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| 12 nov 2022 | 05:01

Dal treno delle Dolomiti alla Ztl in quota per proteggere l'ambiente e migliorare la vivibilità in montagna, gli industriali: ''La chiave sono le infrastrutture"

Le associazioni Assoimprenditori Alto Adige, Confindustria Belluno Dolomiti e Confindustria Trento hanno commissionato all’Università di Padova per un progetto sovraterritoriale con una visione di lungo termine che vuole migliorare la vivibilità, stimolare l'economia, evitare l'overtourism e salvaguardare la montagna

TRENTO. Un ring ferroviario delle Dolomiti, una Ztl in quota e il potenziamento delle infrastrutture per collegare meglio i territori di montagna all'insegna delle soluzioni sostenibili. Il tutto inserito nella cornice sovraterritoriale per una visione di lungo termine che vuole migliorare la vivibilità, stimolare l'economia, evitare l'overtourism e salvaguardare la montagna. Questi gli obiettivi dello studio che Assoimprenditori Alto Adige, Confindustria Belluno Dolomiti e Confindustria Trento hanno commissionato all’Università di Padova.

 

"Le Dolomiti - commenta Paolo Mazzalai, past president, ora nella squadra di vertice di Confindustria e responsabile del progetto per l'associazione trentina con Hansjörg Jocher (Alto Adige) e Vittorio Zollet (Belluno) - sono un patrimonio Unesco e non sono nostre, dobbiamo restituirle alle future generazioni nel modo migliore possibile. Il sogno è quello di vedere un il territorio protetto e con un'offerta di mobilità adeguata per almeno i prossimi 30 anni". 

I dettagli dello studio sono stati illustrati da Riccardo Rossi, professore dell’Università di Padova, che ha elaborato il progetto con il suo team. Lo spunto è offerto dalle Olimpiadi invernali del 2026, che interesseranno Belluno, Trento e Bolzano, ma l’orizzonte è più ambizioso e più ampio: si punta a un progetto che guarda al lungo termine.

 

 

Una visione che ruota attorno a un modello che vede i territori dolomitici connessi tra loro e con le loro "terre alte" attraverso una rete stradale e ferroviaria più efficiente e più integrata. "Si è cercato di analizzare i problemi di mobilità e di individuare possibili soluzioni", aggiunge Mazzalai. "C'è l'idea del completamento del ring ferroviario ma anche di implementare altre infrastrutture che si possono adattare in base alle variabili: il flusso è diverso in inverno e in estate, così come nelle altre stagioni. L'obiettivo è proteggere l'ambiente attraverso la proposta di una mobilità adeguata".

 

Si parte dalla recente triplice alleanza tra Trento, Bolzano e Belluno per introdurre la zona a traffico limitato in quota e incentivare l'utilizzo di mezzi sostenibili, cioè "Dolomiti low emission zone", 2 anni sperimentali di regolamentazione del traffico stradale del passo Gardena, passo Sella, passo Pordoi e passo di Campolongo, con i relativi territori circostanti. 

 

In agosto si sono arrivate a contare sui passi trentini in media 10.600 veicoli ogni giorno mentre in quel di Levico nel periodo prima di Covid oltre 43 mila vetture in transito a fronte di un 7% che utilizza la ferrovia, qui si inserisce la necessità di spingere sull'elettrificazione. Un altro dato è che Nord Est il 20% utilizzi i mezzi pubblici e l'80% il veicolo privato. Insomma, c'è molto lavoro per sviluppare una mobilità sostenibile per disinnescare l'overtourism, migliorare l'esperienza e proteggere ambienti che restano fragili e delicati. 

 

Poi c'è il "metodo Braies". In forte sofferenza per l'eccessivo afflusso di turisti, la sperimentazione altoatesina evidenzia una riduzione del 25% dei passaggi totali e il rafforzamento del ricorso a bus e trasporto pubblico. Un modello da esportare. Ma in via generale una difficoltà è dettata dalle norme.

 

 

"Ci sono alcune limitazioni in quanto l'area insiste dal punto di vista amministrativo su tre territori e in questo progetto si è cercare di fare sintesi sulle criticità ma soprattutto sulle opportunità", dice Mazzalai, mentre Roberto Andreatta, dirigente generale dei trasporti trentini, prosegue: "Si devono sviluppare due ambiti, quello gestionale e quello infrastrutturale. Il codice della strada non permette di chiudere le arterie di transito a carattere sovraregionale, se non in situazione eccezionale. Si lavora nel quadro normativo con Fondazione Unesco e ministero per replicare quanto disposto per la navigazione del lago di Garda". 

