Al rifugio Morelli Buzzi "alpinisti che fuggono dalla montagna consumistica". Il gestore: "Qui un ambiente ancora selvaggio, integro e autentico"
In un'epoca in cui le terre alte vengono prese d'assalto, luoghi rimasti ancora autentici paiono essere diventati quasi introvabili. Il gestore del rifugio Morelli Buzzi: "Qui l'ambiente è incontaminato, selvaggio. Molte persone arrivano cercando proprio questo, forse stufe di quella montagna consumistica di cui le Alpi ormai sono piene"

CUNEO. "Vivo e lavoro da sempre in Valle Gesso, e da quando gestisco il Morelli Buzzi, mi sono reso conto di cose che prima non avevo mai immaginato. Sto parlando di turismo escursionistico e alpinistico". Esordisce così, in una riflessione che abbraccia le terre alte e i suoi frequentatori, Paolo Giraudo, gestore del rifugio Morelli Buzzi, che sorge nell'incantevole Vallone di Lourousa a quota 2.351, nel cuore del Parco delle Alpi Marittime, raccontando un'esperienza che molto si allontana da quelle di rifugisti che, invece, raccontano una montagna (letteralmente) presa d'assalto da turisti spesso impreparati.
"La prima indicazione folgorante, mi arrivò nel 2018, il primo anno di gestione, quando arrivò un anziano tedesco dal Rifugio Genova. Alto, magro, con un grande zaino e piuttosto provato. Conosceva tutti i gestori dei rifugi e frequentava l'alta Valle da quasi 40 anni. Sapeva i nomi di ognuno di noi e anche quelli dei gestori precedenti del Morelli, compreso il mitico Piacenza, che ancora oggi secondo me, vive in questi luoghi, talmente viene ricordato".
La riflessione dell'attuale gestore del rifugio, condivisa sui social, prosegue descrivendo ancora l'alpinista straniero: "Mi disse che aspettava l'estate per tornare a vivere questi luoghi. Ha portato tanti amici e conoscenti, molti dei quali si sono affezionati come lui. Conosceva la storia dei Reali, della caccia, della guerra e delle strade e le caserme militari, delle prime scalate dei grandi dell'alpinismo, e i nomi delle 26 cime sopra i 3.000 metri che abbiamo qua".
Una storia, quello del personaggio 'raccontato' da Giraudo, che ha condotto il rifugista a riflettere sul perché l'alpinista tedesco scegliesse sempre gli stessi luoghi: "Tornava qui perché questo ambiente è incontaminato, autentico, selvaggio, integro. E gli piaceva anche il modo autentico dei vari gestori dei rifugi, ognuno con la sua storia, ognuno con la sua visione, i suoi pregi e i suoi difetti".
"Quando si ha la possibilità di parlare con questi personaggi, allora è tutto più chiaro. Sulle Marittime ad alta quota queste persone aumentano. Io almeno al Morelli Buzzi noto questo. Non c'è molto da fare, solamente gestire e interagire nel migliore dei modi. Certamente di miglioramenti ne abbiamo sempre bisogno. Ma molte più persone arrivano qui cercando questo, forse stufi di quella montagna consumistica di cui le Alpi ormai sono piene".
Un tipo di frequentazione che si allontana da quella divenuta ormai caratteristica invece non soltanto di altre zone delle Alpi ma anche delle Dolomiti, dove i rifugisti lamentano la massiccia presenza non soltanto di alpinisti ma anche di escursionisti fin troppo spesso impreparati. A raccontarlo a Il Dolomiti era stato anche il gestore del rifugio Tosa Pedrotti Franco Nicolini, che qualche tempo fa dichiarava: "Un tempo arrivavano qui alpinisti ed escursionisti. Con l'esplosione dei social a queste due categorie se n'è aggiunta un'altra, quella dei turisti di montagna. Il problema più grande sta in una narrazione completamente sbagliata: oggi i più sono convinti di essere grandi esperti solo perché hanno guardato qualche video su YouTube. La montagna, invece, è tutt'altro".
Un problema che, fortunatamente, non interessa la Valle Gesso, che ancora conserva il suo animo autentico: "Ciò che mi fa riflettere - conclude il gestore del Morelli guardando alla propria zona - è che qua, a differenza di altri posti, i turisti della montagna vengono per quello che c’è, non per ciò che viene offerto loro. Dopo quel signore tedesco ne sono passati molti altri, di ogni nazionalità, e anche molti italiani con cui abbiamo condiviso questi temi. Questo secondo me può essere uno spunto di riflessione costruttivo e profondo".


















