"Usano il bivacco per fare le vacanze gratis", il gestore del Pradidali: "Alpinisti costretti a dormire all'aperto e noi rifugisti a ripulire la spazzatura abbandonata"
La frequentazione dei bivacchi più "facilmente accessibili" come il Carlo Minazio, secondo Duilio Boninsegna si sarebbe accentuata in particolare con l'avvento dei social e di YouTube, "che mostrano filmati di strutture in quota spingendo tantissimi a raggiungerle solo perché hanno visto il video. Poi però quando ci arrivano non trattano i bivacchi come dovrebbero: li usano per farsi le vacanze gratis e come se non bastasse vi abbandonano la spazzatura"

PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA. "Ci sono bivacchi e bivacchi: quelli realmente importanti e 'salvavita' e quelli invece facilmente accessibili e ormai utilizzati da molti come punto d'appoggio per abbandonare i propri rifiuti o per farsi qualche giorno di vacanza a gratis". A raccontare a Il Dolomiti come la montagna sia cambiata è Duilio Boninsegna, non soltanto alla luce della propria esperienza trentennale in quanto gestore del Pradidali ma anche in quanto esperto alpinista.
"Sono tanti gli esempi che potrei apportare e devo dire che di 'storie' legate ai bivacchi ne sento davvero tante - esordisce Duilio -. E questo (anche) perché nel mio rifugio non manca chi ci approda perché ha trovato il bivacco Carlo Minazio, nel nostro caso, in condizioni indecenti o ancora perché occupato da gruppi di persone che là si organizzano per rimanervi per diversi giorni", impedendo a chi ne avrebbe bisogno di potervi accedere. Alcuni alpinisti, infatti, sono stati costretti a dormire all'aperto o a rientrare a valle o, ancora, a percorrere 2 ore e mezza di strada per raggiungere il Pradidali.
"C'è da premettere che ci sono bivacchi e bivacchi - ribadisce -. Alcuni realmente importanti (e 'salvavita' ndr) su cime con accessi lunghi e alpinistici, come il nostro piccolo bivacco in cima alla Pala di San Martino o ancora quello del Sassolungo o al Crozzon di Brenta - prosegue il rifugista -. Poi, ci sono bivacchi di più facile accesso dove la frequentazione è meno selettiva". Spesso, non a caso, questi punti d'approdo "vengono usati per fare qualche giorno di ferie gratis, come avviene nel Minazio nel Vallon delle Lede. Bivacco di proprietà del Cai di Padova e costruito qualche decina di anni fa in un posto meraviglioso, è un punto di partenza per numerose ascensioni in quel settore delle Pale di S. Martino".
Un luogo tanto bello quanto 'agevolmente' accessibile, che comporta quindi una massiccia frequentazione da parte di escursionisti di ogni genere: "Negli anni non sono mancate famigliole o gruppetti di amici che là si sono stabiliti per fare qualche giorno di vacanza gratis, non soltanto impedendo il suo uso alpinistico ma lasciando spesso peraltro la propria spazzatura".
Ciò ha costretto in non pochi casi Duilio e i suoi collaboratori a portarsi al bivacco, che dista un paio d'ore di distanza dal Pradidali, su segnalazione di alcuni alpinisti, per ripulirlo da cima a fondo: "Non spetterebbe a noi farlo: i bivacchi sono punti d'approdo in quota non presieduti. Per fare in modo che possa essere trovato così come dovrebbe, spesso ci siamo andati noi, sistemandolo a dovere. A volte penso che, piuttosto che trovare i bivacchi in certe condizioni, sarebbe meglio trasformarli in piccoli rifugi: così, almeno, ci sarebbe qualcuno che se ne prende cura. Anche se sono consapevole che ad oggi di rifugi ce ne siano forse fin troppi".
La frequentazione di punti d'approdo "facilmente accessibili" come il Minazio, secondo il rifugista, si sarebbe accentuata in particolare con l'avvento dei social e di YouTube, "che mostrano filmati di bivacchi e panorami mozzafiato, spingendo tantissimi a raggiungerli solo perché hanno visto il video online. Poi però quando ci arrivano non li trattano come dovrebbero - fa notare Duilio - ci sono stati anche giovani che hanno usato alcune di queste strutture per organizzarvi festicciole e ubriacarsi", rivela.
"In generale sono convinto che in montagna tutti dovrebbero avere sempre un 'piano B' - conclude il gestore del rifugio Pradidali -. Questo significa che un alpinista che vuole raggiungere un bivacco per trascorrervi la notte dovrebbe sempre portare con sé una tenda o un sacco a pelo, perché la struttura potrebbe essere già occupata. Ciò non toglie che in alcuni casi manchi il rispetto per questi luoghi e per la montagna. Portare via la spazzatura è questione di educazione che, di questi tempi, viene un po' troppo spesso a mancare".











