Covid, Alto Adige verso la zona gialla: ''Andamento simile a Austria e Germania''. Gli artigiani: ''Non possiamo permetterci altri stop. E' il tempo della responsabilità''
L'accelerazione nella diffusione dei contagi e il relativo rischio di passare in zona gialla preoccupano il mondo dell’artigianato e Cna Shv Alto Adige si affianca all’appello lanciato dal presidente Arno Kompatscher. Il presidente di Cna Shv, Claudio Corrarati: "Sul mercato rimarrebbero le imprese che provengono da territori con meno contagi. Le risorse ormai sono agli sgoccioli"

BOLZANO. "Siamo ad un bivio, serve responsabilità da parte di tutti, imprese e cittadini". Queste le parole di Claudio Corrarati, presidente regionale di Cna Shv Alto Adige. "Chiudere o ridurre la propria attività vorrebbe dire per la nostre imprese perdere competitività".
La situazione è complicatissima in Alto Adige con una fortissima recrudescenza dell'epidemia. I tassi di ospedalizzazioni sono ormai prossimi a superare le soglie d'allerta e l'inserimento in zona gialla, con le relative limitazioni, appare vicinissimo. In questo contesto c'è stato un intervento della Provincia di Bolzano per chiedere un maggiore rispetto delle regole e soprattutto un'adesione alla campagna vaccinale.
"Un tasso di vaccinati inferiore del 10% rispetto alla media nazionale, con oltre 100 mila persone oltre i 12 anni che non si sono ancora vaccinate - ha detto Kompatscher e una certa indisciplina nell’osservare le norme relative al distanziamento, all’igiene e all’utilizzo delle mascherine" (Qui articolo).
Alle porte di una stagione invernale attesissima dopo il blackout dell'anno scorso e del periodo natalizio, c'è molta preoccupazione in Alto Adige per la crescita della curva (Qui articolo). Negli scorsi giorni il presidente Arno Kompatscher ha chiesto di ricorrere al modello austriaco con un lockdown per i no vax (Qui articolo). Anche le altre Regioni sembrano appoggiare questa ipotesi per frenare il contagio (Qui articolo).
L’accelerazione nella diffusione dei contagi e il relativo rischio di passare in zona gialla preoccupano il mondo dell’artigianato e Cna Shv Alto Adige si affianca all’appello lanciato dal presidente Arno Kompatscher. "Sul mercato - evidenzia Corrarati - rimarrebbero le imprese che provengono da territori con meno contagi. Chiudere significherebbe avere problemi con il sistema bancario. Questa volta accedere a eventuali ristori sarebbe sicuramente più difficile. Le risorse ormai sono agli sgoccioli".
E' necessario progredire, rapidamente nelle somministrazioni di vaccini. "All’inizio della pandemia, per quanto concerne in numero di infezioni, l’Italia era nell’occhio del ciclone. Ora, però, è nei paesi limitrofi che i contagi sono alle stelle. La popolazione nel resto d’Italia è stata vaccinata su larga scala e quindi la situazione dei contagi, ad eccezione di alcune regioni, è relativamente buona”. Le cose vanno diversamente però in Austria e Germania. Infatti, entrambi questi Paesi hanno percentuali di vaccinati più basse e stanno cercando disperatamente di contenere il dilagare delle nuove infezioni.
Purtroppo, però, il numero di vaccinazioni in Alto Adige è più in linea con le nazioni di lingua tedesca: "Anche qui, ci sono ancora molte persone non immunizzate e si sa che la protezione vaccinale dopo 6 mesi sta lentamente decrescendo", dice Widmann mentre il direttore generale Florian Zerzer avverte: “Questo non traspare unicamente dal numero di nuove persone infette, ma anche dai ricoveri ospedalieri. Il pericolo di diventare zona gialla, poi arancione o addirittura rossa è di nuovo molto vicino, con tutte le conseguenze spiacevoli del caso”.
Da qui la decisione di aprire da mezzogiorno di giovedì 18 novembre alla possibilità di vaccinarsi a tutte le fasce di età. L’unico requisito è che siano trascorsi sei mesi dalla chiusura del ciclo vaccinale. Si cercano di evitare nuove restrizioni. "Chiudere questa volta significherebbe fare ancora più fatica a rialzarsi. Significherebbe non poter mettere a disposizione dei cittadini i nostri servizi e le nostre prestazioni. Chiudere significherebbe spegnere le luci delle nostre imprese e, di conseguenza, delle nostre città, in un periodo dell’anno, quello pre-natalizio, da sempre cruciale per l’economia. Questo è tutto ciò che non vogliamo. Ci uniamo all’appello a cittadini e imprese e del presidente Kompatscher: in questo momento più che mai serve responsabilità, insieme per non chiudere”, conclude Corrarati.












