La presidenza “imperiale” di Trump, tra bimbi fermati dall'Ice e terrore nelle strade: “La costituzione Usa dovrà resistere altri 3 anni (ma si guarda alle midterms)”
Dall'Ice a Minneapolis al "Board of Peace": l'analisi del professore Giovanni Borgognone. "Trump sta interpretando la presidenza in senso 'imperiale'. I suoi oppositori guardano oggi con grande speranza alle elezioni di midterms, perché un congresso di segno opposto a quello del presidente potrebbe perlomeno rallentare la sua azione"

TRENTO. Tanto “in casa” quanto all'estero, la radicalizzazione dello scontro e l'aumento delle tensioni sembrano sempre di più essere le parole chiave per descrivere la traiettoria politica della seconda amministrazione Trump. Tensioni che, all'indomani della tragica morte della 37enne Renee Good – uccisa a Minneapolis da un colpo di pistola sparato da un agente dell'Immigration and customs enforcement – si registrano negli ultimi giorni in particolare a livello sociale e comunitario nella principale città del Minnesota, prendendo la forma di un conflitto civile a bassa intensità.
Bimbi fermati per strada, negozi chiusi e paura per strada
Qualche esempio? Il Washington Post riporta come solo questo mese siano stati cinque i minori fermati da agenti dell'Ice nello stesso distretto scolastico – nella parte nord di Minneapolis – tra i quali anche un bimbo di 5 anni, fermato insieme al padre sul vialetto di casa di ritorno dalla scuola dell'infanzia e utilizzato, secondo quanto comunicato dal distretto scolastico, come “esca” per bussare alla porta di casa e verificare l'eventuale presenza di altre persone nell'abitazione. Il New York Times parla di un continuo senso di terrore nella comunità di immigrati nella città, tra scuole deserte e volontari pronti fuori dalle scuole d'infanzia a lanciare l'allarme alla vista di agenti dell'Ice. Diversi ristoranti hanno poi ridotto l'orario di apertura o addirittura chiuso, riporta Reuters, permettendo in alcuni casi l'ingresso di un cliente alla volta per evitare raid improvvisi.
Scene che fino allo scorso anno – prima del rientro del tycoon alla Casa Bianca – sarebbero state impensabili e che oggi rappresentano invece la quotidianità per molte comunità negli States.
La presidenza “imperiale” di Trump
“È un'escalation – racconta a il Dolomiti Giovanni Borgognone, professore di Storia delle dottrine politiche all'Università di Torino e attento osservatore delle dinamiche Usa –. Trump sta proseguendo nel solco tracciato da altri interventi effettuati in precedenza. Pensiamo per esempio all'utilizzo della Guardia nazionale a Washington: anche in quel caso questioni che avevano, certamente, un fondamento (dalla criminalità all'emergenza fentanyl fino alla gestione migratoria) sono state utilizzate per giustificare un crescente utilizzo del potere esecutivo”.
Una dinamica che, allargando lo sguardo, informa fin dalla base la strategia politica del presidente Usa: “Trump sta aumentando la tensione sull'intero sistema costituzionale americano – continua il professore – che rappresenta poi la matrice dei sistemi costituzionali moderni: sta interpretando la presidenza in senso 'imperiale', un termine che ci dice molto del potere che il presidente si arroga, espandendo le sue prerogative a seconda delle varie esigenze”.
E da questo punto di vista l'Ice non rappresenta che una delle sfaccettature di questa declinazione radicale del potere presidenziale: “L'uso indiscriminato dell'Immigration and customs enforcement rientra proprio nell'ottica di un esecutivo fuori controllo – spiega ancora Borgognone – che entra in rotta di collisione con i poteri locali, siano governatori o forze dell'ordine. Nella stessa direzione vanno anche le iniziative del dipartimento di Giustizia contro quelle stesse autorità, accusate di aver ostacolato gli ufficiali federali dell'immigrazione”.
A livello storico, dice Borgognone, un paragone rispetto alla situazione odierna potrebbe essere tracciato con gli eventi del maggio 1963: “Quando le forze federali intervennero a Birmingham, in Alabama, per reprimere le proteste per i diritti civili. I cani vennero sguinzagliati e arrivarono a mordere gli attivisti: come nel caso di Renee Good, quelle immagini fecero il giro del mondo e indignarono l'opinione pubblica. Anche all'epoca si parlò di una forma di 'guerra' civile interno alla società americana e oggi, credo, stiamo rivivendo una situazione simile”.
Migrazione e consenso
L'epicentro dello scontro però – perlomeno a livello simbolico – è in questo caso molto più a nord, nel cuore di quel midwest che, per molti versi, rappresenta un terreno di scontro decisivo a livello politico tra democratici e repubblicani: “Il Minnesota e Minneapolis in particolare – spiega il professore – sono stati interessati originariamente da un processo migratorio nordico, più tradizionale nel contesto americano. Negli ultimi decenni però la situazione è cambiata, con importanti flussi in arrivo dalla Somalia e da molti altri Stati africani, oltre che ovviamente dal Messico”. E proprio questi “nuovi” cittadini rappresentano oggi una forza lavoro essenziale in moltissimi settori soprattutto nelle grandi città.
