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Terremoto Siria-Turchia, volontari trentini nei campi a un anno dal sisma: “Aiutiamo i bimbi già traumatizzati dalla guerra con percorsi di sostegno psicologico"

A un anno dal sisma le attività dei volontari trentini a Kilis, al confine tra Turchia e Siria: "Abbiamo deciso di impegnarci nell'aiuto ai tanti bambini che a Kilis vivono in condizioni di estrema fragilità dal punto di vista psicologico. Parliamo dei 'figli della guerra', di giovanissimi traumatizzati prima dal conflitto e poi da questo ulteriore dramma, che in pochi istanti ha devastato la regione, distruggendo interi quartieri"

Un campo profughi di Hatay raggiunto dai volontari di Smiling Truck
Un campo profughi di Hatay raggiunto dai volontari di Smiling Truck
Di Filippo Schwachtje - 06 febbraio 2024 - 18:48

TRENTO. Oltre 57mila vittime e più di 120mila feriti. La tragedia che si è consumata al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio dello scorso anno, quando un terremoto di magnitudo 7,8 sulla scala Richter ha colpito l'area, ha fin da subito assunto proporzioni catastrofiche, mentre le immagini degli edifici rasi al suolo dalla violenza del sisma hanno fatto il giro del mondo. Nei giorni immediatamente successivi, decine di Paesi hanno fornito personale medico, materiali di soccorso, fondi e attrezzature logistiche per gestire l'emergenza (aiuti che, però, in pochi casi hanno superato il confine verso la Siria), ma ad oggi, ad un anno dalla tragedia, le aree destinate ai profughi allestite nella zona rimangono affollate di cittadini siriani, arrivati in Turchia dal 2011 dopo lo scoppio della guerra civile e nuovamente colpiti dal sisma. Molti di loro infatti (secondo una stima riportata dal Post la quasi totalità) erano riusciti nel corso degli anni ad uscire dai campi, ma tra la distruzione causata dal terremoto e l'aumento vertiginoso del costo dell'affitto per le case ancora in piedi, dal 6 febbraio del 2023 la situazione è cambiata radicalmente.

 

Ed è proprio in questo contesto che Share Odv, un'associazione solidale con sede a Rovereto, si è messa in gioco per fornire tutto il supporto possibile ai profughi ancora nei campi nella zona di Kilis, città turca a ridosso del confine siriano (e posizionata lungo la strada che da Aleppo porta a Gaziantep) che per moltissimi siriani in fuga dalla guerra ha rappresentato negli anni, spiega Open Migration, il primo approdo. I volontari hanno infatti messo in piedi una serie di iniziative, grazie anche al supporto della Provincia di Trento, per supportare a livello psicologico i “figli della guerra”, quei bambini traumatizzati prima dalla violenza del conflitto civile e poi, lo scorso anno, da questa nuova tragedia, costata a molti la casa o la perdita di un padre, di una madre, di un fratello, di una sorella. “Il terremoto del 2023 – spiega a il Dolomiti Magda Calmasini, presidente dell'associazione roveretana – ha devastato l'area al confine tra la Turchia e la Siria e noi, avendo già operato in passato in quella zona, ci siamo subito attivati per capire come potessimo aiutare”.

 

Share Odv aveva infatti partecipato ad un importante progetto nella città turca per dare vita ad una scuola destinata ai profughi siriani, la “Smiling School”. “Grazie al finanziamento ottenuto dalla Pat – dice la presidente – abbiamo dato il via all'iniziativa tra il 2017 ed il 2018. Purtroppo, nel 2020 le attività nella struttura hanno subito una battuta d'arresto a causa dell'arrivo del Covid, anche se la scuola ha continuato in seguito a funzionare saltuariamente grazie all'impegno degli stessi profughi, che si sono messi in gioco per fornire un'educazione ai più piccoli”. L'iniziativa già portata avanti a Kilis però, ha permesso a Share Odv di creare una rete di contatti nell'area, grazie alla quale i volontari, dopo il sisma, hanno potuto verificare al più presto le condizioni della zona e capire quali fossero le necessità sulle quali attivarsi: “Insieme ad altre realtà, con le quali avevamo già collaborato in passato – spiega Calmasini – abbiamo quindi deciso di impegnarci nell'aiuto ai tanti bambini che a Kilis vivono in condizioni di estrema fragilità dal punto di vista psicologico”.

La scuola gestita dai volontari a Kilis

“Parliamo – continua la presidente di Share – dei 'figli della guerra', di giovanissimi traumatizzati prima dal conflitto e poi da questo ulteriore dramma, che in pochi istanti ha devastato la regione, distruggendo interi quartieri. Abbiamo quindi presentato, da capofila, un progetto alla Pat per il recupero di questi bimbi dal punto di vista psicologico, attraverso l'attività di professionisti e psicoterapeuti proprio all'interno delle classi della Smiling School, nata 7 anni fa”. La riapertura di parte della scuola, grazie ad un finanziamento di 45mila da Piazza Dante (rispetto alle stime iniziali, per la mancanza di fondi adeguati, il progetto ha dovuto subire un ridimensionamento), è avvenuta nell'autunno dello scorso anno: “Tra dopo scuola e percorsi di terapia – dice ancora Calmasini – abbiamo lavorato con l'obiettivo di ridare serenità a questi bimbi, per aiutarli a superare attacchi di panico, fobie, stati di shock”.

 

I volontari di Share Odv hanno raggiunto gli operatori già in loco nell'ambito del progetto Smiling Children a partire da novembre, concentrandosi in particolare nel periodo delle festività natalizie e portando avanti le attività fino a gennaio. Oggi l'associazione sta organizzando il ritorno dei volontari nell'area ma, per le tensioni crescenti (gli ultimi bombardamenti turchi in Siria risalgono a poche settimane fa) portare avanti le attività, dicono i volontari, sta diventando sempre più difficile: “La situazione – continua Calmasini – è sempre più complicata ed è difficile anche riuscire a noleggiare dei mezzi per muoversi e trasportare le merci. A prescindere dalle tensioni internazionali però, il nostro obiettivo è proseguire con il progetto e arrivare alla sua conclusione, come programmato, per giugno 2024”. Attualmente, Share Odv ha in carico circa 80 bambini per il programma di sostegno psicologico, tutti profughi siriani arrivati a Kilis già in condizioni di grande difficoltà psicologica ed emotiva.

 

“Allo stesso tempo però – dice la presidente dell'associazione roveretana – i nostri volontari stanno portando avanti un ulteriore progetto nei campi profughi di tutta l'area, chiamato Smiling Truck. Portiamo dell'intrattenimento, tra trucchi di magia e piccoli spettacoli, a tutti i bimbi presenti, per cercare di regalare loro un momento di sollievo e di sorriso. Quando vedi che per quei bambini basta una bolla di sapone per essere felici, capisci che in situazioni come questa ricevi sempre molto più di quanto puoi donare”. E un ulteriore dono alle famiglie di profughi più in difficoltà a Kilis è arrivato grazie ad una successiva iniziativa attivata da Share a Natale: “Attraverso la vendita di piccole casette in cartone – conclude Calmasini – illuminate all'interno con dei led, abbiamo portato, letteralmente, luce e calore delle case di 40 nuclei famigliari della zona, quelli che versano nelle condizioni più difficili. Con i fondi raccolti dalla vendita delle lanternine sia a Rovereto che a Noriglio (in questo caso con uno stand dedicato durante il Mercatino) abbiamo acquistato il fabbisogno di 1 mese e mezzo di carbone, per permettere loro di scaldarsi durante la stagione più fredda”.

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