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| 19 ago 2022 | 20:27

Gli ex operatori del Muse dopo la replica del museo: ''Tristezza e sorpresa. Non ha quasi mai investito in una formazione utile alla nostra crescita professionale''

Ecco la lettera di un gruppo di ex operatori del museo della scienza di Trento che vuole rispondere a quanto scritto dal museo rispetto alle tante dimissioni avvenute in passato e vuole esprimere solidarietà ai colleghi che protestano

di Redazione

TRENTO. ''Abbiamo appreso con sorpresa e tristezza il recente comunicato del Muse''. Comincia così la lettera di un gruppo di ex operatori del museo della scienza di Trento che vuole rispondere a quanto scritto dal museo rispetto alle tante dimissioni avvenute in passato e vuole esprimere solidarietà ai colleghi che protestano.

 

Il Muse, infatti, ha spiegato che ''i commenti che denunciano un eccessivo turnover, quasi una grande fuga di decine e decine lavoratrici e di lavoratori che hanno lasciato il museo, trascurano di dire che non tutti lo hanno fatto per motivi di conciliazione famiglia/lavoro o di condizioni lavorative insopportabili. Sappiamo che molti di loro hanno trovato altre occupazioni o collocazione in enti culturali e altre istituzioni o posizioni più gratificanti e remunerative dal punto di vista professionale o della logistica personale". Aggiungendo che comunque anche per chi se ne è andato l'esperienza al Muse "ha svolto una funzione di credito professionale qualificato, di intervallo di lavoro dopo gli studi in attesa di intraprendere una propria e diversa carriera professionale; molti poi sono entrati nel mondo della scuola. Preme informare - conclude il Muse - che grazie a un comune convincimento tra Pat e Muse, la dotazione organica del museo si è arricchita di ulteriori 30 posizioni professionali per le quali l’esperienza del personale di cui si parla è valutata con un particolare peso".

 

''Il Muse - spiegano gli ex operatori - contrariamente a quanto dichiara, non ha quasi mai investito in una formazione utile alla nostra crescita professionale. E le stesse formazioni delle attività sono sempre state fatte durante quello che spesso era il nostro unico giorno libero in settimana. L’esperienza fatta al Muse è stata sì preziosa, ma in primo luogo per il continuo scambio culturale che si è creato con gli altri colleghi, con i quali si sono condivise negli anni esperienze, idee e conoscenze al di fuori dello stretto ambito lavorativo''. 

 

Il gruppo di ex operatori poi passa ad analizzare il testo del Muse passo per passo

 

''Analizziamo il testo.

Il primo paragrafo riassume la mission del museo. Non ha attinenza logica con i motivi per cui i lavoratori si lamentano. Lo stesso vale per il secondo.

Nel terzo paragrafo si dice che "chi sceglie di lavorare in un museo sa che dovrà lavorare anche i festivi e la sera". I lavoratori, tuttavia, non lamentano di dover lavorare i festivi e la sera: si lamentano del fatto che gli orari arrivano all'ultimo minuto. A questo proposito, il museo dice di aver comunicato eventi e orari con largo anticipo. Al lettore il proseguire nell'argomentazione: è evidente che il museo voglia suggerire "non è colpa nostra", ma non sembra così infondato nemmeno un "peggio per voi"

 

L'esternalizzazione ha permesso l'assunzione a tempo indeterminato: che, come fanno notare i lavoratori, si è tradotta nella costante violazione dei diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti (ad esempio il fatto di avere orari di lavoro assegnati con congruo anticipo) e si è, di fatto, ritorta contro i lavoratori. Un contratto a scadenza infatti consentirebbe di lasciare il lavoro al Muse e reinserirsi nel mercato del lavoro seguendo un corso professionale tutelati dalla NASPI.

Il quarto paragrafo è piuttosto oscuro: dal tono sembra quasi che la direzione del Muse sia felice dei fatti che racconta, anche se non si capisce esattamente perché. Quando mai un'azienda è felice di avere un alto turnover? Tra i 'vanti' della direzione Muse troviamo il fatto che "non tutti" se ne siano andati per "condizioni lavorative insopportabili": se le persone se ne sono andate è precisamente per questo, anche se quello che ha reso non sopportabili le condizioni varia da persona a persona. Il resto è vero: decine e decine di lavoratori e lavoratrici se ne sono andati, molti sono entrati nella scuola (preferendo un contratto precario annuale a uno a tempo indeterminato al Muse; chiariamo anche che aver lavorato al Muse non conta nulla all'interno del mondo scolastico), molti hanno trovato occupazioni più gratificanti e remunerative. Il che non sembra precisamente un vanto per il Muse''.

 

Un gruppo di ex operatori Muse

 

Giovanna Spagnolo 

Silvia Franceschini

Lucia Segnana

Cristina Tomio

Valentina Valsecchi

Paolo Cocco 

Danio Miserocchi

Sonia Chelodi 

Federica Mengon 

Giada Baldessari 

Christian Gomarasca 

Serena Tonietto

Rachele Nieri 

Carmelo Collorafi 

Laura Ciaghi

Matteo Conci 

Francesca Gatti

Cristina Bez

Laura Cattoni

Marco Ranocchiari

Michele Bertolucci 

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