Un anno fa la tragedia della Marmolada (VIDEO). Il sindaco: "Sentimenti contrastanti e che stridono ma che sono l'essenza della montagna"
Un anno fa il crollo del seracco della calotta sommitale del ghiacciaio e la valanga di ghiaccio e roccia che travolge tutto. Una tragedia costata la vita a 11 persone. Il re degli ottomila Reinhold Messner: "Ambienti che non possono essere esenti da rischi. E allora noi non possiamo che accettarlo, ma per questo siamo chiamati a frequentare le vette con questa consapevolezza e usando la massima prudenza"

CANAZEI. "I sentimenti sono contrastanti". Queste le parole di Giovanni Bernard. Il sindaco di Canazei ricorda il dramma della Marmolada del 3 luglio di un anno fa. "Ci sono le emozioni per quelle tensioni della tragedia di un anno fa ma c'è anche un sentimento di bellezza, la Marmolada è bella. Un contrasto che stride ma che è l'essenza della montagna: gioia e dolore". Un distacco non prevedibile, anche se in quei giorni sono state registrate temperature anomale con punte fino a 10 gradi in vetta.
E' trascorso un anno esatto dalla tragedia della Marmolada, costata la vita a 11 persone: Filippo Bari di 27 anni, Liliana Bertoldi di 54 anni, Tommaso Carollo di 48 anni, Paolo Dani di 52 anni, Gianmarco Gallina e Emanuela Piran, Davide Miotti e Erica Campagnaro, Nicolò Zavatta di soli 22 anni, Pavel Dana e Martin Ouda della Repubblica Ceca.
Sono le 13.43 quando si avverte un fortissimo boato e poi in pochi secondi il seracco della calotta sommitale di Punta Rocca che si stacca improvvisamente: una valanga di 63.300 metri cubi di ghiaccio e di roccia a circa 300 chilometri orari che scende verso valle, si spezza in due direzioni e investe anche il percorso della via Normale. E' una giornata splendida, un meteo perfetto che richiama in quota tante cordate di alpinisti. Sono almeno 19 le persone coinvolte direttamente, 11 gli escursionisti le cui vite vengono spazzate via.
A decollare nell'immediatezza 5 elicotteri dei soccorsi tra Trento e Bolzano, Cortina e Belluno. La Provincia comunica che si è verificato un "distacco di grosse dimensioni, coinvolti alcuni escursionisti''. I soccorritori recuperano 4 escursionisti illesi, mentre 18 persone sono state evacuate dalla cima di Punta Rocca e sono state fatte rientrare tutte quelle che si trovavano più in basso.
Contestualmente si cercano gli escursionisti travolti, ma l'area è instabile. Alto il rischio di ulteriori distacchi e gli elicotteri bonificano la zona con la Daisy Bell, tecnologia utilizzata per la ricerca di persone disperse che consente di captare segnali provenienti da superfici riflettenti e da dispositivi elettronici. A Canazei viene allestito il punto medico avanzato e da lì si gestiscono le operazioni mentre viene attivata l'unità di crisi all'ospedale Santa Chiara di Trento per la gestione degli accessi.
Sono ore drammatiche e complicate. Si levano in volo anche i droni mentre vengono attivati anche gli elicotteri della polizia di Stato e dei vigili del fuoco di Padova, Verona e Venezia. La sera una prima sospensione delle attività con un bilancio provvisorio di 5 morti, 8 feriti e numerosi dispersi mentre viene attivato il Numero d'emergenza a disposizione delle famiglie e mentre fluiscono i primi messaggi di cordoglio dalle autorità: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il premier Mario Draghi, il quale raggiungerà Canazei l'indomani e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti.
Le ricerche proseguirono nei giorni successivi fino all'identificazione di tutte e 11 le vittime, necessarie in alcune casi le analisi del Dna effettuate dai Ris di Parma. Operazioni di monitoraggio, anche con strumentazione in loco, e messa in sicurezza che sono durate per settimane, anche con l'ordinanza di chiusura dell'intera area della Marmolada sul versante trentino.