 

Poi c'è la digitalizzazione. "Trentino Marketing e Tsm - continua Andreatta - analizzano le piattaforme e i set di dati per implementare una control room in grado di gestire e di regolare i flussi, anche mediante le celle telefoniche, come avviene a Venezia. Una prospettiva quindi non coercitiva ma orientativa e informativa sulla falsariga dei musei. Prima di accedere agli spazi museali è possibile monitorare la situazione e se la destinazione è sovraffollata si può organizzare un'uscita diversa e questo permette anche una ridistribuzione e un equilibrio economico dei territorio". 

 

Il progetto “Dolomiti low emission zone”, infatti si articola in sei azioni: regolamentazione del traffico con sistema digitale; creazione e digitalizzazione di aree di parcheggio di interscambio; rafforzamento del trasporto pubblico locale; incentivazione degli impianti di risalita; incentivazione della mobilità attiva; miglioramento della qualità della vita e dell’esperienza turistica. Si aggiunge il proposito di sviluppare le infrastrutture. 

 

E nel Bellunese sono diversi i desiderata tra il prolungamento dell'A27 e il potenziamento dell'Allemagna, le varianti di Longarone e Cortina, il collegamento Destra e Sinistra Piave e una viabilità migliore nel feltrino. In generale poi si intendono sviluppare collegamenti verso le valli con investimenti nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie. In ottica Olimpiadi ma non tutto può essere completato entro il 2026. 

 

"Il prossimo step è quello delle valutazioni scientifiche per analizzare i benefici per i territori e per le aziende. Si può poi lavorare per stralci funzionali. Non tutti i lavori possono essere iniziati e terminati per i Giochi olimpici ma la prospettiva è di più ampio respiro", dice Vittorio Zollet per Confindustria Belluno Dolomiti mentre Maria Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, aggiunge: "Le infrastrutture costituiscono un tema centrale per lo sviluppo della montagna. La collaborazione con le Associazioni di Trento e di Bolzano è importante perché per trattare la questione è necessario un approccio integrato tra territori, gli sforzi e la programmazione sono chiavi fondamentali. Nell’area dolomitica, patrimonio Unesco, si tratta di un passaggio  strategico soprattutto se guardiamo al futuro, anche imminente. La Provincia di Belluno ha molto in comune con Trento e Bolzano: le Dolomiti, ma anche un patrimonio valoriale e di impresa unico, l’anima manifatturiera e la vocazione turistica. Non sfugge a nessuno, però, che tra noi ci siano anche delle differenze macroscopiche se guardiamo al modello di governo che ha segnato spesso un solco tra questi territori così simili".

 

La palla ritorna ora nella metà campo dell'Università di Padova per tutti gli ulteriori approfondimenti. Una migliore viabilità può inserirsi nella cornice della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Qui si analizzano i dati a livello tecnico e poi arriverà il tempo delle scelte. 

 

"Quello che mi preme ribadire - commenta Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento - è in primo luogo che il lavoro che siamo andati a intraprendere corrisponde a un atto di responsabilità. Di fronte alla necessità, evidenziata nel dibattito pubblico, di allestire un ambiente idoneo alle Olimpiadi in programma nel 2026, le nostre associazioni si sono chieste se non fosse il caso di adottare un approccio di più ampio respiro, nel tempo e nello spazio. Abbiamo condiviso con gli industriali dei territori confinanti l’opportunità di immaginare azioni utili a uno sviluppo sostenibile della montagna e abbiamo identificato una serie di interventi possibili e anzi auspicabili. Siamo, come d’abitudine, a presentare i risultati di questo processo alle nostre comunità, perché esse possano contribuire a definire i termini di una strategia in fase di costruzione. Il percorso fatto fin qui è infatti propedeutico a un lavoro di analisi più ampio, per il quale ugualmente sarà cruciale l’apporto di tutti gli stakeholder".

 

Una viabilità e infrastrutture più efficienti possono abbattere il traffico e ridurre l'inquinamento. Un progetto o un "sogno" per meglio connettere i territori che vivono attorno alle Dolomiti all’insegna della sostenibilità. "Abbiamo la fortuna di vivere e lavorare in un territorio in cui il resto del mondo sogna di fare le vacanze. Questa bellezza va preservata, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di collegamenti moderni ed efficienti e di un sistema di mobilità sostenibile che garantisca competitività al nostro territorio. Da questo punto di vista le nostre imprese con le loro soluzioni innovative possono dare un contributo decisivo. Decisiva è anche la collaborazione con gli amici di Belluno e di Trento: le grandi sfide verso il futuro, la mobilità sostenibile è una di queste, possiamo vincerle solo insieme e fare squadra è il modo migliore per affrontarle", conclude Heiner Oberrauch, presidente di Assoimprenditori Alto Adige.

 

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