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Serie di incendi in Russia, ipotesi sabotaggi ucraini dietro ai misteriosi roghi. A Bryansk bruciano due depositi di carburante, forse colpiti da un attacco missilistico

Due alte colonne di fumo nero si sono alzate questa notte da due siti a Bryansk, a circa cento chilometri dal confine ucraino. Ad essere interessati dagli incendi sarebbero stati un deposito civile contenente circa 10mila tonnellate di carburante ed un altro militare con la metà della capienza

Di Filippo Schwachtje - 25 aprile 2022 - 17:08

TRENTO. Due grandi incendi sono scoppiati nella notte in Russia, a Bryansk (a circa 100 chilometri dal confine ucraino) all'interno di altrettanti depositi di carburante: mentre i video delle alte colonne di fumo che si sono alzate sopra la città sono stati condivisi da migliaia di utenti sui social, le autorità russe hanno dichiarato di essere al lavoro per l'avvio delle indagini sulle cause dei roghi, che potrebbero essere il risultato di atti di sabotaggio da parte delle forze di Kyiv, forse anche attraverso degli attacchi missilistici.

 

 

“Sembra che qualcosa stesse volando in aria prima dell'esplosione” ha dichiarato per esempio l'analista militare Rob Lee commentando uno dei video sugli incendi condiviso sui social. Secondo Lee è possibile che i roghi siano stati causati da un missile balistico Tochka-U, che sarebbe stato in grado di colpire entrambi i depositi se dispiegato nelle vicinanze del confine tra Ucraina e Russia. Le autorità ucraine non hanno commentato sulla vicenda anche se alcuni media, come Ukrinform, nel riportare la notizia hanno sottolineato che secondo fonti d'intelligence ucraine il Cremlino starebbe architettando attacchi false flag sul suo territorio per incolpare le forze armate ucraine.

 

 

A bruciare questa notte a Bryansk sarebbero stati due depositi di carburante, uno civile da circa 10mila tonnellate ed uno militare da circa 5mila tonnellate. La prima struttura in particolare fa parte dell'”Oleodotto dell'Amicizia”, che trasporta il petrolio russo verso l'Europa. Nelle ultime settimane sono stati diversi gli “incidenti” verificatisi in Russia. Agli inizi d'aprile per esempio, scrive il Guardian, il governatore della regione di Belgorod (poco lontano dal confine con l'Ucraina) ha detto che due elicotteri ucraini hanno fatto fuoco contro dei depositi di carburante nella zona, anche se le autorità ucraine non hanno mai confermato l'attacco. La settimana scorsa Mosca ha ancora accusato alcuni elicotteri ucraini di aver colpito degli edifici residenziali a Bryansk.

 

 

Solo pochi giorni fa (venerdì scorso) 17 persone sono morte dopo un altro devastante incendio in un istituto di ricerca sulla Difesa a Tver, a nord-ovest di Mosca. Nello stesso giorno un'impianto chimico poco lontano dalla capitale russa è stato avvolto dalle fiamme. Per il momento il mistero rimane anche se, come scrive Daniele Raineri su Repubblica, nel caso in cui gli incendi in Russia fossero effettivamente stati il risultato di operazioni portate avanti dalle forze ucraine, "si tratterebbe in pratica della stessa strategia ritorta contro i russi". Le forze armate del Cremlino hanno infatti deciso di colpire fin dall'inizio dell'invasione le infrastrutture strategiche in Ucraina per complicare il più possibile la resistenza delle forze di Kyiv

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