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| 23 apr 2025 | 10:49

Tra gli attacchi russi e i 200 italiani (con 21 neonati) accolti dopo l'invasione: il racconto (e l'analisi) dell'ex ambasciatore in Ucraina. "Kyiv merita di far parte della famiglia Ue"

Tra il racconto in prima persona dell'invasione russa del Paese all'analisi degli obiettivi di Mosca e Kyiv: parla l'ex ambasciatore italiano in Ucraina, Pier Francesco Zazo. "L’Ucraina non sta combattendo solo per garantire la sua sopravvivenza e la sua libertà, sta combattendo per la sicurezza di tutta l’Europa e per la difesa dei valori di libertà, democrazia, pluralismo e rispetto dei principi di diritto internazionale e di autodeterminazione. Sta pagando per questo un pesante tributo di sangue e merita di far parte della famiglia europea"

TRENTO. Nelle settimane e nei mesi che hanno preceduto l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte delle forze militari russe – mentre gli annunci e le allerte delle autorità americane ed europee si susseguivano a ritmo sempre più serrato – a Kyiv le reti diplomatiche dei vari Paesi si stavano preparando per gestire lo scenario più temuto: quello materializzatosi il 24 febbraio, con l’annuncio del presidente russo Vladimir Putin dell’avvio della cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina. A capo dell’ambasciata italiana a Kyiv c’era allora Pier Francesco Zazo, diplomatico di lungo corso con esperienze pregresse sia in Ucraina che a Mosca. Proprio da lui, nel gennaio 2022, arrivò alla Farnesina la richiesta di istituire una missione dell’unità di crisi per predisporre i piani di evacuazione degli italiani presenti nel Paese – a Kyiv, Odessa, Kharkiv –, una procedura portata avanti tra mille difficoltà per i molti connazionali rimasti in Ucraina dopo il 24 febbraio. E proprio nella residenza dell’ambasciatore, ricorda lo stesso Zazo nel ricostruire quei primi e convulsi giorni dopo l’invasione russa del Paese, si raccolsero fino a 200 italiani (compresi molti bambini e neonati) in attesa di riuscire a organizzare un’uscita sicura dall’Ucraina.

 

“Ci aspettavamo un’azione militare – racconta il diplomatico italiano a il Dolomitiamericani e inglesi ci avevano avvertiti, ma nelle capitali europee non ci si voleva credere: personalmente ero abbastanza sicuro che i russi avrebbero attaccato e avrebbero cercato di prendere Kyiv. Per questo mi attivai subito con il ministero degli Esteri”. Zazo, che ha concluso la sua attività di ambasciatore in Ucraina nel luglio del 2024, ha ripercorso in una lunga intervista al nostro giornale la sua esperienza nella capitale ucraina, analizzando la situazione attuale e le prospettive future per il Paese. L’ex ambasciatore italiano sarà tra l’altro a Trento il 23 aprile, alla Biblioteca comunale alle 17 e 30, per un evento organizzato dall’associazione EUcraina (“Ucraina, un futuro in Europa. La guerra, le trattative di pace, il futuro dell’Ucraina e del nostro continente”) con il patrocinio del Comune di Trento.

 

“Quando le truppe russe iniziarono ad ammassarsi al confine – ricorda Zazo – contattammo circa 2mila connazionali per dire loro di lasciare il Paese, ma solo un 10% circa lo fece. Quando il 24 febbraio 2022 iniziò l’invasione, molti arrivano in ambasciata per chiedere aiuto”. Tra questi anche diversi giovani genitori arrivati in Ucraina per seguire o completare procedure di maternità surrogata: “Abbiamo quindi dovuto organizzare il recupero di genitori e neonati, assicurando loro un’uscita sicura dal Paese. In quei giorni però, l’esercito ucraino aveva sequestrato pullman e mezzi pubblici per organizzare le operazioni di difesa”. Rispetto all’ambasciata, vicina a obiettivi potenzialmente sensibili nel centro di Kyiv, insieme al governo italiano Zazo decise di trasferire i nostri connazionali nella residenza dell’ambasciatore, situata in una zona residenziale e meno rischiosa: “In quei giorni – continua l’ex ambasciatore italiano – nei dintorni della capitale era stata accertata la presenza di unità Spetsnaz incaricate di uccidere Zelensky e di prendere possesso dei ministeri chiave. Non sapevamo poi se i russi avrebbero bombardato gli obiettivi più sensibili a Kyiv. Per questo decidemmo di portare i nostri connazionali nella residenza, all’interno della quale siamo arrivati ad ospitare fino a 200 persone, con 21 neonati e 7 bambini. Il problema, ad un certo punto, sono state le vettovaglie. Di fatto eravamo bloccati a Kyiv: siamo riusciti a far uscire i civili dal Paese grazie a una serie trasporti organizzati in seguito dall’ambasciata italiana, da quella francese e dall’Osce”.

