Caro energia su bar e ristoranti, rischio chiusura per almeno il 10% delle attività. Peterlana: "Gli imprenditori attingono dal loro conto personale per sopravvivere"
Secondo i dati nazionali di Fipe-Confcommercio e Fic senza un intervento immediato della politica per fa fronte al caro bollette sarebbero esposte a maggior rischio chiusura soprattutto le imprese della ristorazione più giovani e meno patrimonializzate. Peterlana: "Se non arrivano gli aiuti rimane un grande punto di domanda per l'inverno"

TRENTO. "Gli imprenditori stanno attingendo dal loro conto personale per mandare avanti le loro attività. Piccole e medie imprese in Trentino spesso non sono società ma ditte individuali". A confermare che il caro energia sta piegando bar e ristoranti è Massimiliano Peterlana, presidente della Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici Trentino.
"Se non arrivano gli aiuti rimane un grande punto di domanda per l'inverno - aggiunge - il vantaggio in queste situazioni è che le microimprese, mescolando l'economia dell'azienda con quella famigliare erodono le proprie ricchezze personali. Per questo riescono in questo momento ad andare avanti, ma non si resisterà a lungo".
Secondo i dati nazionali di Fipe-Confcommercio (Federazione italiana dei Pubblici esercizi) e Fic, (Federazione italiana Cuochi) senza un intervento immediato della politica per calmierare le bollette di gas ed energia elettrica sono da subito a rischio chiusura almeno il 10% delle imprese della ristorazione in tutta Italia, in particolare quelle più giovani e meno patrimonializzate.
"Il problema è che le imprese stanno pagando ora i prestiti concessi dalle banche - dichiara Peterlana - che allora erano stati concessi con un tasso pari quasi a zero durante il periodo Covid. Ora i tassi sono aumentati in previsione di una ripresa ma non erano stati previsti i rincari così alti sull'energia".
La soluzione, sostiene Peterlana, "non può essere nemmeno aumentare il prezzo del menù ai clienti che poi consumerebbero sempre meno. Sono in tanti che stanno cercando nuove soluzioni: tanti stagionali per esempio hanno deciso di chiudere per la stagione invernale per non avere ulteriori spese".
"Tutti i settori produttivi del Paese sono in ginocchio a causa del caro energia che sta interessando l’intera Europa – sottolinea Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio – ma se le imprese a monte della filiera riescono a scaricare gli extra-costi sugli altri anelli della filiera, bar e ristoranti non possono farlo con facilità perché i consumatori non sono imprese. In tutta Italia si stanno moltiplicando le iniziative virtuose degli imprenditori, decisi a contenere consumi e costi, ma questo non basta. Occorre, come chiediamo da tempo, un intervento per potenziare il credito di imposta sui consumi di gas ed elettricità portandolo al 50% per coprire almeno in parte gli insostenibili aumenti di oggi. Altrimenti vedremo un Paese spaccato, con aziende che fanno extra profitti e altre che fanno extra debiti".
"In questi giorni – aggiunge Rocco Cristiano Pozzulo, presidente Fic – leggiamo di ricette alternative per cuocere la pasta riducendo i consumi energetici. Sforzi encomiabili ma prima, occorre che i decisori politici impongano un tetto al prezzo del gas a livello comunitario e soprattutto una modalità diversa di fissare il prezzo dell’energia elettrica. Altrimenti scaricare sui consumatori finali queste bollette monstre diventerà inevitabile per la sopravvivenza delle imprese".












