Contenuto sponsorizzato
| 13 lug 2023 | 12:28

Riapre Punta Linke (FOTO), il fronte della Grande Guerra più alto d'Europa a 3.629 metri nell'Ortles-Cevedale. Ricollocato nel percorso espositivo il motore della teleferica

Durante la Prima Guerra mondiale, Punta Linke è stata una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell’intero fronte. Negli ultimi anni gli effetti della crisi climatica hanno portato all’affioramento di numerosi resti. A partire dal 2009 un progetto di ricerca si è concentrato sul recupero dell'intero contesto di apprestamenti e manufatti ormai fuoriusciti dalla coltre glaciale e esposti al saccheggio e al degrado

di Redazione

TRENTO. E' stato riaperto il sito di Punta Linke, una testimonianza di quello che era il fronte della Grande Guerra più alto d’Europa a 3.629 metri di altitudine nel gruppo dell'Ortles-Cevedeale. E' tornato inoltre nella sua collocazione originaria il motore della teleferica austro-ungarica. 

 

Ricostruito e ricomposto con le parti mancanti attraverso un progetto condotto con l’Istituto tecnico economico e tecnologico Pilati di Cles, il motore è ora nuovamente funzionante e può essere attivato manualmente, a scopo dimostrativo. Sepolta dai ghiacci per quasi cento anni, la stazione di transito della teleferica che garantiva il collegamento tra Cogolo di Peio e il “Coston delle barache brusade” è oggi un’importante testimonianza della Prima guerra mondiale.

A curare l’allestimento l’Ufficio beni archeologici dell’Umst Soprintendenza per i beni e attività culturali provinciale che ha ripristinato il percorso di visita con la collaborazione del Museo Pejo 1914-1918. La guerra sulla porta”. Il sito è visitabile tutti i giorni dalle 11 alle 15 con ingresso gratuito (Per informazioni: Museo “Pejo 1914-1918 La Guerra sulla porta”, tel. 348 7400942 – museopejo@virgilio.it, Rifugio “Mantova” al Vioz tel. 0463 751386 – info@rifugiovioz.it).

 

 

I visitatori potranno accedere alla baracca dove è stato riposizionato il motore diesel di fabbricazione tedesca e percorrere il tunnel, scavato in parte in permafrost e in parte in roccia, che permetteva di operare in sicurezza nell’ultimo tratto della teleferica e dal quale si apre una spettacolare veduta sul ghiacciaio dei Forni. Nella postazione è stato ripristinato il locale dell’officina con le suppellettili e il banco attrezzato con gli utensili necessari al funzionamento e alla manutenzione dell’impianto.

Durante la Prima Guerra mondiale, Punta Linke è stata una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell’intero fronte. Dotata di un doppio impianto teleferico, era collegata da una parte al fondovalle di Peio e dall’altra al “Coston delle barache brusade” verso il Palon de la Mare, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. La vicina “Vioz Hütte”, oggi rifugio Mantova al Vioz, era sede del comando di settore dell’esercito austro-ungarico.

 

Accanto alle difficoltà imposte dal conflitto, i soldati che presidiavano le cime dei ghiacciai dovettero fare i conti con le durissime condizioni meteorologiche di un fronte di alta montagna. Con la fine della guerra Punta Linke venne abbandonata, ma il ghiaccio e le particolari condizioni climatiche ne hanno consentito la conservazione.

Negli ultimi anni gli effetti della crisi climatica e il conseguente scioglimento repentino dei ghiacciai alpini hanno portato all’affioramento di numerosi resti. A partire dal 2009 un progetto di ricerca, coordinato dall'Ufficio beni archeologici provinciale in collaborazione con il Museo "Pejo 1014-1918 La Guerra sulla porta" ha portato al recupero dell'intero contesto di apprestamenti e manufatti ormai fuoriusciti dalla coltre glaciale e esposti al saccheggio e al degrado.

 

Il contesto del sito di Punta Linke è stato messo in luce adottando il metodo dello scavo di tipo archeologico, che garantisce una raccolta accurata e una documentazione di tutto ciò che emerge dal ghiaccio. I laboratori di restauro della Soprintendenza hanno avuto il compito di coordinare e condurre interventi conservativi sugli oggetti recuperati. Le indagini hanno restituito dati importanti sulla vita in guerra a quelle altitudini e ora permettono di realizzare un itinerario di visita di grande impatto emotivo che consente il contatto fisico con gli ambienti e con i materiali che videro lo svolgersi di quei drammatici eventi.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 21 giugno | 10:20
Per il sindacato le linee guida non bastano, bisogna emettere delle ordinanze che sanciscano la sospensione delle attività lavorative all'aperto [...]
Cronaca
| 21 giugno | 10:41
L'appello arriva dal Soccorso alpino e speleologico Friuli Venezia Giulia: l'uomo, un esperto camminatore classe 1948 residente nella zona di [...]
Cronaca
| 21 giugno | 09:32
Una intensa perturbazione ha interessato questa notte diverse zone del Trentino: tra le più colpite la Valsugana e Pergine in particolare. In [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato