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Pubblico impiego, marcia indietro della Pat, i sindacati: ''Dimostra l'approssimazione di Fugatti e compagnia. Ma la nuova proposta è un salto indietro di 14 anni''

Nel mirino in particolare il modus operandi della Provincia, le parti sociali hanno presentato un ricorso al giudice del lavoro e sono pronti a presentare un documento anche al Tar di Trento. Rimodulati gli orari ma le parti sociali insistono sulla necessità di un confronto: "Paradosso della sperimentazione, copre agosto e settembre: riteniamo che i trentini avranno di meglio da fare in agosto che accedere agli uffici pubblici provinciali"

Di L.A. - 17 luglio 2020 - 11:26

TRENTO. Retromarcia della Provincia per quanto riguarda gli orari di lavoro del pubblico impiego, piazza Dante ha convocato i sindacati per approfondire la nuova circolare. "Evidentemente l'iniziativa di piazza e quella giudiziaria hanno sortito un primo effetto. Questo ovviamente non basta, visto che comunque non siamo soddisfatti", commentano Marcella Tomasi (segretaria Uil Fpl), Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Maurizio Valentinotti (Fenalt) che aggiungono: "Martedì saremo davanti al giudice del lavoro ma intanto questo avvenimento è buono per dimostrare la velleità e l’approssimazione delle azioni di Fugatti e compagnia".

 

Nel mirino in particolare il modus operandi della Provincia, le parti sociali hanno presentato un ricorso al giudice del lavoro e sono pronti a presentare un documento anche al Tar di Trento (Qui articolo). I sindacati sono scesi in piazza Dante per lamentare l'assenza di condivisione (Qui articolo) e coinvolgimento (Qui articolo), senza dimenticare poi lo scontro proprio tra Spinelli e Diaspro (Qui articolo) a seguito di un confronto istituzionale.

 

"Una decisione presa senza ponderazione - evidenziano Cgil, Cisl, Uil e Fenalt - senza confronto e per puro spirito di contrapposizione tra lavoratori. Abbiamo subito notato il paradosso della partenza della sperimentazione, che coprirà un’arco temporale dei 2 mesi agosto e settembre, perché riteniamo che i trentini avranno di meglio da fare in agosto che accedere agli uffici pubblici provinciali".

 

La circolare è la numero 7 e la premessa fatta dai dirigenti generali presenti è la solita: il cittadino deve trovare sempre qualcuno che "risponda". "Per fare questo - aggiungono Tomasi, Diaspro, Pallanch e Valentinotti - chiarito che il precedente provvedimento evidentemente non giovava a nessuno, la nuova direttiva prevede di fatto una reperibilità 8–18: ben diverso dallo spezzatino creato prima, con giornate svolte in parte in presenza e in parte da remoto".

 

La Provincia promette di attuare un intervento tecnologico per strutturare il contatto con i cittadini e sono state individuate alcune strutture che, per prime, sono chiamate a seguire queste direttive: Apiae, Motorizzazione, Uffici informativi sul territorio, Agenzia del lavoro - Centri per l’impiego, Catasto e Tavolare. Punta a iniziare dal 27 luglio e i dirigenti dovranno organizzare il servizio garantendo la copertura 8–18, stabilendo se in presenza o in smart working e individuando chi coprirà le varie fasce.

 

La proposta è quella di passare dalle 4,5 alle 5 giornate lavorative; cambia dunque l’orario teorico giornaliero: da 7 ore e 45 a 7 ore e 12. "Si torna a prima del 2006: un salto indietro di 14 anni. Per le giornate in smart working - dicono i sindacati - rimane l’obbligo della prestazione nelle fasce 10-12 e 14-15; per il buono pasto si torna alle regole ordinarie previste dal contratto, inserendo forme di flessibilità nelle strutture dove sarà necessario. Sul lavoro a distanza, la Provincia ha annunciato che in autunno sarà in grado di fare una valutazione di implementazione, a regime, con regole nuove. Per dirigenti e direttori invece si introduce l’obbligo della prestazione in presenza, mentre lo smart working potrà essere utilizzato solo per il completamento dell’orario".

 

I sindacati hanno evitato di esprimere opinioni in quanto attendono di conoscere l’imminente parere del giudice del lavoro. "Ribadiamo che si poteva e si doveva operare in altro modo: col confronto, che è stato sistematicamente rifiutato. I dipendenti – spiegano - non temono una maggiore presenza, temono il caos che si è generato e le enormi difficoltà di conciliazione. Ci è stato provocatoriamente risposto che i supermercati sono aperti anche la domenica: questo è il livello raggiunto dai nostri interlocutori", concludono Tomasi, Diaspro, Pallanch e Valentinotti.

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