"I rifugi del futuro? Essenziali e sostenibili", il Cai verso una nuova "certificazione ambientale": "No agli sprechi e ai 'circhi equestri' in quota"
Il Cai sta cercando di dare una direzione sempre più concreta al 'domani' dei rifugi: "Questo significherà dover spiegare a molti perché non ci si possa fare la doccia ogni giorno, ma ciò non ci spaventa. Molto più preoccupanti sono quei ‘circhi equestri’ che hanno iniziato a prendere piede e che in montagna non hanno ragion d'essere: il rifugio è bello perché ti rendi conto di quante cose non ti servono nella vita"

TRENTO. Guardare al futuro è sinonimo d'innovazione. Farlo, non significa tuttavia escludere la tradizione o tradire l'irrinunciabile anima di strutture che da lungo tempo abitano il mondo (e le sue montagne). A partire da questi presupposti, il Club alpino italiano sta cercando di dare una direzione sempre più concreta al 'domani' dei rifugi: "La volontà è quella di creare una certificazione ambientale dedicata ai punti d'approdo in quota, guardando all'ambiente", anticipa Giacomo Benedetti, vicepresidente generale del Cai a Il Dolomiti.
Si parte "dallo smaltimento dei reflui e si arriva al consumo di energia o di acqua, elementi di vitale importanza per consentire a un'attività di proseguire - esordisce Benedetti -. Le nostre sono riflessioni partite già da anni, che abbiamo cercato di concretizzare attraverso bandi e finanziamenti ma che ora vorremmo finalmente mettere nero su bianco, elaborando un vero e proprio protocollo con regole e caratteristiche che i rifugi dovrebbero avere".
"Le certificazioni esistenti sono infatti calibrate principalmente sulle realtà di fondovalle e pianura - fa notare il vicepresidente -. In quota, la storia cambia ed è per questo che vorremmo intervenire, elaborando una certificazione ambientale più completa e strutturata. Per certi versi, i rifugi li potremmo definire delle 'bombe ecologiche' poiché, anche se non più inquinanti di altre strutture, sono inseriti in contesti molto fragili", prosegue.
Individuare indicatori 'reali' ma soprattutto giusti per strutture che sorgono in quota, che permettano di controllare che "tutto sia come dovrebbe essere ma soprattutto far sì che tutti i rifugi possano divenire luoghi sempre più attenti all'ambiente e virtuosi". Per farlo, sarà necessario "rimodulare le certificazioni esistenti" senza dimenticare i cambiamenti climatici in atto.
"Ad oggi possiamo dire di essere ben a conoscenza dei problemi che ci sono: gli argomenti di cui parliamo non sono nuovi. La nostra struttura operativa si riunisce periodicamente: ci vorrà del tempo tecnico per mettere su carta i ragionamenti fatti, perfezionandoli - sottolinea ancora -. Non è un lavoro da poco, ma voglio pensare che entro quest'autunno saremo riusciti ad abbozzare gran parte del progetto con tanto di 'range' dedicati prettamente alle strutture di montagna".
Il rischio di non intervenire con un progetto 'ad hoc' potrebbe essere "anzitutto la chiusura di molti rifugi a causa della carenza di risorse", avverte Benedetti. Così era accaduto a luglio del 2022 al rifugio Gonella ai piedi del Monte Bianco che, esaurite le fonti di approvvigionamento idrico, aveva dovuto dire ‘addio’ alla stagione estiva: "Vorremmo prevenire piuttosto che 'curare' - aggiunge il vicepresidente generale del Cai -. Puntiamo a rifugi sempre più autosufficienti e con costumi sempre più bassi. Un traguardo utopico? Forse, ma direi che la direzione che vogliamo prendere è proprio quella".
Sarà quindi necessario individuare delle soluzioni che consentano di ridurre ad esempio il consumo di acqua, garantendo ai rifugi di tenere aperto quale che siano le condizioni meteorologiche o le temperature. Allo stesso modo sarà necessario "studiare bene la questione dell'approvvigionamento elettrico, da garantire non soltanto con l'utilizzo del fotovoltaico, che comunque rappresenta una valida soluzione".
Una "visione futuristica", quella del Cai. Un futuro che abbraccia l'ambiente e la sostenibilità ma che non scorda di tenersi stretta la tradizione: "Essenzialità e sobrietà sono le caratteristiche che una struttura di montagna dovrebbe avere. Il superfluo e le proposte 'commercialmente' interessanti pensiamo invece andrebbero lasciate ai luoghi di fondovalle: altrimenti si rischia di rendere 'tutto' uguale e, soprattutto, di privare i rifugi alpini della loro componente più preziosa: la loro anima".
Alle soluzioni 'green', nella lista dei 'punti' dedicati ai "rifugi del futuro", secondo il vicepresidente Benedetti sarebbe necessario affiancare anche "la differenziazione fra ristorante o albergo e rifugio, che non devono essere confusi, tantomeno in termini di opportunità - conclude -. Ok a cene e spettacoli ma fino a un certo punto, perché il meccanismo dei 'servizi aggiuntivi' non soltanto rischia di 'scippare' l'anima dei luoghi di montagna ma incide anche in termini di energia consumata, oltre che a livello di inquinamento (ad esempio acustico o luminoso ndr)".
"Insomma, la nostra volontà è quella di puntare all'innovazione, abbracciandola per migliorare e permettere ai rifugi di continuare a vivere preservando l'ambiente. Questo, inevitabilmente significherà dover continuare a spiegare ai molti che approdano in quota perché non ci si possa fare la doccia ogni giorno, ma ciò non ci spaventa. Molto più preoccupanti sono invece quei ‘circhi equestri’ che hanno iniziato a prendere piede in alcune zone e che non hanno ragion d'essere in montagna: il rifugio, è bello perché ti rendi conto di quante cose non ti servono nella vita".