 

Zazo e l’intera missione diplomatica italiana furono però costretti a prendere decisioni difficili: “Di giorno in giorno eravamo in prima linea per organizzare il recupero dei connazionali disperati nelle varie zone del Paese, alcuni anche con figli a carico. Nel frattempo i russi erano arrivati alle porte di Kyiv e in diverse zone, come a Bucha, abbiamo dovuto dire loro di allontanarsi in autonomia perché per noi sarebbe stato impossibile intervenire. L’ambasciata italiana però, insieme a quella francese, è stata l’unica tra i paesi del G7 a non abbandonare mai il territorio ucraino, una scelta che ancora oggi viene riconosciuta ed apprezzata in Ucraina”.

 

Come anticipato, prima del suo incarico a Kyiv – iniziato nel 2021 – Zazo aveva lavorato sia in Ucraina che in Russia, raccogliendo quindi esperienze dirette sui rapporti e le tensioni tra i due Paesi: “Anche per questo – dice – quando la situazione precipitò all’inizio del 2022 ero sicuro che da parte russa l’attacco sarebbe stato pesante. Lo stesso Putin d’altronde aveva chiarito la sua posizione in un lungo intervento nel luglio del 2021”. Nell’articolo in questione, intitolato ‘Sull’unità storica di russi e ucraini’, il presidente russo aveva negato la possibilità d’esistenza di uno stato indipendente ucraino, ribadendo come russi e ucraini fossero di fatto uno stesso popolo (una narrativa che il Dolomiti ha approfondito e analizzato insieme allo storico Simone Attilio Bellezza, Qui Articolo). “All’epoca in Italia – continua Zazo – quel documento passò praticamente inosservato, ma tutto era delineato con chiarezza: quando Putin si convinse che non sarebbe stato più possibile riprendere il controllo di fatto dell’Ucraina con la disinformazione, la pressione politica ed economica, la propaganda, è ricorso all’unica opzione rimastagli: quella militare. Il suo più grande errore è stato credere che le popolazioni ucraine russofone, nell’est e nel sud del Paese, fossero anche russofile: un’illusione che s’infranse già nei primi giorni d’invasione”.

 

Un punto, tra l’altro, che ha creato molta confusione anche in Italia: “Nel nostro Paese – continua l’ex ambasciatore italiano a Kyiv – la propaganda russa ha avuto un’enorme influenza, portando molti a credere che le comunità ucraine russofone fossero effettivamente anche russofile. La realtà però è ben diversa. Nei 20 anni che hanno separato le mie due esperienze in Ucraina ho visto un profondo cambiamento nella popolazione, che ha rafforzato il suo sentimento di identità nazionale: le giovani generazioni in particolare guardano all’occidente e sono attratti dai valori europei. Il trauma di Maidan, della Crimea e della guerra nel Donbass del 2014 ha acuito questo sentimento e allargato lo iato che separa russi e ucraini, che non accettano più di essere trattati come i ‘piccoli russi’ che descrive la propaganda del Cremlino. Purtroppo in Italia vi sono tanti opinionisti e sedicenti esperti che non conoscono né la Russia né tantomeno l’Ucraina, che non hanno mai vissuto in quei Paesi e che si limitano, di fatto, a ripetere le tesi della propaganda di Mosca senza un vero vaglio critico”.

