Mille soci Sosat: “Tappa importante per il sodalizio, pronti a una nuova stagione di impegno concreto sui grandi temi del presente”
La lettera del presidente della Sosat Trento Luciano Ferrari per celebrare l'importante traguardo dei 1000 soci: "Tappa importante nel cammino di costruzione di nuovi rapporti legati alla montagna e alle sue frequentazioni"

TRENTO. Mille soci Sosat: un impegno che si rinnova, un nuovo punto di partenza guardando con ottimismo ed entusiasmo al futuro e alle tante sfide che deve affrontare la montagna e chi la montagna la vive.
Questo il contenuto della lettera scritta dal Presidente della Sosat Luciano Ferrari per celebrare la tessera numero 1000 della nuova stagione.
“Oggi la Sosat – ha detto Ferrari - ha toccato quota mille Soci. Si tratta di una tappa importante nel cammino di costruzione di nuovi rapporti legati alla montagna ed alle sue frequentazioni, che la Sosat ha avviato da alcuni anni.
Una tessera quindi - quella del millesimo Socio - resa ancor più preziosa dal fatto che si tratta di una Socia, la cui adesione proietta il sodalizio sugli stessi traguardi raggiunti nel 1994 superando abbondantemente la media di iscrizioni degli ultimi anni (fra le 800 e le 900 tessere), a testimonianza della capacità del sodalizio di entrare in sintonia con la comunità e di farsene interprete, soprattutto sui temi della cultura della montagna.
Ma al di là dei numeri, la Sosat trova conferma nel suo tessere relazioni con il territorio; nel proporre attività allettanti e segnate da uno spirito di gruppo e nel tenere vivi, nell’anno nel quale Trento è città capitale europea del volontariato, quei valori che sono ossatura di una socialità condivisa e coesa.
Nel dare il più caloroso benvenuto a questa “millesima” Sosatina, il sodalizio si appresta a varare la prossima stagione di attività, all’insegna di una sempre più rinnovata partecipazione e di un impegno concreto sui grandi temi del presente: dalla tutela dell’ambiente alla battaglia contro l’over tourism; dall’attenzione alle grandi opere che incidono sulla montagna, come nel caso della Valdastico, al nodo della gestione dei grandi carnivori, nella convinzione di poter offrire un modesto apporto fondato sull’esperienza di chi vive quasi quotidianamente la montagna ed i suoi orizzonti”.












