"Paura, fame e il 'mal del campanil'", una notte in un avamposto militare della Grande Guerra: "Lo abbiamo ristrutturato per continuare a ricordare”
Il gestore del rifugio Col Gallina: "Abbiamo deciso di sistemare un vecchio ricovero di guerra, facendo in modo che vi si possa trascorrere anche la notte all'interno". Un'esperienza di adattamento ma anche modo per tenere viva la memoria di quanto è stato: "Troppo spesso ci scordiamo di ricordare"

CORTINA D'AMPEZZO. Paura, fame, freddo e il 'mal del campanil', ossia la nostalgia di casa. "Possiamo solo (o forse nemmeno) immaginare la vita di un soldato sulle Dolomiti durante la Prima Guerra mondiale. Leggendo i libri di storia e documentandoci a fondo abbiamo non a caso deciso di provare a ricostruire, nel concreto, qualcosa di quello che molti hanno vissuto 'rievocandolo' all'interno di un avamposto militare ristrutturato sul Col Gallina". Sono le parole del gestore dell'omonimo rifugio Raniero Campigotto, che con la collaborazione delle guide alpine e delle guide storiche ampezzane ha dato vita a un'iniziativa che abbraccia storia, turismo e gastronomia.

"Ci scordiamo spesso di ricordare - esordisce il rifugista -. La nostra vuole essere un'iniziativa che, insieme ad altre in quota (come le visite alle trincee ndr) diventi modo per tenere viva la memoria". Sul Lagazuoi gallerie e trincee sono state da anni sistemate per permettere agli escursionisti di visitarle: "Ora sul Col Gallina abbiamo deciso di sistemare anche un vecchio ricovero di guerra, facendo in modo che vi si possa trascorrere anche la notte all'interno". Esperienza proposta solo in inverno, "quando tutto il resto non è visitabile poiché ricoperto da neve".
L'idea parte dalle tante visite guidate fatte in zona, anche con scolaresche: "Siamo partiti nel 2007, con un buon periodo di stop dato dalla pandemia - fa sapere Campigotto -. Le escursioni le abbiamo sempre fatte ma fino a poco tempo fa i baraccamenti presenti sul Col Gallina non erano pronti ad ospitare nessuno". Ora, grazie ai lavori di ristrutturazione che hanno previsto la messa a nuovo dei ricoveri militari "mantenendo quel che si poteva tenere del vecchio legno", l'avamposto è pronto a ospitare i turisti che decideranno anche di trascorrervi la notte.
"Tutto è stato pensato nei dettagli - prosegue il rifugista -. Si partirà dal rifugio Col Gallina alla volta del caposaldo con una guida alpina, che accompagnerà gli escursionisti lungo un percorso di 3 chilometri con 400 metri di dislivello. Giunti in vetta ci sarà invece una guida storica vestita con l'uniforma dell'epoca, pronta a narrare quella che fu la vita degli alpini durante la Prima guerra mondiale fra fame, freddo, pidocchi e il 'mal del campanil' ossia la nostalgia di casa".
Un racconto ma anche rievocazione storica che 'sfiorerà' le papille gustative dei presenti, che a sera all'interno dei baraccamenti assaggeranno minestre, legumi e patate cucinate seguendo le ricette di allora: "Piatti poveri che ai tempi spesso venivano allungati con acqua perché il cibo non bastava mai - fa notare -. Non mancheranno, in più, anche speck e formaggi del territorio, cogliendo così occasione per far assaggiare i prodotti delle nostre malghe".
Davanti all tempore della stufa, che scalderà gli escursionisti immersi nei racconti della guida storica, ci si potrà all'occorrenza augurare una 'buona notte' sicuramente diversa, "perché chi vorrà potrà fermarsi a dormire con un sacco a pelo che forniremo noi - conclude il gestore del rifugio Col Gallina -. Sarà un'esperienza per ricordare ma anche gastronomica e di adattamento: proporremo queste serate solo in inverno (si arriverà con le ciaspole ma anche in motoslitta "per chi ne avesse bisogno per problemi fisici" ndr) quando tutto il panorama sarà coperto di neve e il silenzio fuori, in qualche modo, 'racconterà' il resto".














