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Trento
25 marzo | 06:00

Iran, crisi per gomma e plastica. Marangoni: "Rincari al 50%, non sappiamo quando (o se) arriveranno le forniture". Roverplastik: "Ci presentano ordini in bianco, senza prezzi"

Gli effetti della crisi innescata dall'attacco israelo-americano in Iran si fanno sentire lungo tutte le filiere basate sui derivati del petrolio - comprese gomma e plastica. "Molti fornitori - spiegano dal gruppo Marangoni - oggi non ci danno risposte sui tempi di consegna e sulle quantità in arrivo: in ogni caso, ci hanno confermato, l'aumento per la gomma sintetica che utilizziamo di più, la Sbr1500, sarà almeno del 50%". Per Roverplastik, la situazione attuale per quanto riguarda le forniture è difficile quanto quella "dell'immediato post-Covid"

TRENTO. “In generale, la situazione in questo momento è drammatica”. Non usa mezzi termini Giacomo Melotti – direttore acquisti materie prime del Gruppo Marangoni, storica realtà roveretana legata alla ricostruzione a livello industriale di pneumatici – per descrivere le conseguenze sulla filiera della gomma della crisi innescata dall'attacco israelo-americano all'Iran, lanciato il 28 febbraio scorso.

 

La forte limitazione al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz che ne è seguita infatti – passaggio obbligato dal Golfo Persico, attraverso il quale transita(va) circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio – ha determinato una serie di effetti a cascata su svariati settori, a partire naturalmente da quello dei trasporti (di cui avevamo parlato negli scorsi giorni). Ma al di là del caro-carburanti – la più visibile e immediata delle conseguenze – e degli aumenti registrati nella filiera dei metalli, a soffrire sono tutti i (moltissimi) mondi produttivi legati ai derivati del petrolio, tra i quali oltre alla gomma c'è anche la plastica.

 

Parlando della situazione attuale infatti, altrettanto dura è la valutazione di Aldo Guardini – direttore generale di Roverplastik, azienda con sede a Volano e leader in Italia nella lavorazione di materie plastiche legate in particolare al foro finestra – secondo il quale “siamo tornati di fatto alla situazione vissuta nel post-Covid” per quanto riguarda le difficoltà di approvvigionamento, tra forniture mancate e instabilità dei prezzi. Ma procediamo con ordine.

 

“Prezzi su e imprevedibilità: aumenti trasferiti lungo tutta la catena del valore”

 

Già la scorsa settimana un appello era arrivato dalla Federazione gomma-plastica, che aveva parlato di “forte pressione sulla filiera europea delle materie plastiche e dei polimeri” con le imprese della trasformazione (5000 in tutto, con oltre 100mila addetti e un fatturato di circa 18 miliardi) che segnalavano una situazione di emergenza caratterizzata da “incrementi repentini dei prezzi”, “instabilità negli approvvigionamenti” e “riduzione della prevedibilità”, con relative difficoltà di pianificazione produttiva. “Di fronte a una volatilità così estrema delle materie prime e dell'energia – aveva detto il presidente Massimo Centonze – è impensabile che gli aumenti restino all'interno della filiera produttiva: per garantire continuità industriale è inevitabile che vengano trasferiti lungo tutta la catena del valore”.

 

Con effetti, in altre parole, anche per i consumatori finali.

 

Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, i prezzi dei principali prodotti della chimica di base hanno subito in appena due settimane rincari in alcuni casi fino al 40%, i più rapidi dal 2007. Tra questi si conta anche l'etilene, fondamentale nella filiera produttiva della plastica, mentre diverse gomme sintetiche hanno visto aumenti del prezzo fino al 50%. Il tutto mentre molti fornitori oggi non comunicano prezzitempi di consegna a causa delle incertezze legate alle oscillazioni nel prezzo del petrolio, ai costi energetici, alla scarsità di materie prime di base e a problemi logistici – per citarne uno: le principali compagnie di trasporto hanno sospeso il passaggio nel Mar Rosso, ritenuto rischioso per possibili attacchi da parte degli Houthi, alleati di Teheran, deviando per il Capo di Buona Speranza, con un aumento significativo dei tempi e dei costi di trasporto.

 

Marangoni: “Rincari almeno del 50%, situazione mai vista”

 

“Siamo di fronte a due problematiche – dice Melotti –: l'aumento dei prezzi e la scarsità di disponibilità materiale. Molti fornitori oggi non ci danno risposte sui tempi di consegna e sulle quantità in arrivo: in ogni caso, ci hanno confermato, l'aumento per la gomma sintetica che utilizziamo di più, la Sbr1500, sarà almeno del 50%. In questa fase siamo in attesa di conferme per capire cosa succederà in aprile, alla riapertura dopo Pasqua: al momento sappiamo che l'ordine atteso per il prossimo mese è stato cancellato. E se il materiale arriverà, ci hanno detto i fornitori, sarà in ogni caso rincarato”.

 

La Sbr1500 – il nome tecnico è 'Synthetic styrene-butadiene rubber' – è utilizzata da Marangoni per la produzione di battistrada prestampati per la ricostruzione di pneumatici e per le attività di ricostruzione effettuate direttamente dallo stabilimento. Si tratta di un composto derivato, come detto, dal petrolio e sul quale l'impatto della crisi in Iran si sta quindi facendo sentire pesantemente.