 

“Avendo poi dovuto convivere per due anni e mezzo con i continui allarmi aerei causati dagli attacchi missilistici e di droni russi – continua l’ex ambasciatore – e avendo visto con i miei occhi gli orrori causati dai bombardamenti agli obiettivi civili, ho trovato francamente incomprensibile e continuo ad essere sconcertato dall’acceso dibattito che vi è in Italia persino sul tema della fornitura di armi a mero scopo difensivo, quali l’invio dei sistemi di difesa aerea. Il regime di Putin nel frattempo si ostina a negare la realtà dell’esistenza di un ormai radicato nazionalismo ucraino, testimoniato ancora una volta da oltre tre anni di resistenza dall’inizio del conflitto”.

 

Resistenza messa però a dura prova oggi dagli stravolgimenti nella politica estera statunitense operati negli ultimi mesi dal nuovo presidente americano, Donald Trump, che ha modificato radicalmente la postura del maggior alleato militare di Kyiv: “La popolazione ucraina è molto delusa – racconta infatti Zazo – si sentono traditi dagli americani (ne avevamo parlato Qui, ndr). Non si fidano più ciecamente di loro e sono rimasti molto offesi dal trattamento riservato a Zelensky all’interno dello Studio ovale e dallo stravolgimento della verità operato da Trump. Paradossalmente invece, il tasso di approvazione per il presidente ucraino, in calo al di sotto del 50% prima dell’incontro/scontro con Trump, è tornato a schizzare in alto, fino al 60-70%. L’offesa al loro presidente è stata percepita come un’offesa all’intero popolo ucraino, che non vede tra l’altro di buon occhio l’atteggiamento brutale, coloniale, di Trump per quanto riguarda le terre rare. Zelensky sarà però costretto a fare in ogni caso buon viso a cattivo gioco: gli alleati europei di Kyiv non sono infatti ancora in grado di sostituirsi completamente agli americani nella fornitura di sistemi d’arma, in particolare per quanto riguarda la difesa aerea, i missili a lungo raggio e l’intelligence. Gli ucraini, in estrema sintesi, sono stanchi: vogliono ovviamente la pace ma sanno che devono continuare a difendersi. Non si fidano di Putin e sanno che il suo obiettivo rimane immutato, quello di ottenere la resa incondizionata di Kyiv e di acquisire il pieno controllo dell’Ucraina”.

 

Guardando alla situazione sul campo, dice Zazo, le autorità ucraine sarebbero ormai disposte a riconoscere de facto la perdita del Donbass e della Crimea (non quindi formalmente), ma la linea rossa sarebbe la difesa della sovranità del restante 80% del territorio ucraino. Essendo ormai tramontata la possibilità di entrare nella Nato, l’Ucraina non accetterà mai infatti l’ipotesi di una smilitarizzazione del Paese, volendo piuttosto dotarsi di una credibile deterrenza militare per scongiurare future aggressioni da parte della Russia. “Gli obiettivi dell’Ucraina sono oggi tre – dice l’ex ambasciatore – procedere rapidamente nel processo di integrazione europea, continuare quindi nella strada delle riforme per aprire all’Ucraina le porte di una progressiva integrazione nell’Unione Europea, con un orizzonte temporale fisso sul 2030. Portare avanti, grazie agli aiuti italiani ed europei, la ricostruzione economica del Paese e, infine, convincere gli oltre otto milioni di ucraini rifugiati all’estero, per la stragrande maggioranza donne e bambini, a rientrare, per scongiurare un disastro demografico. Dall’inizio dell’invasione gli abitanti in Ucraina sono infatti passati da 41 a 25 milioni”.

