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Trento
19 marzo | 19:08

Crisi Iran, non solo caro-carburanti: aumenti anche nella filiera dei metalli. Cainelli: "Noi realtà energivore, con questi prezzi i margini si riducono. Possibili effetti sulle forniture"

Gli effetti della guerra in Medio Oriente oltre il caro-carburanti: tra le filiere potenzialmente esposte anche quella dei metalli. Il ceo di Cainelli Meccanica a il Dolomiti: "Già oggi vediamo un aumento generale dei prezzi che speriamo si arresti il più presto possibile: in queste condizioni è difficile fare programmi e strutturare piani operativi"

TRENTO. Non solo caro-carburanti. Dal punto di vista economico, le ramificazioni della crisi in Medio Oriente innescata dall'attacco israelo-americano all'Iran, il 28 febbraio scorso, sono molteplici, con effetti a cascata sui sistemi produttivi legati non solo all'aumento delle spese energetiche, ma anche alla crescita del costo di parecchie altre materie prime.
 

Al netto delle problematiche che già si stanno registrando nel mondo degli auto-trasporti (ne abbiamo parlato in diverse occasioni negli ultimi giorni) una delle filiere che più rischia di essere colpita dalla guerra in Medio Oriente - dove centinaia di navi sono ferme oggi per il blocco parziale allo stretto di Hormuz - è quella metallifera, nella quale i prezzi nelle scorse settimane sono in alcuni casi saliti sensibilmente. Ma procediamo con ordine.
 

Aumenti, rame +40%, alluminio +20%: i dati della Cna
 

Negli scorsi giorni la Cna aveva realizzato un'indagine per stimare la crescita dei costi dopo l'inizio del conflitto: “Dopo l'energia elettrica – scriveva la Confederazione – i maggiori rialzi riguardano il rame con un balzo che sfiora il 40%”. A seguire ferro e profilati d'alluminio (+20%), il conglomerato bituminoso (+18%), il calcestruzzo (+10%): “Nel settore della meccanica – scriveva la Cna – alcune plastiche accusano poi incrementi del 30%”. Va meglio per l'acciaio: i coils zincati secondo il report avrebbero infatti subito un aumento del 4% nelle ultime due settimane, i laminati a caldo del 3% mentre i laminati a freddo sarebbero sostanzialmente stabili – pur in un contesto di crescita, per i tre semilavorati, pari a circa il 10% dall'inizio dell'anno.
 

Cantisani: “Mossa speculativa, servono incentivi per completare transizione energetica”

Aumenti dietro ai quali, dice a il Dolomiti il presidente della Cna altoatesina Cristiano Cantisani: “C'è sicuramente una componente speculativa. È la stessa dinamica che abbiamo osservato per quanto riguarda i carburanti, cresciuti già il giorno dopo l'attacco nonostante le scorte ancora presenti fossero, ovviamente, state acquistate in precedenza. Il ragionamento per quanto riguarda rame, alluminio e altre materie prime è lo stesso: chi aveva scorte in magazzino ha registrato guadagni netti”.

 

“Un primo bilancio – continua – si potrà tracciare a fine mese, con il ritocco di tutti i listini. Abbiamo avuto di recente notizia dell'aumento anche per quanto riguarda gli asfalti, per esempio. E molte altre voci dobbiamo ancora scoprirle. Quel che è certo è che l'aumento del costo dei carburanti si riverbera sui trasporti e a cascata su tutti i beni: per questo crediamo sia fondamentale un'azione più forte verso chi fa speculazione. Bene quindi lo sconto temporaneo delle accise deciso dal governo, ma il ribasso dovrebbe essere applicato su prezzi 'giusti' e non su valori già rialzati”.

 

Per Cantisani, la soluzione per svincolare il più possibile le imprese dalle variazioni di costi legati a crisi come quella attuale è spingere sulla transizione energetica: “A livello regionale e provinciale servono misure più concrete per la realizzazione, ad esempio, di impianti fotovoltaici e per l'acquisto di mezzi elettrici. Dobbiamo decidere di effettuare veramente la transizione”.
 

La guerra e le materie prime: la rete che connette il Golfo Persico alle filiere dei metalli
 

Tra le varie filiere che stanno subendo le ripercussioni della guerra in Iran, però, c'è anche quella dell'energia pulita, e il rischio principale su questo fronte riguarda proprio i metalli. Oltre ai già citati rame – fondamentale per l'elettrificazione – e alluminio – per la Federazione dei consumatori di alluminio europei (Face) con la guerra “la catena di approvvigionamento è a rischio e ciò avrò ripercussioni anche sui prezzi dei beni di consumo” – si registrano criticità anche per nickel, cobalto e litio – importanti per la produzione di batterie e per i grandi accumuli di rete.

