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| 21 giu 2022 | 13:00

“L’italiana Danieli continua a rifornire l’esercito russo”, le accuse di Kiev alla multinazionale del settore siderurgico

La multinazionale Danieli officine meccaniche è accusata dal Ministero ella Difesa ucraino di fornire a Mosca “attrezzature per la produzione di sottomarini nucleari e blindature per carri armati”

di Tiziano Grottolo

UDINE. “Dopo quattro mesi di guerra su larga scala l’italiana Danieli collabora ancora con gli stabilimenti russi”, questo l’attacco social che arriva tramite l’accout Twitter ufficiale del Ministero della Difesa ucraino alla multinazionale con sede in provincia di Udine.

 

La Danieli & C. Officine meccaniche Spa, azienda leader del settore siderurgico con un fatturato da oltre 2,7 miliardi di euro, è accusata dal Ministero che fa capo a Oleksij Reznikov di fornire a Mosca “attrezzature per la produzione di sottomarini nucleari e blindature per carri armati”.

 

Le accuse alla multinazionale italiana sono arrivate proprio durante la visita a Kiev del numero uno di Confindustria Carlo Bonomi, arrivato per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky e ribadire il supporto delle imprese italiane allo sforzo bellico ucraino.

Di certo sono molte le aziende italiane ed europee che nonostante le sanzioni non hanno ancora tagliato del tutto i legami con Mosca, anche per questo il tempismo e le modalità di comunicazione scelte lasciano presagire un qualche tipo di strategia mirata a colpire in particolar modo Danieli; benché al momento le ragioni restano oscure.

 

Ad ogni modo i toni del messaggio lanciato sui social dal Ministero della Difesa ucraino sono perentori: “Sostenere il complesso militare russo è contrario a considerazioni legali e morali”.

 

Secca la replica da parte dell’azienda che ha affermato: “Le attività del Gruppo Danieli non contemplano in alcuno modo la produzione diretta di materiale bellico e i contratti stipulati non prevedono mai il coinvolgimento nelle scelte di produzione dei clienti”.

 

Il Gruppo Danieli ha ricordato inoltre di aver “messo in atto tutte le misure necessarie a conformare le proprie attività ai provvedimenti adottati dall’Italia e dall’Unione Europea, a seguito dei tragici avvenimenti legati alla guerra in corso in Ucraina. Tali misure sono state applicate senza indugio a persone, entità e società oggetto delle sanzioni”.

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