Molti le iniziative nell'anniversario di questa tragedia. Una riflessione è arrivata anche nel corso di "Marmolada, il futuro della montagna al tempo del cambiamento climatico". "La montagna è là e ci offre la possibilità di emozionarci", dice il re degli ottomila Reinhold Messner. "Contiene però per sua natura dei pericoli: si tratta di ambienti che non possono essere esenti da rischi. E allora noi non possiamo che accettarlo, ma per questo siamo chiamati a frequentare le vette con questa consapevolezza e usando la massima prudenza”.
In quei giorni sono stati impegnati 223 operatori del sistema della Protezione civile. "Il ricordo è un dovere nei confronti di una comunità che è stata colpita al cuore", le parole del presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti. "Mette i brividi pensare che queste persone hanno rischiato la vita, mettendo al primo posto chi era stato coinvolto nell’emergenza. Oggi il Trentino è impegnato nei monitoraggi con sistemi avanzati per indagare la presenza di acqua liquida nel ghiacciaio, ma la montagna deve continuare a essere vissuta. Le precauzioni sono necessarie, ma senza ideologie: le precauzioni sono necessarie, ma allo stesso tempo le montagne non possono essere chiuse".
Promosso dal Comune di Canazei in collaborazione con l'associazione “Ensema per Cianacei”, l’appuntamento ospitato in teatro ha visto la presenza in platea anche di alcuni familiari e amici delle vittime e sopravvissuti alla disgrazia. “Chi come me ha perso un familiare in quota, comprende meglio di ogni altro che la montagna rappresenta una dimensione che supera ogni nostra capacità di immaginare o pensare. Non c’è rabbia, perché la montagna non compie errori. Nessuno poteva immaginare o prevedere un evento di quelle dimensioni in Marmolada. Il ghiaccio è molto sottile e un anno fa sicuramente il caldo ha avuto la sua parte nel crollo del seracco", aggiunge Messner, intervistato dai giornalisti Elisa Salvi e Andrea Selva.
Secondo il glaciologo del Muse Christian Casarotto, nonostante la presenza di crepacci sul ghiacciaio, non c'erano elementi per anticipare ciò che invece è accaduto: “Solo con un mirato monitoraggio, utile a raccogliere dati di dinamica e movimento della massa glaciale, può essere possibile descrivere l’evoluzione della situazione. E la storia del ghiacciaio della Marmolada, che non ha mai fatto registrare eventi di questo tipo, rendeva ingiustificabile mettere in piedi questa attività prima del 3 luglio 2022. Il crollo del seracco rappresenta una variabile di quanto sta accadendo in tutto il mondo, con la consistente riduzione di volume dei ghiacciai causata dall’aumento delle temperature, aumento determinato dall’impronta antropica”.
Dopo l’istituzione della zona rossa all’indomani del terribile evento, dettata da motivi di sicurezza, durante la stagione invernale la montagna è stata totalmente accessibile. Il sindaco di Canazei Giovanni Bernard ha spiegato che “a un anno dal 3 luglio, la Marmolada appare imbiancata ma il processo di scioglimento è lo stesso. Attraverso i rilevi con strumentazione ad hoc, la Protezione civile sta monitorando la montagna e sulla base dei dati spetterà a noi assumere i necessari provvedimenti. Diciamo 'No' alle chiusure, ma intendiamo verificare se ci siano le condizioni per prevenire, pur sapendo che non è possibile mettere in sicurezza tutta la montagna”.
Infine, Paolo Grigolli, direttore dell’Azienda per il turismo della Val di Fassa, ha evidenziato come sia “necessario cambiare il modo di andare in montagna, nella ricerca di quel rispetto per l’ambiente che non vede più l’uomo come dominus della natura, ma elemento che ne fa parte, come scrive anche Papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato sì’. Per oltre duemila anni abbiamo desiderato conquistare le vette, la prospettiva ora è recuperare la sacralità della montagna, che si vive in alcune parti del mondo. L’obiettivo dei prossimi anni è trovare equilibrio, anche da un punto di vista dei flussi turistici sui territori dolomitici, riuscendo a vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda”.
