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Stuprata nel metaverso: per la prima volta scatta un'indagine della polizia (ma servono regole 'reali' per il mondo 'virtuale')

Il caso riportato dalla stampa britannica sta facendo discutere da giorni, tra chi chiede che le risorse della polizia vengano utilizzato per i crimini "veri" a chi sottolinea gli effetti psicologici di atti del genere in un contesto sì virtuale, ma incredibilmente coinvolgente. La certezza è che, guardando al futuro, nuove norme sono necessarie per regolamentare il mondo virtuale

Di Filippo Schwachtje - 11 gennaio 2024 - 11:47

TRENTO. Mentre la tecnologia avanza, con passi da gigante sempre più evidenti in particolare nel mondo della realtà virtuale (in Italia, per dire, l'uscita dell'Apple Vision Pro è in programma per il prossimo 2 febbraio) e dell'intelligenza artificiale, la necessità di un'efficiente regolamentazione di quegli spazi virtuali ultra-immersivi (vedi, ad esempio, il Metaverso) che rappresenteranno con ogni probabilità la futura (e definitiva?) iterazione della rete si fa sempre più centrale. Mentre infatti i miliardi investiti da colossi del settore, come la stessa Meta, sono in grado di rendere sempre più 'reale' l'esperienza digitale, la capacità della società di normare questi nuovi 'spazi' non sembra proseguire allo stesso ritmo, rimanendo di fatto indietro. E l'ultimo cortocircuito in questo contesto sta scatenando discussioni a livello internazionale, dopo che la polizia britannica ha annunciato di indagare su un caso di stupro avvenuto nel metaverso.

 

La vicenda è stata riportata dal Daily Mail il 1 gennaio, venendo velocemente ripresa e facendo il giro del mondo. La presunta vittima, una ragazza di meno di 16 anni, ha riferito di aver subito un'aggressione sessuale da parte di un un gruppo di sconosciuti proprio mentre si trovava all'interno di una piattaforma digitale, nella quale ci si 'immerge' (interagendo, evidentemente, con altri utenti) grazie all'utilizzo di un visore VR. In poche parole, il suo 'avatar' è stato attaccato da quelli di altri utenti (altre informazioni non sono state fornite dalle autorità per tutelare la vittima). Il tutto, ovviamente, senza conseguenze fisiche dirette per la giovane: diverso invece, hanno detto le autorità al lavoro sul caso al giornale inglese, il discorso per quanto riguarda l'aspetto psicologico.

 

“C'è un impatto emotivo e psicologico reale sulla vittima – ha infatti detto un ufficiale della polizia inglese – più a lungo termine di qualsiasi danno fisico”. La difficoltà è anche normativa: secondo le leggi inglesi infatti (che definiscono la violenza sessuale in termini di 'contatto fisico' di carattere sessuale non consensuale) potrebbe essere impossibile procedere con il caso in particolare. Per molti poi è la definizione stessa di 'violenza sessuale' nel metaverso a dover esser messa in discussione. In altre parole: “Si tratta veramente di stupro?” è la domanda rilanciata sui social da molti utenti. Come riporta un pezzo di approfondimento sulla questione apparso sul Guardian, le questioni (anche sarcastiche) poste da molti scettici (“Non avrebbe potuto semplicemente spegnere? Non possiamo focalizzarci sui crimini nella vita reale? Sono stato ucciso mentre giocavo a Call of Duty, sto aspettando che il mio assassino sia assicurato alla giustizia”) mancano però il focus della questione: perché è possibile, all'interno di un gioco immersivo in una realtà virtuale, che dei giocatori adulti decidano di aggredire sessualmente una minore?

 

La questione stessa relativa alla 'realtà' di uno stupro 'virtuale' è stata approfondita poi in diverse occasioni nel corso degli anni, scrive sempre il Guardian, a partire da un noto articolo pubblicato su Village Voice ancora nel 1993, all'interno del quale l'autore, Julian Dibbell, riporta come le persone che stanno dietro alle azioni degli avatar in un'arena virtuale provino, se vittime di violenza sessuale, emozioni simili alle vittime di attacchi fisici. Un punto ribadito, come visto, dalle stesse autorità al lavoro sul recente caso inglese. Il tutto sullo sfondo, tra l'altro, di un mondo virtuale reso sempre più reale (in particolare proprio per i più giovani) dallo sviluppo tecnologico. Al di là insomma delle indagini delle forze dell'ordine, è importante ovviamente che ad agire siano proprio le compagnie che stanno dietro alle realtà virtuali disponibili (per quanto riguarda Meta, ad esempio, un portavoce ha detto che un'eventualità del genere non potrebbe verificarsi all'interno del Metaverso prodotto dall'azienda, nel quale gli utenti possono utilizzare una protezione automatica, che non permette agli avatar estranei di avvicinarsi).

Guardando al futuro però, la questione è urgente visto che secondo diversi esperti le nuove generazioni tenderanno a passare sempre più tempo in spazi virtuali, che necessitano quindi di regole e norme per evitare situazioni come quella denunciata nel Regno Unito. Come ha specificato poi a Lbc il segretario dell'Interno inglese, James Cleverly: “So che è facile liquidare tutto questo come se non fosse reale, ma il punto di forza di questi ambienti virtuali è che sono incredibilmente coinvolgenti. E stiamo parlando di una minore che ha subito un trauma sessuale. Vale la pena poi rendersi conto che chi è disposto a far subire a un bambino un trauma del genere per via digitale potrebbe essere un persona in grado di fare cose terribili nell'ambito fisico”.

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