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''Siamo esasperati: basta mafia delle malghe'', gli allevatori non parteciperanno alla tradizionale manifestazione ''Giovenche di razza Rendena''

Una protesta che rappresenta un forte grido d'allarme e si riconduce alle modalità di gestione delle malghe che è "sempre di più nelle mani di speculatori e società fittizie, un sistema che la stampa non ha esitato a definire 'mafia dei pascoli' e che nulla ha a che fare con l’alpeggio, la montagna e la cura del paesaggio"

Di Luca Andreazza - 12 giugno 2021 - 06:01

TRENTO. "Siamo veramente esasperati e diciamo a gran voce basta". Si conclude così una lettera (sotto in forma integrale) dell'Unione allevatori val Rendena. L'associazione annuncia una clamorosa protesta e non parteciperà alla tradizionale "Giovenche di razza Rendena 2021", manifestazione zootecnica tra le più seguite e le più significative dell'arco alpino. 

 

"L’alpeggio estivo dei bovini in malga - si legge nella lettera dell'Unione allevatori - è l’attività fondamentale e più caratteristica dell’attuale sistema zootecnico della val Rendena. Da secoli questa pratica fa parte del patrimonio storico, culturale, ambientale, professionale e sociale della comunità residente. Le comunità di montagna come quella rendenese hanno l’obbligo morale e istituzionale di tutelare il territorio montano con le sue caratteristiche e peculiarità. L'attività di alpeggio va considerata come un 'bene collettivo', la cui continuità si può garantire solo favorendo la gestione degli alpeggi da parte del maggior numero possibile di allevatori locali, gli unici in grado di presidiare il territorio in modo adeguato, diffuso e costante, rispettando i 'sacri canoni' della tradizione".

 

Una protesta che rappresenta un forte grido d'allarme e si riconduce alle modalità di gestione delle malghe che è "sempre di più nelle mani di speculatori e società fittizie, un sistema che la stampa non ha esitato a definire 'mafia dei pascoli' e che nulla ha a che fare con l’alpeggio, la montagna e la cura del paesaggio".

 

Un nodo che parte da lontano, l'anno scorso L'Unione allevatori, A.n.a.re e l’Associazione agriturismo trentino avevano evidenziato le criticità per cui in piena emergenza Covid-19 le malghe andavano a bando con affitti quadruplicati e l'inserimento da parte di realtà extra provinciali (Qui articolo).

 

"Oggi - dice l'Unione - molti di questi episodi portano la firma di persone (talvolta organizzate in plurime società fittizie di prestanome) residenti e attive a livello locale, le quali possono anche non avere nulla a che fare col complesso e impegnativo lavoro dell’agricoltura e dell’allevamento reale. Tutto ciò è permesso dalla normativa distorsiva che regolamenta l’utilizzo dei fondi europei destinati all’agricoltura, normativa che anziché favorire lo sviluppo sostenibile della zootecnia di montagna, la sta trasformando in una sorta di 'paradiso fiscale' per investitori senza scrupoli, fenomeno che, per questioni di concorrenza sleale, sta mettendo in croce le aziende tipiche e caratteristiche, che fino ad oggi con grande sacrificio sono rimaste attive sul territorio, nonostante la bassa redditività del settore".

 

Gli allevatori trentini, che spesso si sono messi in gioco, una convergenza sul settore turistico tra "Le giornate sugli alpeggi", "Alba in malga" e altre iniziative sparse sui territori, sono molto preoccupati per queste dinamiche.

 

"Tra gli allevatori predominano, infatti, sempre più i sentimenti di preoccupazione, sconforto e rassegnazione a causa di questi 'speculatori' diversi di loro si stanno rassegnando all’epilogo. La situazione è gravissima e senza precedenti".

 

Da qui la decisione di protestare e non partecipare alla manifestazione: "Un momento di festa identitaria per allevatori, residenti e turisti della Val Rendena. Ma sentiamo il dovere morale di schierarci parte attiva contro chi specula sul futuro della nostra valle e quindi delle generazioni future. Si deve intervenire prima che sia troppo tardi per trovare una soluzione. Purtroppo ci vediamo costretti, in occasione della nostra bellissima manifestazione zootecnica di fine estate, a ingoiare il nostro orgoglio e indossare simbolicamente la fascia del lutto, nella speranza che si trovi un modo per ridare speranza a un’agricoltura di montagna, in queste condizioni destinata inesorabilmente a un’amara estinzione".

 

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