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Dolomiti Energia - Agsm, salta l'accordo tra Trento e Verona. Rossi: "Posizioni troppo distanti"

Sfumato l'accordo tra le due multiservizi dell'energia. Il presidente della Provincia: "Verona voleva entrare a livello quasi paritario ma i rapporti di forza sono molto diversi. Non ci sarebbe più stata la logica di controllo trentino". Alotti (Uil): "Adesso si guardi ad Alperia"   

Di Luca Pianesi - 01 novembre 2016 - 17:12

VERONA. Questo matrimonio non s'ha da fare: Dolomiti Energia resta a Trento e Agsm a Verona. "Troppo ampio il divario - ci spiega il presidente della provincia Ugo Rossi -. Non era pensabile che una società tanto più piccola come Agsm entrasse a livello quasi paritario con una più grande come Dolomiti Energia". Ognuno per sé quindi e addio al progetto di fusione delle due multiservizi dell'energia partito a fine giugno con un memorandum d’intesa firmato dai consigli d'amministrazione delle due società. Nel memorandum era stata fissata al 31 ottobre la deadline per completare il percorso di analisi e di studio per vedere se davvero le cose sarebbero potute andare in porto.

 

"E nel memorandum erano stati fissati anche dei primi assetti di forza tra le due società - prosegue il presidente della Provincia - non c'erano i numeri e le quote di partecipazione, ma l'idea era quella che Verona diventasse uno dei partner di Dolomiti Energia. La proposta che c'è stata fatta di creare una struttura unica con rapporti di forza quasi paritari c'è sembrata irricevibile. Si rischiava di perdere il controllo trentino e ciò è impensabile viste anche le dimensioni diverse delle due società". E infatti, se è vero, che i due gruppi, insieme, avrebbero potuto davvero andare ad incidere nel mondo dell'energia nazionale (diventando uno dei gruppi più grossi con un fatturato di oltre 2 miliardi di euro e circa 3000 dipendenti) i rapporti di forza risultavano sbilanciati a favore di Dolomiti Energia che nel 2015 segnava un fatturato di 1,3 miliardi di euro contro quello di Agsm di 800 milioni di euro.

 

Nelle scorse settimane sul nostro quotidiano avevamo ospitato le prese di posizione del sindaco di Verona Tosi (il Comune controlla il 100% della società lì) che si era dimostrato molto favorevole alla fusione "per diventare, insieme, un colosso capace di aggredire il mercato". Come molto disponibile si era detto l'assessore della Provincia di Trento all'energia Mauro Gilmozzi "il nostro progetto - ci aveva detto - da sempre, è stato quello di lanciare Dolomiti Energia nel mercato valutando anche la possibilità di rinunciare all'in house". Tutti d'accordo allora? Non proprio. Alla fine a prevalere sono state le logiche di equilibrio, o meglio a non prevalere: nessuna delle due aziende e delle due gestioni si è dimostrata disponibile a fare da comprimaria all'altra. Dolomiti Energia, da parte sua, pare abbia anche offerto la carica di vicepresidente di Findolomiti (la finanziaria che controlla il 47% di Dolomiti Energia Spa i cui soci paritetici al 33,3% sono i Comuni di Trento, Rovereto e la Provincia con Tecnofin) ai veronesi. Proprio in Findolomiti, infatti, sarebbe dovuta confluire Agsm con una partecipazione non superiore al 30%. Ma ai dirigenti veronesi l'ipotesi non è piaciuta. Loro infatti chiedevano almeno il 40% e altri tipi di cariche.

 

L'accordo, quindi, è saltato. "E per noi i giochi, al momento sono chiusi - completa Rossi - anche se so che Dolomiti Energia, giustamente, ha lasciato aperto uno spiraglio nella speranza che Verona decida di fare un passo indietro. Adesso come Provincia penso si debba riprendere in mano il progetto di avvicinamento con le altre società multiservizi trentine più piccole: quelle di Pergine, Riva e del Primiero. Insieme possiamo fare massa critica e in prospettiva la quotazione in borsa potrebbe non essere così lontano, anche senza Verona". 

 

"Rossi guardi a Nord, ad Alperia - commenta invece Walter Alotti segretario della Uil del Trentino - non solo per cappelli piumati e cinturoni tirolesi ma anche per le strategie concrete dell'economia trentina. E si metta di buzzo buono a fare i compiti in casa, provvedendo alle fusioni delle piccole/medie società di produzione idroelettriche locali, azione che la Uil predica da anni. Ancora, non si pensi troppo ai peraltro legittimi interessi e ai dividendi degli azionisti pubblici e privati, ma piuttosto agli investimenti, a fare sistema e a ridurre il costo industriale per le aziende energivore e per le famiglie residenti in Trentino".

 

E proprio Alperia, sempre dalle pagine del Dolomiti, si era detta "spettatrice interessata" della trattativa Trento - Verona. "Alperia ancora deve completare le procedure di fusione interne tra Sel Aew cominciate a gennaio 2016 - conclude Rossi - ma noi restiamo aperti ad ogni possibile scenario. L'interesse comune è quello di crescere, di rafforzare il tessuto energetico mantenendo però, il controllo locale. Diciamo che al momento si chiude la possibilità di andare ad aggredire il mercato nazionale ma possiamo pensare a rafforzarci in casa in attesa di opportunità future".

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