Fatturato a gonfie vele per il Gruppo Mezzacorona. Un utile netto che supera i 3 milioni. Numeri in crescita anche se non ancora ai livelli pre Covid
Il vino trentino piace e movimenta un giro d’affari decisamente colossale: ben oltre il mezzo miliardo di euro ogni anno, se la cifra si basa solo sui bilanci dei 3 gruppi enologici Cavit-Mezzacorona-Lunelli. Con la cooperazione vitivinicola che dimostra ancora una volta sua potenza commerciale. Fiducia in vista delle festività natalizie e di Capodanno

TRENTO. I brindisi spumeggianti di Fine Anno sono alle porte, mentre le cantine presentano bilanci altrettanto vivaci. Il segno "più" che campeggia su ogni slide proiettate dalle varie aziende a un manipolo di giornalisti tra apoteosi di cifre da capogiro e stime di consumi altrettanto stellari.
I numeri comunque non tradiscono le analisi del mercato. Il vino trentino piace e movimenta un giro d’affari decisamente colossale: ben oltre il mezzo miliardo di euro ogni anno, se la cifra si basa solo sui bilanci dei 3 gruppi enologici in riva all’Adige, vale a dire il ben distinto - e competitivo - trio Cavit-Mezzacorona-Lunelli. Con la cooperazione vitivinicola che dimostra ancora una volta sua prorompente potenza commerciale: oltre 270 milioni la Cavit, quasi 200 il Gruppo Mezzacorona.
L’ultima conferma arriva proprio dal campo rotaliano, nella consueta conferenza stampa di metà dicembre allestita in una location enologica tra le più fascinose del Buon Paese, scenografiche cataste di bottiglie (vuote) per lo spumante, schiera di piccole botti, le luci a rilanciare ulteriormente il fascino (pure un giusto mistero) che comunque aleggia sul dove e come nasce il vino. I dati, essenziali, sono decisamente d’impatto: 197 milioni di euro il fatturato (200 se il dollaro non avesse "sobbalzato") con l’utile netto che supera i 3 milioni e 200 mila, incremento assolutamente coinvolgente, per un +32,5%.
Numeri che premiano mirate strategie commerciali di un vero e proprio colosso enoico, un gruppo che riesce a liquidare quasi 68 milioni di euro alla schiera dei suoi soci conferenti, viticoltori che per Mezzacorona curano filari di viti (pure frutteti di mela Valentina) sia tra le Dolomiti che nella lontana Sicilia. Fatturato record, ottenuto nonostante - o forse "anche" - per la questione pandemica. I consumi di vino che crollano nei bar e ristoranti, mentre le misure per contrastare la virulenza pandemica incentivano - eccome, lo fanno - le bevute tra le sicure mura domestiche.
Le volano le vendite nella Gdo - la grande distribuzione in supermarket - e quelle in rete, internet che stimola ad acquistare online, per avere vini davvero a portata di mano, indipendentemente dalla distanza dalle zone di produzione. L’export è prorompente, con oltre l’80% delle vendite in ben 65 Paesi. Proponendo una gamma di vini per ogni fascia di consumo.
Dalle versioni più esclusive di TrentoDoc - il loro Flavio è da anni ai vertici delle classifiche redatte dalla critica enologica nazionale - alla variegata gamma dei vini Trentino Doc (chardonnay e pinot grigio, in primis) o l’altrettanto identitario Teroldego Rotaliano. Vini "nostrani" che guardano al globale. Coinvolgendo nella proposta anche altre aziende enologiche lontane dal Trentino legate a strategie commerciali "controllate" da Mezzacorona, vini come i simboli della Valpolicella, della Toscana, pure Piemonte e Puglia, lasciando grande spolvero a Feudo Arancio in Sicilia.
Il Gruppo Mezzacorona è da anni ai vertici nella classifica delle cantine che si cimentano nelle promozioni social. Il sito aziendale è stato più volte premiato per la sua dinamicità. E il riscontro nelle vendite è stato altrettanto entusiasmante. Traguardi che stimolano a nuove sfide. Potenziare le operazioni di una viticoltura ancora più eno-sostenibile, applicando un sistema per la produzione integrata, per sviluppare politiche di sostenibilità ambientale, sociale, economica e altrettanto culturale.
Educando al consumo responsabile, per valorizzare l’identità dei vini. Ma questo non è un tema che riguarda solo Mezzacorona. Il Trentino enologico s’appresta a festeggiare il 50esimo della Doc, tra analisi e progetti per una "revisione" delle denominazioni stesse. Indipendentemente dai dati dei bilanci che le varie cantine sociali espongono con orgoglio ed esultanza.
Ecco qualche sporadico dato sul prezzo delle uve al quintale liquidato ai soci. Quasi tutte le sociali aumentano di una quindicina di euro, con il record di Roverè della Luna che balza da 135 a 155 al quintale. Cifre sempre col segno più, anche ‘nascondono’ certe contrapposizioni tra quanti "coltivano solo uva" e quanti la curano, la vendemmiano e la pigiano come vignaioli veraci.
Uno scontro che non sembra cessare, nonostante i bilanci milionari delle aziende che davvero possono incidere autorevolmente sul fascino e il blasone del vino trentino. Dinamiche colturali diverse, per altrettante visioni e progetti di vitivinicoltura dolomitica. Una situazione che quanto prima dovrà essere affrontata davvero a tutto campo. Nel frattempo il mondo del vino trentino si consola con le stime riguardo i botti tra 2021/2022.
Secondo l’Osservatorio economico riservato ai "vini vivaci", gli italiani, a fine 2021, avranno speso tra il 14% ed il 17% in più sul 2020, per consumi domestici e regali, mentre il fuori casa crescerà più o meno del 10%. Valori in crescita, dunque, anche se non si arriverà ancora ai livelli del 2019, ultimo anno pre Covid.
Per il brindisi delle festività di Fine Anno, ancora una volta, verranno privilegiate le produzioni italiane (da mondo del Prosecco al TrentoDoc, dal Franciacorta all’Asti, dall’Alta Langa all’Oltrepò). “C’è voglia di uscire - ribadiscono gli esperti dell’Osservatorio curato da Giampietro Comolli - ma anche di ritornare a festeggiare in casa con amici e parenti. Le prenotazioni fuoricasa sono state in forte rilancio fino a fine novembre, ma, tra super Green pass e Regioni di nuovo in giallo, tra gli operatori cresce la tensione per disdette dietro l’angolo. Le conferme arrivano solo all’ultimo momento. Insomma c’è voglia di spendere per Natale e Capodanno ma incertezze sul breve e medio termine”. Per i botti sono pronte allo stappo quasi 70 milioni di bottiglie di bollicine italiane, mentre si prevede un drastico calo per lo champagne, appena 2 milioni di bottiglie, il 27% in meno rispetto ai prosit del 2019.












