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| 01 feb 2023 | 18:24

In Alto Adige si allevano 181.479 capi fra bovini, capre e pecore: 10mila in meno rispetto al 2022. Ma la colpa è dei lupi o della crisi energetica?

Nel giro di un anno in Alto Adige i capi di bestiame allevati sono calati del 5,5% ma mentre la Provincia di Bolzano si preoccupa di trovare un modo per abbattere i lupi “problematici” dovrebbe pensare ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e della crisi energetica che secondo Coldiretti hanno fatto aumentare i costi di produzione del 23,1%

In Alto Adige si allevano 181.479 capi fra bovini, capre e pecore: 10mila in meno rispetto al 2022
di Tiziano Grottolo

BOLZANO. Stando agli ultimi dati disponibili, a gennaio 2023, in Alto Adige si contano 118.419 bovini, 26.945 caprini e 36.115 ovini, con una diminuzione di circa 10.000 capi rispetto all’anno precedente. Questi almeno i dati forniti dalla Provincia di Bolzano che in questi giorni, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Arnold Schuler, ha stanziato 607.000 euro per le spese del Servizio veterinario provinciale.

 

La voce più consistente continua a essere il pagamento di 500.000 euro all’Istituto sperimentale veneto per gli esami diagnostici per il controllo delle malattie animali, che servono a determinare efficacemente lo stato di salute del bestiame. Negli ultimi anni, le numerose attività ufficiali di controllo delle malattie animali hanno portato a risultati eccellenti, tanto che il budget per gli indennizzi per l’abbattimento degli animali malati ha potuto essere ridotto notevolmente.

 

“I nostri agricoltori hanno a cuore il loro bestiame e il Servizio veterinario provinciale li sostiene in questo”, afferma l’assessore provinciale Schuler. Sempre per venire incontro alle richieste degli allevatori la maggioranza del Consiglio provinciale di Bolzano ha recentemente approvato una mozione, presentata da Josef Unterholzner (Enzian) e sottoscritta da Andreas Leiter Reber, Ulli Mair (Die Freiheitlichen), Franz Locher, Manfred Vallazza e Paula Bacher (Svp), per sollecitare il Governo e il Parlamento “a creare le basi per consentire, laddove necessario, l’abbattimento, in tempi brevi e senza ostali burocratici dei grandi carnivori problematici”.

 

“Sul breve termine – aveva dichiarato in precedenza lo stesso Schuler – puntiamo all’aumento dei prelievi individuali, mentre sul medio termine stiamo lavorando per giungere a una regolamentazione della popolazione di predatori”. Secondo alcune delle principali associazioni di categoria la presenza dei lupi metterebbe a rischio la sopravvivenza degli allevamenti altoatesini. Da qui la richiesta di norme meno restrittive per gli abbattimenti.

 

“Il problema – spiegava il consigliere provinciale dei Verdi-Grüne Riccardo Dello Sbarba – è che da tempo è in corso un braccio di ferro tra la Provincia e l’associazione degli agricoltori che scoraggia i propri iscritti dall’utilizzare le misure alternative come le recinzioni elettrificate e i cani da guardiania”. Anche in Alto Adige, come in Trentino, le autorità finanziano la costruzione di queste opere comprendo i costi economici. Tuttavia, soprattutto in provincia di Bolzano, queste opere sono poco utilizzate.

 

Ma il calo di 10mila capi (il 5,5% di tutti i bovini, le capre e le pecore allevate) può davvero essere imputabile ai lupi? Innanzitutto va precisato che gli ultimi dati disponibili (del 2021) parlano di poco più di una trentina di esemplari presenti sul territorio altoatesino. La presenza degli orsi è invece considerata in calo. Sempre nel 2021, riferisce la Provincia, i danni causati dagli attacchi al bestiame sono stati compensati con un importo di 54.200 euro, mentre nel 2020 erano stati predati un centinaio di capi (17.911 euro), fra cui 96 pecore. Cifre che non possono di certo giustificare un calo così consistente fra i capi di bestiame.

 

Piuttosto, la probabile causa della chiusura di alcune aziende agricole va ricercata nell’aumento dei costi di produzione che secondo Coldiretti Trentino Alto Adige sono cresciuti, in media, del 23,1%. Come spiega l’associazione di categoria, durante lo scorso anno sono aumentati sensibilmente i prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori (+23,6%) con balzi che riguardano i fertilizzanti (+63,4%), i prodotti energetici (+49,7%) e gli alimenti per animali (+25,1%).

 

“L’incremento dei costi si è ampliato e consolidato nel corso del 2022 – precisa Coldiretti Trentino Alto Adige – in buona parte per le conseguenze del conflitto in corso in Ucraina che ha prodotto una forte instabilità dei mercati internazionali delle materie prime agricole e dei prodotti energetici”. Così lo scorso anno sono calate le imprese agricole, un saldo negativo di 3.363 aziende. Alcune di queste imprese (invece che dai lupi) sono state colpite anche dagli effetti dei cambiamenti climatici come la siccità che ha costretto alcuni malgari a chiudere in anticipo la stagione per via della mancanza d’acqua. Ciò ovviamente non significa che il ritorno dei grandi carnivori sull’arco alpino non vada affrontato ma di certo la soluzione non può essere quella di limitarsi a gridare al lupo”. 

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