“Molti esercizi – riporta Borgognone – hanno dovuto tenere chiuso perché i dipendenti non volevano recarsi a lavoro per paura di essere arrestati senza motivo. Tra i genitori in molti non hanno mandato i figli a scuola. In generale da Minneapolis emerge un clima di terrore. Al contrario, nelle aree rurali del Minnesota il sentimento generale è ben diverso: secondo recenti sondaggi per molti tra i cittadini che vivono al di fuori del contesto urbano l'attività dell'Ice e le politiche di Trump sono infatti giustificate ed è particolarmente interessante notare come, nonostante il calo del consenso medio di Trump, sul tema dell'immigrazione il tycoon mantenga i suoi elettori”.
In altre parole, lo “zoccolo duro” del voto Maga – rappresentato da un elettorato fondamentalmente bianco, pur se trasversale: negli scorsi anni lo stesso Borgognone ha affrontato nel dettaglio la questione in un libro, “America Bianca: la destra reazionaria dal Ku Klux Klan a Trump”, edito da Carocci – si conferma impermeabile alle accuse sul fronte della gestione migratoria.
“Il futuro? Gli oppositori di Trump sperano nelle midterms, ma la costituzione Usa dovrà resistere altri tre anni”
Il contesto, in definitiva, è talmente esasperato da far parlare qualcuno di veri e propri prodromi di una guerra civile: “Possiamo utilizzare l'espressione in senso allusivo – dice il professore di UniTo – ma quel che è certo è che stiamo osservando forti scontri a vari livelli, tra diversi poteri e ampi strati della cittadinanza. Gli oppositori di Trump guardano oggi con grande speranza alle elezioni di midterms, perché un congresso di segno opposto a quello del presidente potrebbe perlomeno rallentare la sua azione. In ogni caso però, la Costituzione Usa dovrà resistere altri tre anni e quello che continueremo a vedere sarà l'uso 'privato' e 'privatistico' della presidenza da parte di Trump. Un privatismo che va oltre il piano economico e che sfocia nell'esercizio del potere pubblico in ogni sua diramazione”.
La politica estera: l'impulso trumpiano verso un nuovo (dis)ordine internazionale
Compresa, evidentemente, la politica estera: “Sul fronte internazionale – precisa Borgognone – possiamo individuare due fattori d'analisi oggi. Il primo è di lungo termine, e non ascrivibile dunque a Trump: parliamo del progressivo cambiamento del ruolo degli Stati Uniti nel contesto internazionale, dopo che le prospettive di globalizzazione e di interdipendenza economica sono venute meno. L'internazionalismo democratico americano, in altre parole, si è lentamente eroso ed il processo è iniziato ben prima dell'arrivo di Trump alla Casa Bianca”.
Allo stesso modo, il sempre più conflittuale rapporto tra Stati Uniti e Cina precede il tycoon e ha visto momenti di escalation anche durante la presidenza Biden: “Il nazionalismo cinese, con i suoi tratti autoritari, si è giovato della globalizzazione, fruendo dei benefici di un mercato globale integrato. Lo stesso Biden era arrivato a dire 'buy american', in una sorta di sovranismo economico che è diventato un nuovo tratto caratteristico a livello globale”.
Guardando però al contributo personale di Trump, è possibile individuare una serie di impulsi verso un nuovo (dis)ordine mondiale: “Pensiamo per esempio al Board of Peace – dice Borgognone – che Trump sta cercando di gestire in maniera personalistica e che, per molti, rappresenta un esempio della sua volontà di distruggere e rimodellare il presente ordine internazionale, di sostituirsi alle stesse Nazioni Unite. Nel suo statuto infatti si fa riferimento non solo alla gestione del processo di pace a Gaza, ma anche a eventuali contesti futuri, ponendosi dunque come possibile alternativa futura all'Onu sotto un'egemonia americana”.
La storia e l'accelerazione dei processi
“Come storici – conclude il professore – ci accorgiamo oggi che siamo di fronte a un'accelerazione dei fenomeni sul quadro internazionale. Nemmeno dieci anni dopo la pubblicazione di un manuale sulla storia degli Stati Uniti per esempio, nel 2013, per la nuova edizione nel 2021 mi son trovato a dover inserire un intero capitolo per analizzare l'era Trump. E se dovessi fare la stessa cosa oggi ci sarebbero ovviamente moltissimi elementi da aggiungere. Siamo in un tempo di accelerazione continua e ci stiamo domandando come il mondo stia cambiando. È sicuramente una fase storica peculiare”.












