico", concludono Tomasi, Diaspro, Pallanch e Valentinotti.

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