Gli appuntamenti di commemorazione sono proseguiti nella chiesa di Sant'Antonio Abate di Alba di Canazei con i canti di montagna proposti dal coro Valfassa diretto dal maestro Stefano Lazzer. Infine nel giorno dell’anniversario, alle 11 a monte di Passo Fedaia sarà celebrata la messa in suffragio delle vittime (in caso di pioggia, nella chiesa parrocchiale di Canazei); seguirà la benedizione di uno spazio nella natura dedicato alla meditazione e alla preghiera e la scopertura di una targa commemorativa.
LE VITTIME
Filippo Bari di 27 anni è stato tra le prime a essere identificate. Abitava a Malo, in provincia di Vicenza, e aveva un figlio di 4 anni. Il giorno del crollo, poco prima di iniziare a salire, Filippo si era scattato un selfie, inviato a fratelli e familiari: "Guardate dove sono". Poi più nulla.
Paolo Dani di 52 anni di Valdagno era un'esperta guida alpina. "Fino all’ultimo ho sperato e pregato che tu non fossi sulla Marmolada ieri. Buon viaggio", il ricordo degli amici in quelle ore. Già responsabile della stazione del Soccorso alpino di Recoaro Valdagno, tecnico di elisoccorso, sposato e padre di una ragazza.
Tommaso Carollo di 48 anni, originario di Thiene (Vicenza) ma residente a Porcia in provincia di Pordenone. La Marmolada ha diviso il suo destino da quello della fidanzata, Alessandra De Camilli, che era con lui nel giorno della tragedia. Lei si è salvata.
La quarta vittima del disastro è Liliana Bertoldi di 54 anni di Levico Terme. Conosciuta in tutto il Trentino, lavorava come ambulante con un furgone per la vendita di polli allo spiedo e patatine ed era molto attiva con le società di sport invernali. Lascia il marito e tre figlie.
Nei giorni successivi sono stati identificati Davide Miotti di 51 anni, titolare di un negozio di abbigliamento e materiale per montagna a Belvedere di Tezze sul Brenta (Vicenza) e scalatore da oltre 25 anni, e la compagna Erica Campagnaro di 45 anni. La coppia viveva a Cittadella e hanno lasciato due figli. In cordata con loro il geometra di 36 anni di Montebelluna Gianmarco Gallina e la coetanea Emanuela Piran di Bassano.
La vita più giovane strappata dalla Marmolada è quella di Nicolò Zavatta, 22enne di Barbarano Mossano. Si trovava in quota con Riccardo Franchin (sopravvissuto) e con Dani. Si era reso necessario il confronto del Dna per stabilire la sua identità. Il padre aveva fatto pubblicare sul gruppo Facebook "DoloMitici!" una foto del ragazzo con caschetto e zaino, ripreso mentre arrampica.
"Arrivederci Nicolò Zavatta - aveva scritto la pagina - il tuo papà Michele ti ha voluto regalare un ritratto d’onore nel gruppo di cui facevi parte con orgoglio: 22 anni e il sogno di un vero alpinismo, ti hanno portato sui fianchi della Regina. Non era la vetta la tua destinazione, ma qualcosa di più grande: un corso di sicurezza e salvamento in crepaccio, insieme a Paolo Dani. Ti dobbiamo un favore, quello di ricordarti così, risoluto nella tua vocazione tra queste rocce, ora felice per sempre".
Tra le vittime anche due turisti dalla Repubblica Ceca. Sono Pavel Dana di 47 anni e Martin Ouda di 48 anni. Entrambi padri di famiglia, oltre alle rispettive compagne, lasciano i figlie mentre resta un cadavere ancora senza nome. La Procura di Trento conferirà ufficialmente al Ris di Parma l’incarico dell’analisi del Dna sui resti delle vittime trovati sulla montagna: sarà confrontato con quello delle persone di cui non si hanno notizie.
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