“Sull'Everest lamentele per il cibo e tende di lusso: gli alpinisti saliranno con l'elicottero? Noi Sherpa oggi non vogliamo che i nostri figli diventino guide”
Kami Rita Sherpa ha completato negli scorsi giorni la sua 31esima ascesa dell'Everest, rompendo il (suo) precedente record. In un'intervista al New York Times ha parlato dei rischi che oggi, in particolare per gli effetti del cambiamento climatico, vivono le guide locali e del futuro dell'alpinismo sulla vetta più alta del mondo

KATHMANDU. Per 31 volte sulla vetta del mondo: negli scorsi giorni Kami Rita Sherpa, una nota guida alpina nepalese, ha rotto il (suo) precedente record scalando nuovamente l'Everest. Nel corso della sua lunga carriera Rita, oggi 55enne, ha aiutato alpinisti da tutto il mondo a raggiungere la più agognata (e discussa) delle cime, osservando in prima persona i grandi cambiamenti che hanno interessato la montagna più alta del mondo, sia da un punto di vista climatico che alpinistico.
Proprio di questi temi Rita ha discusso in una recente intervista rilasciata al New York Times, nel corso della quale il recordman di ascese sulla vetta himalayana ha criticato le nuove modalità “turistiche” di fruizione dell'Everest (basti pensare alla recente “impresa” che ha portato quattro ex militari sul tetto del mondo in un viaggio mordi e fuggi: 7 giorni per raggiungere la vetta partendo da Londra e facendo ritorno nella capitale inglese, Qui Articolo), mettendo al contempo chiaramente in luce i nuovi rischi che le guide Sherpa si trovano ad affrontare a causa dell'aumento delle temperature.
“Nel corso degli ultimi 2-3 anni – ha detto Rita al NyTimes – scalare la montagna è diventato più difficile. I cambiamenti sono visibili in tutta la regione, non solo sull'Everest. A causa del cambiamento climatico la neve fonde più velocemente di quanto ci si aspetti, rendendo la scalata più difficile e più rischiosa. In passato al Campo II potevamo camminare sul ghiaccio fino alla prima settimana di giugno. Non avevamo mai visto ruscelli scendere da quell'area. Martedì (durante l'ultima spedizione ndr) però una delle nostre guide è annegata perché lì il ghiaccio fuso ha formato un ruscello. L'acqua mi arrivava alla vita. Ciò che temo è che se la situazione continuerà così non ci sarà più neve sulle montagne nei prossimi 10-15 anni”.
E proprio a causa dei rischi sempre maggiori, il numero di Sherpa che scala le montagne sta calando: “Gli alpinisti stranieri poi – continua Rita – potrebbero non arrivare se le spedizioni diventassero più rischiose. E se gli alpinisti non arrivano, le guide non avranno un lavoro e non ci saranno più i proventi dei permessi per il governo nepalese. Alla fine non ci saranno più Sherpa a guidare i clienti e non ci sarà più neve”. Il cambiamento sull'Everest però, come anticipato, non riguarda solo il contesto naturale ma anche, e forse soprattutto, quello umano.
“Scalare – spiega infatti Rita – una volta era una sfida da avventurieri. Decenni fa si usavano tende piccole, oggi qualcuno usa tende di lusso. Enormi tende a cupola per tenere gli alpinisti al caldo, si usano generatori per la luce e il riscaldamento. In passato gli alpinisti rimanevano senza cibo anche per uno o due giorni. Sopravvivevamo con l'acqua delle montagne. Oggi, gli alpinisti possono avere il cibo che preferiscono, e qualcuno si lamenta comunque del sapore. Alcuni alpinisti non credo siano qui per l'avventura, ma per divertirsi o fare festa in montagna. E non è una cosa positiva per l'alpinismo”.
Guardando al futuro, il recordman di ascese sull'Everest non è ottimista riguardo alle scalate della vetta più alta del mondo: “Io per esempio non chiedo a mio figlio di lavorare come guida di montagna. Figli e nipoti di altre famiglie Sherpa a loro volta non stanno scegliendo questa professione. Abbiamo affrontato rischi sempre crescenti nel corso del tempo e non vogliamo che i nostri figli intraprendano questa carriera. Le generazioni più giovani non sono più interessate a lavorare come guide alpine. Proprio per questo credo che ci sarà una grave carenza di Sherpa che lavorano come accompagnatori in montagna. E gli scalatori stranieri saranno costretti a salire senza Sherpa. Dovremmo farli scendere vicino alla cima della montagna con gli elicotteri, così da poter provare a raggiungere la vetta da soli? È uno scenario possibile. Se non ci saranno Sherpa a guidare le spedizioni, questa sarà l'alternativa”.












