Povertà: "Uno stipendio non basta più. I pagamenti a rate e online inguaiano sempre più persone". Caritas: "Da noi persone con lavori stabili, ma non arrivano a fine mese"
Secondo Astat la povertà è salita dal 5,8 al 7% tra il 2023 e il 2025. I prezzi sono aumentati di quasi il 24% dal 2020, mentre il potere d'acquisto è sceso del 6,2% rispetto al 2019. La Caritas: "Basta una spesa imprevista per creare un problema"

BOLZANO. La percentuale di persone che vivono in povertà torna ad alzarsi anche in Alto Adige. Lo dicono i dati Astat, che, dopo la discesa dovuta alla ripresa dalla pandemia, segnano un nuovo rialzo: dal 2023 al 2025 si è infatti passati dal 5,8 al 7 per cento di persone che vivono in povertà. Mancano ancora i dati per il 2026, ma, visti gli aumenti dei prezzi e le difficoltà registrate negli ultimi mesi, è difficile che la situazione sia migliorata.
Crescono anche i prezzi: secondo i dati Astat, i prezzi al consumo sono aumentati complessivamente di quasi il 24 per cento: più della media nazionale, che si attesta a 19 per cento. Significa che in Alto Adige, una spesa che nel 2020 sarebbe costata 1000 euro, nel 2025 avrebbe richiesto 1240 euro.
Non cresce, invece, il potere d’acquisto. Sempre secondo una rilevazione Astat, sebbene i redditi siano cresciuti nominalmente, il potere d’acquisto delle famiglie altoatesine si sarebbe ridotto del 6,2 per cento rispetto al 2019.
Il nuovo Barometro Ipl registra un miglioramento delle aspettative per i prossimi dodici mesi. Resta però un dato significativo: il 27% degli intervistati dichiara difficoltà ad arrivare a fine mese, mentre il 41% ritiene che non riuscirà a risparmiare.
Anche la Caritas di Bolzano riporta situazioni di difficoltà, ma soprattutto un cambiamento del profilo di chi ha bisogno di aiuto. Petra Priller, responsabile del servizio consulenza debiti di Caritas racconta: “Oggi a noi si rivolgono principalmente persone che lavorano, che hanno un reddito, con il quale però non riescono a coprire le spese. Mediamente, parliamo di lavoratori con stipendi compresi tra i 1400 e i 1500 euro. Se qualche anno fa questa poteva essere una retribuzione sufficiente, oggi, con l’inflazione e il generale aumento dei costi, non lo è più”.
Si parla dei cosiddetti “working poor”, di quelle persone che, pur avendo un’occupazione stabile, non percepiscono uno stipendio sufficiente a coprire le spese necessarie al sostentamento.
“Magari inizialmente riescono a stare a galla – spiega Priller –, ma bastano un’emergenza o una spesa imprevista per creare un problema. La lavatrice che si rompe, il dentista o l’arrivo di un figlio innescano un ciclo di indebitamento che può diventare distruttivo. Alla fine le rate si sommano e non si riescono più a pagare affitti e utenze. Alla fine chi arriva da noi ha mediamente 50 mila euro di debiti”.
A fare la parte del leone sono i debiti per le abitazioni: Priller fa sapere che i creditori principali sono proprio i proprietari delle case. “Tra i nostri assistiti abbiamo registrato complessivamente quasi 1 milione di euro di debiti verso chi affitta: 600 mila euro nei confronti di privati e 340 mila nei confronti dell’Ipes. A questo si aggiungono 90 mila euro di debiti per spese condominiali e 86 mila euro per forniture di gas e luce”.
E spesso queste persone non possono nemmeno accedere agli aiuti per la casa. Infatti, avendo uno stipendio, generalmente sono appena sopra il livello di reddito necessario per accedere agli aiuti messi in campo dalla Provincia o dallo Stato. Se poi non hanno dietro una famiglia che li possa aiutare o da cui possano ereditare qualcosa, la situazione è ancora peggiore.
“Chi chiede il nostro aiuto sono generalmente famiglie monoparentali, persone sole, anziani con la pensione minima o immigrati. Il problema è che quando arrivano da noi è tendenzialmente troppo tardi: ormai sono sovraindebitati e a volte addirittura già soggetti a pignoramenti”, spiega Priller.
“Non aiuta il fatto che oggi si abbia facile accesso ad una miriade di sistemi per ottenere prestiti di ogni tipo. Le persone si indebitano con un click, scelgono i pagamenti a rate e pian piano si perde traccia di ciò che entra e ciò che esce finché i debiti non sono troppi”, aggiunge.
Per chi si trovasse in difficoltà, Caritas offre aiuti tramite consulenze su debiti e budget: “Aiutiamo le persone a capire come gestire meglio le proprie finanze, assistendole anche nella comprensione delle complessità legali. Se vi rendete conto di essere in difficoltà, chiedete un appuntamento, tutti i dettagli sono sul nostro sito (qui link). Faremo del nostro meglio per aiutarvi”, conclude Priller.













