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Belluno
29 maggio | 12:09

Cortina Banca, radicarsi sul territorio contro la desertificazione bancaria. Antonelli: “Rappresentiamo un presidio e il nostro dividendo torna al territorio”

Ieri è stata inaugurata la nuova fontana di Piazza dei Martiri realizzata con il contributo di Cortina Banca. Intervista al presidente Massimo Antonelli: ''L’apertura a Sedico è un ulteriore tassello verso una copertura globale alla quale puntiamo, seppur a passi piccoli e ponderati. Oggi ci sentiamo sempre più la banca delle Dolomiti Bellunesi, non solo per questioni giuridiche (è l’unica che ha qui la sede legale), ma soprattutto in termini di presenza sul territorio''

BELLUNO. Una targa come riconoscimento per il contributo di Cortina Banca all’intervento di restauro ed efficientamento energetico della fontana di Piazza dei Martiri: è stata posata ieri alla presenza del sindaco Oscar De Pellegrin, dell’assessore Franco Roccon e di Massimo Antonelli, presidente della banca. Il Dolomiti lo ha incontrato per approfondire il ruolo di Cortina Banca sul territorio, a partire proprio da un radicamento oggi in controtendenza rispetto alla desertificazione bancaria che colpisce le aree interne.

 

Partiamo dalla desertificazione bancaria: Antonelli, recentemente avete inaugurato la filiale a Sedico e nel 2020 in Alpago. Perché queste scelte “controcorrente”?

 

Negli anni Ottanta è iniziato un lento ma continuo sviluppo territoriale. Oggi ci sentiamo sempre più la banca delle Dolomiti Bellunesi, non solo per questioni giuridiche (è l’unica che ha qui la sede legale), ma soprattutto in termini di presenza sul territorio e l’apertura a Sedico è un ulteriore tassello verso una copertura globale alla quale puntiamo, seppur a passi piccoli e ponderati. La nostra è una provincia anagraficamente anziana e il depauperamento dei servizi, tra cui quelli bancari, crea un circolo vizioso di chiusura progressiva di tutte le attività essenziali per gli abitanti. Noi apriamo dove gli altri chiudono perché il modo di fare banca di una cassa rurale è diverso, abbiamo un rapporto diretto con il cliente e il personale è sempre presente. Inoltre, non va dimenticata l’importanza della presenza fisica: lo sportello deve rimanere un punto di riferimento perché le persone hanno bisogno della relazione umana con il consulente, spesso solo per fare due chiacchiere o per uscire di casa. Il profitto è importante, ma non è la base della nostra politica poiché il nostro dividendo torna al territorio.

 

In che modo?

 

Da un lato finanziamo opere pubbliche, come la fontana in Piazza dei Martiri o la Conchiglia in Piazza Dibona a Cortina. Non sono scelte casuali: la piazza è un centro di aggregazione sociale, di manifestazioni sportive e culturali, quindi crea una comunità. Dall’altro, diamo sostegno a oltre 250 associazioni locali di vario tipo. Nello sport, ad esempio, diamo un contributo alle squadre e ci teniamo che la parte più rilevante vada allo sviluppo delle attività giovanili. Prediligiamo cioè progettualità, crescita e sviluppo. Inoltre, abbiamo contribuito alla ristrutturazione del convitto di Sedico perché molti studenti della parte alta vogliono frequentare la scuola edile o altre scuole limitrofe e non è possibile che non possano farlo perché mancano alloggi. Offrire questa possibilità è un valore aggiunto sia per loro sia per le imprese - contrastando inoltre quel fenomeno diffuso per cui gli studenti vanno a studiare nella Provincia autonoma di Bolzano.

 

A marzo è stata sottoscritta la convenzione tra Cortina Banca e Fondazione Welfare Dolomiti per il progetto di microcredito. Qual è il suo valore?

 

Il progetto mira a contrastare il crollo totale in quei momenti di necessità temporanea che, nella vita di chiunque, possono mettere in difficoltà come la perdita del lavoro o spese impreviste. In questi momenti non dobbiamo fare assistenzialismo, ma dare quella spinta iniziale che permette poi di proseguire autonomamente. I beneficiari si impegnano cioè a restituire i soldi con bassi interessi, in maniera da recepire l’aiuto ma, allo stesso tempo, non percepirla come elemosina. Il nostro sostegno vuole allora offrire un’alternativa sia incentivando la socialità sia con l’aiuto economico. Anche nella nostra provincia ci sono situazioni di estremo disagio: il microcredito, come il progetto Povertà a casa nostra di Insieme si può, sono tra quelli che ci danno maggiore orgoglio.

 

Belluno è da poco certificata provincia carbon neutral. Qual è la vostra azione nel senso della sostenibilità?

 

A livello bancario, per le banche sarà sempre più importante dare accesso al credito alle aziende che lo meritano in termini sia economici sia ambientali, quindi in funzione dell’impegno certificato in termini di risparmio energetico, produzione industriale, parità di genere, cioè tutti i criteri Esg (environmental, social e governance). Dal lato interno, facciamo attenzione al risparmio energetico, usiamo solo carta riciclata ed energia elettrica da fonti rinnovabili, oltre ad avere ottenuto la certificazione di parità di genere. Infatti, è fondamentale attuare una politica morale di avvicinamento alla famiglia e alle richieste dei neo genitori, facilitando la conciliazione casa-lavoro.

 

Non possono mancare le Olimpiadi: cosa rimarrà sul territorio?

 

Indipendentemente dal sì o no alle Olimpiadi, bisogna supportare le imprese che si vogliono rinnovare e le attività sociali che si sviluppano sulla scia dell’evento. Se ad esempio un’azienda ha bisogno di ristrutturare uno stabile è fondamentale andarle incontro: molte località vivono di turismo e non possiamo dimenticarlo. Le Olimpiadi possono essere una buona opportunità, che però va gestita bene. La cosa più importante è che si mantenga l’attenzione e la cura al tessuto sociale e alla collettività, continuando a fornire i servizi che servono ai residenti. Solo così si può garantire una crescita economica globale.

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