 

Da un punto di vista tattico, per le autorità ucraine l’obiettivo nel medio-lungo termine è replicare il cosiddetto “modello porcospino”, simile a quello già adottato da Paesi come Israele e Corea del Sud, che pur non essendo membri della Nato dispongono di una temibile capacità di deterrenza militare: “L’obiettivo russo – dice Zazo – continua invece a essere la conquista di più territori russofoni possibili. Ma la strategia del terrore portata avanti da Putin nei centri a ridosso della linea del fronte (l’ultimo brutale attacco a Sumy ne è un tragico esempio) non ha mai funzionato: io ero a Kyiv quando la campagna di attacchi russa contro le infrastrutture energetiche ha lasciato la città senza elettricità e senza acqua. Gli ucraini però non se ne sono andati. D’altronde, attualmente le conquiste russe in Ucraina sono limitate alle quattro regioni orientali annesse nel 2022 (Kherson, Zaporižžja, Donetsk e Lugansk), in parte ancora controllate dagli ucraini”. Nell’entente con Trump, per Zazo dunque Putin ha evidente interesse a temporeggiare: “Putin finge di negoziare, nel frattempo la Russia proseguirà nella sua offensiva militare in primavera con l’intento di conquistare la maggior parte possibile dei territori russofoni ucraini, compresa qualche grande città (Kharkiv, Odessa o Dnipro). Del resto perché dovrebbe fermarsi? La Russia è in vantaggio sul piano militare e si profila un probabile progressivo disimpegno americano dall’Ucraina. Per Putin l’obiettivo finale rimane il pieno controllo dell’Ucraina, la distruzione della sua identità nazionale; non a caso il Cremlino non ha mai specifico l’obiettivo della cosiddetta operazione militare speciale”.

 

Proprio per questo, precisa l’ex ambasciatore italiano in Ucraina, a giocare un ruolo centrale dovrà essere l’Europa: “Sia Trump che Putin vogliono un’Ue debole e divisa. L’Europa stessa è a sua volta rimasta offesa dall’esclusione dai negoziati portati avanti tra americani e russi e sta oggi reagendo in maniera coesa e unita, assicurando la continuità degli aiuti economici e militari all’Ucraina. Aiutare Kyiv è infatti fondamentale per la difesa non solo del Paese, ma di tutto il continente europeo: l’Ucraina non sta combattendo solo per garantire la sua sopravvivenza e la sua libertà, sta combattendo per la sicurezza di tutta l’Europa e per la difesa dei valori di libertà, democrazia, pluralismo e rispetto dei principi di diritto internazionale e di autodeterminazione. Sta pagando per questo un pesante tributo di sangue e merita di far parte della famiglia europea. L’Ue, da parte sua, ha il dovere morale ed etico di sostenere l’Ucraina non solo in questa emergenza, ma anche nella sua progressiva marcia di avvicinamento all’Unione”.

 

Anche da un punto di vista prettamente geopolitico, un futuro ingresso dell’Ucraina nell’Ue sarebbe per Zazo un vantaggio per tutti: “Non sarà certo un processo facile, ma per l’Ue sarebbero diversi i benefici nell’accogliere tra i suoi stati membri l’Ucraina. Parliamo innanzitutto di un Paese nel quale l’entusiasmo per i valori europei è forte. L’industria della difesa e le forze armate ucraine sarebbero poi ai vertici nell’Unione, con l’esercito di Kyiv in grado di usare decine di sistemi d’arma sia di produzione Nato che dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia: l’Ucraina rappresenterebbe un avamposto europeo pronto a difendere il continente e a garantirne la stabilità. Da un punto di vista economico parliamo poi di un Paese con grandi potenzialità agricole, energetiche, minerarie, con un forte know how nei settori industriale, metallurgico e digitale, con un'ampia disponibilità di terre rare e con una popolazione mediamente ben istruita. Soppesando il tutto, i vantaggi nell’avere l’Ucraina all’interno dell’Unione supererebbero gli svantaggi”. Il percorso chiaramente sarebbe però lungo e dovrebbe passare necessariamente dal rafforzamento dello Stato di diritto nel Paese e della sua economia - il tutto al netto delle ovvie problematiche sul fronte della sicurezza. “In questo contesto – conclude Zazo – credo sia però fondamentale lavorare per modificare i trattati europei e puntare all'introduzione del principio della maggioranza qualificata, immaginando eventualmente un rafforzamento dell’integrazione europea a diverse velocità. Ricordiamoci che l’Ucraina combatte anche per difendere i valori europei”.

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