Il Trentino rischia di rimanere senza stagionali, Barbacovi: ''Problemi per i raccolti''. Difficoltà negli arrivi per oltre 1100 extracomunitari
La presenza di lavoratori stranieri è diventata strutturale nell’agricoltura italiana dove un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere che rappresentano più del 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. In Trentino il mondo dell'agricoltura è preoccupato, Coldiretti: "Senza lavoratori extracomunitari rischiano di perdere i raccolti. Occorre consentire anche ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter collaborare temporaneamente alle attività nei campi"

TRENTO. Il Trentino nei prossimi mesi avrà bisogno di circa 1150 braccianti extracomunitari per raccogliere la frutta. Il rischio concreto, però, è che non arrivino mettendo in ginocchio intere aziende agricole. “Siamo davvero molto preoccupati” spiega a ilDolomiti il presidente della Coldiretti Gianluca Barbacovi. Oggi l’arrivo del grande caldo accelera la maturazione nei campi e rende ancora più urgente far fronte alla carenza di manodopera.
I lavoratori stagionali sono una risorsa fondamentale per il Trentino. In tutto tra comunitari ed extracomunitari sono oltre 15 mila ogni anno impegnati solo nell'agricoltura ma anche in altri settori come quello alberghiero e della ristorazione soprattutto nel periodo estivo.
Quelli occupati nell'agricoltura arrivano perlopiù dai paesi dell'Est e raggiungo a gruppi le aziende nelle valli dove trascorrono qualche mese per poi tornare nel proprio paese d'origine. “Per arrivare in Trentino – spiega Barbacovi – partono soprattutto dall'Albania e dal Marocco ma abbiamo anche chi arriva dal Pakistan, dalla Serbia e dalla Moldavia”. La raccolta delle fragole è già iniziata, c'è poi quella della ciliegie, poi quella dei lamponi, dei mirtilli, delle mele e anche l'impiego di tanti lavoratori nelle malghe.
Una carenza di manodopera ma che va a scontrarsi anche con gli aspetti normativi presenti nel nostro Paese. A pesare, infatti, è la lentezza registrata nel rilascio dei nulla osta necessari per consentire ai lavoratori extracomunitari, ammessi all’ingresso con il decreto flussi, di poter arrivare in Italia per lavorare nelle imprese agricole al più presto.
“Le imprese agricole – spiega a ilDolomiti Barbacovi - hanno bisogno dei lavoratori richiesti ma, ad oggi, non sono stati ancora rilasciati i nulla osta da parte degli Sportelli Unici. In Trentino avevamo in questi giorni un gruppo di circa un centinaio di lavoratori che dovevano arrivare e non hanno potuto farlo. Nel mese di giugno, inoltre, è previsto l'arrivo di circa 400 altri lavoratori”.
Il rischio concreto di perdere tempo vitale per le imprese è stato al centro anche di un incontro che proprio Coldiretti ha avuto nelle scorse ore con il prefetto a Trento. “Rispetto all`anno scorso – ha continuato Barbacovi – le quote di lavoratori extracomunitari ammessi per decreto in Italia è stato alzato a 69mila e di questi, la fetta riservata all`agricoltura è di 42mila posti, a fronte dei quali sono però pervenute circa 100mila domande. La presenza di lavoratori stranieri è diventata strutturale nell’agricoltura italiana dove un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere che rappresentano più del 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo il Dossier di Idos al quale ha collaborato la Coldiretti. Si tratta soprattutto – continua Coldiretti Trentino Alto Adige – di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese, spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli”.
Ma quella della carenza di manodopera in agricoltura è un problema che si sta facendo sentire da ormai qualche anno e sul quale occorrerà trovare una soluzione. “Molte persone – spiega Barbacovi – che provenivano dall’Est si trovano in zone dove l’economia ha ripreso vigore e quindi decidono di non andarsene”. Ma c’è anche un problema tutto italiano. “Occorre consentire – conclude il presidente di Coldiretti - anche ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter collaborare temporaneamente alle attività nei campi. Per queste servono strumenti snelli, meno burocrazia, un piano per la formazione professionale. Abbiamo bisogno di una semplificazione complessiva che possa garantire flessibilità e tempestività di un lavoro legato all’andamento climatico sempre più bizzarro”.












