''Innevamento artificiale? Impoverisce il suolo, la vegetazione e aumenta i rischi erosione", lo studio sulla neve ''da cannoni'': ''Consumano energia per 150mila persone''
Lo studio su neve e cambiamenti climatici elaborato da un gruppo di lavoro capitanato da Elide Mussner, candidata dei Verdi altoatesini alle elezioni provinciali: "Alle diverse criticità si aggiunge il massiccio consumo di energia, che dal 2000 al 2020 è più che raddoppiato e ha raggiunto 134 milioni di kWh. Di fronte all'evidente sfida climatica, la soluzione non può essere un continuo potenziamento dell'infrastruttura per la produzione di neve artificiale"

BOLZANO. Tra crisi climatica e aumento delle temperature è giunto il tempo di pensare al futuro del turismo in quota (o meglio ancora ripensarlo), domandandosi se ancora si possa ritenere l'innevamento artificiale come soluzione e riflettere su quali conseguenze questa pratica, sempre più necessaria per garantire piste bianche e pronte ad accogliere sciatori e turisti, possa o potrà avere. Risposte, che i Verdi Grüne Vërc hanno provato a dare attraverso uno studio presentato oggi.
Un argomento di stringente attualità affrontato anche all’interno del dossier Nevediversa 2023 elaborato da Legambiente: “In Italia, complice la crisi climatica, è Sos neve. Una neve sempre più rara e sempre più costosa, dato che per compensare la mancanza di quella naturale, l'Italia punta sull'innevamento artificiale, una pratica non sostenibile e alquanto cara sperperando anche soldi pubblici”.
Al punto di Legambiente sulla situazione delle terre alte in Italia si aggiunge ora anche lo studio elaborato dai Verdi dell'Alto Adige. Il gruppo di lavoro è stato chiamato in causa da Elide Mussner, candidata alle elezioni provinciali, per cercare di dare una risposta chiara e scientificamente coerente alle domande legate al futuro del turismo invernale. Per farlo, il gruppo si è riunito durante l’estate 2023 per studiare ed esaminare ricerche scientifiche condotte sull’impatto della neve artificiale sul sottosuolo e sull'ambiente: "Faccio parte di quella generazione che è nata con i cannoni da neve davanti alla porta – ha dichiarato Mussner -. La produzione di neve artificiale ormai fa parte della cultura del luogo e come spesso accade, si stenta a mettere in discussione ciò che si conosce da sempre".
"Ci dicono che la produzione di neve artificiale è una cosa naturale, che si tratta 'solo' di acqua che viene prelevata, ghiacciata e poi di nuovo inserita nel ciclo naturale in primavera. Ma è davvero così?". Una domanda che in tempi di cambiamento climatico dovrebbe sorgere più che mai spontanea e alla quale "è importante dare risposte chiare. L'attuale monocultura invernale ha avuto una legittimità economica in passato. Oggi però risulta essere un freno alla trasformazione economica di cui abbiamo bisogno, perché si continua a guardare al passato invece di guardare al futuro".
Il gruppo di lavoro ha preso in mano studi scientifici condotti sulle Alpi a diverse altitudini (tra i 1.000 e i 2.500 metri) guardando alla pratica dell'innevamento artificiale, per raccontare in primis le differenze fra neve naturale e neve artificiale: "Gli studi dimostrano che i prati innevati artificialmente presentano un numero minore di specie rispetto ai prati naturali, inoltre l’apparato radicale della vegetazione sulle piste viene alterato: le radici sono più fini, più corte, meno profonde e hanno una densità maggiore, ovvero ce ne sono di più in un metro quadrato di terreno".
Lo scopo dello studio, in particolare, è stato infatti quello di capire gli effetti sul suolo, sulla vegetazione e sulla biodiversità dell'innevamento artificiale, della battitura delle piste e i movimenti di terreno dovuti alla loro costruzione. "I risultati parlano chiaro: l’innevamento artificiale dei terreni e la battitura delle piste impoveriscono il suolo, ritardano la vegetazione e aumentano il rischio di erosione. Effetti che non aiutano certo a proteggere il delicato equilibrio dell’ecosistema alpino in uno scenario di precarietà climatica".
Agli effetti sul terreno si aggiunge la criticità del massiccio consumo di energia del settore sciistico: consumo di energia che dal 2000 al 2020, "è più che raddoppiato e ha raggiunto 134 milioni di kWh. Per il 2020 equivale al consumo energetico di 150mila persone in un anno".
In provincia di Bolzano ci sono complessivamente 43 chilometri quadrati di piste da sci, una superficie grande quasi come il doppio della città di Bolzano. Per innevarle, ogni anno vengono impiegati undici milioni di metri cubi di acqua, un terzo in più del consumo annuo di acqua potabile della città di Bolzano. I mezzi battipista consumano ogni anno fra i 4 e i 6 milioni di litri di gasolio, che corrispondono a circa 16mila tonnellate di CO2 rilasciate in atmosfera (come se un'auto facesse il giro del mondo 2.700 volte ndr).
Di fronte ai dati raccolti e all’evidente sfida climatica, "la soluzione non può essere un continuo potenziamento dell’infrastruttura per la produzione di neve artificiale. È giunto il momento di guardare avanti e cercare nuove strade che permettano al turismo invernale di svilupparsi verso una diversificazione dell’offerta, che dovrà essere meno impattante, più responsabile verso l'uso delle risorse, più resiliente ai fenomeni climatici, più sostenibile sia dal punto di vista sociale che economico".












