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Belluno
14 aprile | 17:37

Neve e clima, ecco come si addestrano i volontari del soccorso alpino: tre simulazioni sulle montagne bellunesi

Nonostante le scarse precipitazioni nevose, l’inverno appena trascorso è stato ricco di valanghe e di operazioni di soccorso e recupero da parte del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico (Cnsas). Ma la stagione non è finita: continuano le uscite in alta montagna, e nel frattempo i volontari si addestrano alla conoscenza della nivologia e a intervenire in tutti gli scenari possibili. Con il clima, infatti, cambiano anche le condizioni della neve

BELLUNO. Tornano i cinofili del Soccorso alpino, che insieme ad altre scuole proseguono le esercitazioni tra le montagne bellunesi: altri tre addestramenti interstazione hanno infatti permesso ai volontari di condividere le esperienze affrontate durante l’inverno, che ha visto succedersi molte valanghe, diverse rispetto al passato.

 

"La stagione delle uscite sulla neve proseguirà per altri due mesi in alta montagna – ricorda il delegato Michele Titton – e questi addestramenti, oltre al confronto sulle recenti esperienze, mirano alla formazione dei soccorritori appena entrati e sono un momento importante di verifica all’indomani dei numerosi interventi in valanga. Rinnovo inoltre l’appello per i tanti giovani alpinisti del territorio ad avvicinarsi al Soccorso alpino”.

 

Questo inverno, nonostante la sempre maggiore carenza di precipitazioni nevose, ha infatti portato numerose situazioni critiche. Come spiegato dal nivologo Claudio Artoni a L’Altramontagna (qui l’articolo), la neve stagionale sta cambiando e così valanghe di neve umida o valanghe di fondo, tipicamente primaverili, si verificano anche a dicembre, gennaio e febbraio, quando prima la neve era principalmente secca. Inoltre si alternano periodi di grandi nevicate in pochi giorni, e quindi di sovraccarico di neve in poco tempo, a periodi di siccità: condizioni che rendono il manto più instabile.

 

Anche per far fronte alla crescente imprevedibilità e instabilità delle condizioni meteorologiche, durante la stagione le diverse stazioni del Cnsas sul territorio hanno organizzato singole esercitazioni e anche in questi giorni, per condividere le esperienze di soccorso effettuate con tutti i soccorritori, si sono svolti altri tre addestramenti con il coinvolgimento delle scuole tecnica alpina, sanitaria e cinofila e la partecipazione del Soccorso alpino di Alpago, Agordo, Belluno, Livinallongo, Longarone, Prealpi Trevigiane, Val Pettorina.

 

D’altronde, come ricordato da Giuseppe Zandegiacomo, presidente Cnsas Veneto, durante l’ultimo dei convegni sulla sanità in montagna, la sinergia tra gli attori coinvolti è fondamentale. "Abbiamo una capillarità e una presenza sul territorio - ha affermato - che ci avvantaggiano. Per noi ogni intervento è complesso, ma la nostra struttura si presta a questo scopo: su circa 770 volontari e 27 stazioni presenti in Veneto, 500 operatori e 18 stazioni si trovano all'interno della delegazione Dolomiti Bellunesi, che copre la Provincia di Belluno e la parte alta di quella di Treviso. I nuclei hanno pian piano coperto tutte le valli e questo ci permette di intervenire con celerità. La collaborazione con Regione, Ulss, Suem e forze dell’ordine rende l’intervento veloce ed efficace, se pensiamo ad esempio che, in caso di valanga, anche un quarto d’ora fa la differenza per recuperare una persona viva". 

 

In quest’ottica, i volontari continuano quindi gli addestramenti. In Alpago, sotto Focella Caulana, con il personale Arpav si è parlato di nivologia e stratigrafia per conoscere le diverse condizioni del manto nevoso, oltre al campo sanitario e disseppellimento e il campo ricerca Artva, con individuazione di un figurante da parte delle unità cinofile.

 

Ad Agordo invece le squadre sono sbarcate a 2.300 metri di quota sulla Pala del Belia per simulare il recupero di un alpinista sulla cima. Con l’approssimarsi del buio, hanno inoltre testato nuovi materiali in dotazione con manovre fino al Rifugio Carestiato e al Passo Duran. Infine, a Livinallongo è stato simulato il travolgimento di sei persone sopra Passo Pordoi, con il ritrovamento di 4 Artva e due manichini sepolti e il recupero di un figurante.

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