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| 30 ott 2025 | 18:41

Sudan: strage nell'ospedale, 260mila persone (130mila bambini) bloccate ad Al Fashir con i miliziani. Gli appelli di Emergency e Save the children: “Rischio di atrocità e violenze”

Numerose le atrocità segnalate nella zona di Al Fashir, in Sudan, dopo l'ingresso dei miliziani delle Rapid support forces nella città del Nord Darfur dopo un assedio durato circa 500 giorni. L'appello di Emergency: “Il popolo sudanese non può e non deve essere dimenticato”

Foto UNHCR/Andrew McConnell. Rifugiati sudanesi in arrivo alla città di confine di Adre, nel Ciad
Foto UNHCR/Andrew McConnell. Rifugiati sudanesi in arrivo alla città di confine di Adre, nel Ciad

TRENTO. Sono oltre 460 le persone massacrate – e sei gli operatori medici rapiti – negli scorsi giorni dai miliziani delle Rapid support forces nell'ultimo ospedale funzionante nella città di Al Fashir – nel Nord del Darfur, in Sudan – dove le forze guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo (meglio noto come Hemedti) sono entrate dopo un lungo assedio durato circa 500 giorni.

 

Dopo l'inizio della guerra civile nel Paese, nei primi mesi del 2023, e la divisione de facto del Sudan in due porzioni comandate rispettivamente dalle Rsf – la parte occidentale – e dall'esercito regolare – la parte orientale, con sbocco sul Mar Rosso –, Al Fashir era l'ultima roccaforte difesa dalle truppe regolari del generale Abdel Fattah al Burhan nel Darfur, ora sostanzialmente del tutto sotto il controllo dei miliziani.

 

Parliamo di una regione nella quale oltre 20 anni fa i cosiddetti Janjaweed, una milizia guidata dallo stesso Hemedti e della quale le Rsf rappresentano una sorta di evoluzione, avevano portato avanti una vera e propria carneficina uccidendo centinaia di migliaia di persone, principalmente tra la popolazione di etnia non araba (come i Fur, i Masalit e gli Zhagawa), con l'approvazione del governo. Di fronte alle atrocità degli ultimi giorni – oltre alla strage nell'ospedale di Al Fashir le Rsf sono accusate di aver ucciso oltre 2mila civili disarmati negli ultimi giorni dalle Joint forces, alleate dell'esercito regolare sudanese – il timore in questa fase è proprio di assistere ad un'ulteriore escalation del conflitto etnico.

 

“Più di 260mila persone – dice Emergency nel lanciare un appello di fronte alla situazione in Sudan – sono intrappolate nella città, dopo un assedio durato oltre 500 giorni. In queste ore, le Nazioni Unite parlano di un rischio crescente di 'atrocità e violenze etniche'. Chiediamo la protezione per i civili, come impone il diritto umanitario internazionale. Tutte le persone bloccate a Al Fashir e chi è già in fuga devono poter accedere a corridoi umanitari sicuri e all'assistenza necessaria per sopravvivere”.

 

Secondo la World health organization, negli scorsi giorni le violenze in città hanno costretto alla fuga circa 28mila persone, 26mila delle quali sono rimaste nelle zone rurali che circondano il centro urbano e circa 2mila hanno trovato rifugio a Tawila (poco lontano da Al Fashir), dove ulteriori 100mila persone, tra le quali molte donne e minori non accompagnati, sono attese nei prossimi giorni – in aggiunta ai circa 570mila rifugiati già fuggiti dalla città sotto assedio.

 

Per Save the children sarebbero circa 130mila i bambini bloccati ad Al Fashir, costretti di fatto a vivere "in condizioni simili alla carestia e in un contesto di collasso totale dei servizi sanitari, senza alcuna via di fuga sicura". Per l'associazione in Sudan "centinaia di migliaia di bambini sono a rischio immediato di violenza, fame e malattie. Le testimonianze credibili parlano ora di esecuzioni sommarie, uccisioni casa per casa di civili e di famiglie disperate intrappolate in un assedio sempre più stretto, senza alcuna via di fuga. Rivolgiamo un appello urgente a tutte le parti in conflitto perché raggiungano un cessate il fuoco, rispettino il diritto umanitario internazionale e permettano un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli, garantendo la sicurezza dei civili e degli operatori umanitari". 

 

“Questo – continua Emergency – è un nuovo atroce capitolo di una guerra che, da più di due anni e mezzo, tiene in ginocchio il Sudan e che ha generato una delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo. Ma che continua a passare sotto silenzio. Nel Centro pediatrico di Emergency a Nyala, a sole tre ore di auto da Al Fashir, vediamo ogni giorno gli effetti di questi due anni di guerra: bambini con livelli di malnutrizione sempre più acuta, madri sfollate più e più volte a causa dei bombardamenti, famiglie che hanno perso tutto. Temiamo gli effetti di una nuova escalation. Questa guerra è invisibile a chi non la vive. Il popolo sudanese non può e non deve essere dimenticato”.

 

Dal 2023 si stimano almeno 150mila civili uccisi in Sudan, con oltre 14 milioni di sfollati e rifugiati. Nel frattempo la divisione tra i territori gestiti dal governo di al Burhan, a Port Sudan, e da quelli sotto il controllo del neo-istituito governo di Hemedti a Nyala, nel Darfur meridionale, sembra essere sempre più netta, con il rischio di un'evoluzione simile a quella che si è verificata in Libia dopo la guerra civile.

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