 

“Da una parte c'è una componente speculativa – continua Melotti – dall'altra i produttori hanno rallentato per l'incertezza legata al costo del petrolio. In Europa, dove il peso delle forniture petrolifere che attraversano lo Stretto di Hormuz è relativamente inferiore, la situazione si sta aggravando anche a causa degli acquisti massicci di materia prima dai mercati asiatici, molto più esposti invece al petrolio in arrivo dal Golfo Persico e nei quali la produzione è già calata. In altre parole, c'è una forte richiesta per la gomma prodotta in Europa, che sta spingendo verso l'alto i prezzi”.

 

Il problema principale, però, rimane l'incertezza: “Aumenti – conclude il responsabile acquisti materie prime del gruppo roveretano – si registrano anche per quanto riguarda la gomma naturale, come per tutti i prodotti chimici legati alla produzione della mescola. Una situazione del genere non si era mai vista prima. I costi dei trasporti per i container sono in alcuni casi triplicati, le assicurazioni sono cresciute: l'aumento, in altre parole, è trasversale. Nel mix che utilizziamo per realizzare i nostri prodotti per esempio, oltre alla gomma sintetica e a quella naturale, va aggiunto il nero di carbone, che a sua volta vedrà rincari del 50% da aprile. Il tutto senza contare l'aumento dei costi dell'energia, che influiscono ovviamente sui processi produttivi”.

 

La conseguenza, come anticipato dai responsabili di Assogomma, sarà un inevitabile aumento dei prezzi: “Anche noi – dice infatti Melotti – stiamo già rielaborando i nostri listini. Non sarà facile individuare una soglia di aumento però: bisognerà vedere come evolverà la situazione nelle prossime settimane”.

 

Roverplastik: “Dobbiamo accettare di firmare ordini senza il valore economico della materia prima”

 

Nel mondo della plastica la materia prima di riferimento, ovviamente, è la stessa: il petrolio. E molto simili sono infatti le difficoltà della filiera a livello generale: “Lo scenario è molto volatile – dice Guardini, di Roverplastik –: i fornitori ci hanno comunicato che non sanno né quando né se riusciranno a consegnare la materia prima, della quale non conosciamo comunque i costi. Dobbiamo in altre parole accettare di firmare ordini in biancosenza un valore economico per la materia prima, che verrà stabilito solo in seguito. E i fornitori stessi accettano di buon grado eventuali rinunce alle consegne stabilite per reindirizzarle verso altre realtà”.

 

In altre parole, ribadisce il direttore generale dell'azienda trentina: “Siamo tornati in una situazione simile a quella vissuta nell'immediato post-Covid, quando il mondo dei consumi era ripartito rapidamente (in quel caso il mondo produttivo aveva faticato a riallinearsi al boom della domanda, oggi il problema è speculare: la crisi è innescata soprattutto da vincoli sul lato dell'offerta ndr). Non sappiamo se a monte l'aumento sia determinato da speculazione o altre dinamiche: quel che è certo è che ci saranno grosse difficoltà con i clienti. Noi produciamo una serie di articoli che si inseriscono nella filiera dell'edilizia e da una parte vediamo dinamiche sempre più complesse per quanto riguarda le nostre forniture. Dall'altra, per la situazione attuale, il nostro mercato di riferimento rallenta sul fronte degli investimenti. Noi siamo nel mezzo”.

 

Confindustria, Delladio: “Preoccupano le nuove difficoltà per l'export”

 

Di fronte a questa situazione, un nuovo appello arriva dalle sezioni provinciali trentina e altoatesina di Confindustria, che hanno fatto il punto sulla crisi in Medio Oriente in un webinar al quale hanno partecipato più di 100 imprese regionali.

 

Per l'associazione infatti, oltre al caro-energia e al rischio di un blocco dell'export verso le aree interessate dal conflitto, a preoccupare oggi sono proprio le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e componenti, per le quali aumentano tempi e incertezza nella forniture. “Al fine di sostenere la competitività delle imprese – scrivono gli industriali – è necessario trovare nuovi mercati di sbocco e ridurre la dipendenza da altre aree del mondo su materie prime ed energia. Una sfida che le imprese sono pronte ad affrontare e a vincere, ma per la quale è necessario che a livello europeo, italiano e locale si mettano in campo misure che rendano l'industria europea più solida e capace di resistere alle situazioni di crisi”.

 

“Il conflitto – dice Lorenzo Delladio, presidente di Confindustria Trento – sta complicando l'accesso delle nostre imprese ai Paesi di quell'area, che hanno fatto segnare un aumento importante dell'export regionale negli ultimi anni. La scelta delle nostre imprese è stata infatti quella di diversificare per poter ridurre i rischi sulle vendite all'estero derivanti dai dazi Usa e dalla ridotta crescita della Ue. Preoccupano le nuove difficoltà imposte all'export da tale situazione, export che rappresenta una delle leve di sviluppo importanti per le nostre imprese”.

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