 

Al netto delle possibili speculazioni, gli effetti dei rincari in questo ambito si fanno sentire più lentamente rispetto alle fiammate registrate alle pompe, ma i rischi ad oggi sono concreti: “La crisi che stiamo osservando – scrive il segretario generale di Face, Mario Conserva – è multipla. Da un lato il blocco delle rotte marittime impedisce all'alluminio già prodotto di raggiungere i mercati; dall'altro si stanno creando le condizioni per una drastica riduzione della produzione, soprattutto nei Paesi del Golfo, dove gran parte degli impianti di smelting dipende dal gas”.

 

Gli impianti di alluminio primario nel Golfo – una regione che rappresenta circa l'8% della produzione mondiale – sono ora fortemente esposti: “Eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche – scrive Face – o interruzioni nella fornitura di gas potrebbero costringere le industrie a fermare gli impianti per evitare gravi incidenti industriali. A questo si aggiunge il problema della disponibilità di allumina, la materia prima necessaria per produrre alluminio”. Per produrre un milione di tonnellate di alluminio, dice Conserva, servono due milioni di tonnellate di allumina, che arriva del Golfo quasi interamente dall'estero: “Se le rotte commerciali restano bloccate, le fonderie del Golfo in genere dispongono di riserve sufficienti solo per due o tre settimane”.
 

Per altri metalli, spiega il Sole 24 Ore in un'analisi dedicata proprio alle filiere metallifere, prima ancora delle fonderie sono le miniere ad essere esposte a rischi a causa della guerra nel Golfo. In primis bisogna ovviamente tenere in considerazione il caro-energia nei processi estrattivi; lo shock alle esportazioni di molti prodotti petrolchimici ha poi effetti diretti anche sugli esplosivi – in particolare il nitrato di ammonio, che deriva dall'ammoniaca – e sulle forniture di acido solforico.
 

Per quanto riguarda in particolare lo zolfo infatti – prodotto per la maggior parte dalla desulfurizzazione del petrolio – dalla regione del Golfo arriva quasi la metà delle forniture mondiali del minerale, un elemento chiave nella produzione del composto corrosivo, spiega il quotidiano di Confindustria, impiegato nei processi di estrazione mineraria basati sulla lisciviazione industriale – che separa in pratica i metalli da una matrice solida inerte – oltre che nella filiera dei semiconduttori. L'acido solforico, in altre parole, è utilizzato in tutto il mondo nelle filiere legate al rame, al nickel, al cobalto e nella produzione di idrossido di litio. Un netto calo delle forniture del composto avrebbe effetti diretti dall'Indonesia – da dove oggi arriva oltre la metà dell'offerta globale di nickel – alle miniere di rame in Congo e Zambia

 

Meccanica Cainelli: “Spaventa l'escalation dei prezzi, possibili effetti a livello di filiera"

 

E i timori, a livello di filiera, non mancano anche in Trentino. “Innanzitutto – dice infatti a il Dolomiti Mirco Cainelli, ceo di Cainelli Meccanica e Capigroup, una delle realtà più importanti in Trentino per la realizzazione di componentistica in ghisa e alluminio – la nostra attività è molto energivora, di conseguenza i margini di guadagno vengono inevitabilmente erosi dal caro-energia e, indirettamente, dai costi di trasporto. In questa fase poi si registrano ritardi e costi maggiori anche per l'arrivo di materie prime dall'Asia, che aggiungono difficoltà a livello organizzativo e logistico”.

 

Per quanto riguarda le forniture, continua Cainelli, l'impatto della crisi ad oggi non si è ancora manifestato, ma se il conflitto dovesse proseguire a lungo il timore è di una escalation dei prezzi.

 

“Noi operiamo due impianti – spiega il ceo – uno per la produzione di componentistica in ghisa e l'altro per la produzione principalmente di ruote in lega di alluminio. Annualmente acquistiamo rispettivamente 30 milioni e 5 milioni di euro di forniture delle due materie prime: normalmente lavoriamo su ordini con base semestrale, quindi per noi è presto per tracciare un bilancio sugli effetti della crisi in Medio Oriente. La nostra catena di approvvigionamento, tra l'altro, è principalmente legata al contesto europeo ed egiziano, aree non direttamente interessate quindi dal conflitto. Certo, però, se la crisi non dovesse arrestarsi è probabile che anche la catena delle forniture ne risenta".

 

Allargando però lo sguardo, conclude Cainelli: "Già oggi vediamo un aumento generale dei prezzi che speriamo si arresti il più presto possibile: in queste condizioni è difficile fare programmi e strutturare piani operativi. Le incognite sono troppe". 

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