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Accordo Pd-Upt, un timido abbraccio. Mellarini sottolinea (troppe volte) che le identità rimangono distinte

Italo Gilmozzi: "C'è la voglia di stare assieme, di lavorare fianco a fianco". Ma subito dopo l'annuncio già si apriva lo scontro sulla proposta della doppia preferenza

Di Donatello Baldo - 28 novembre 2017 - 06:47

TRENTO. Ad ascoltare l'annuncio dell'accordo politico tra Pd e Upt c'era un parterre niente male: i capigruppo dei due partiti in Consiglio provinciale Alessio Manica (pd) e Giampiero Passamani (upt), Lorenzo Dellai, consiglieri e consigliere tra cui tutti quelli dell'Upt, del Pd c'era Lucia Maestri, poi l'assessore Luca Zeni, Donatella Conzatti, Gigi OlivieriChiara Maule.

 

Chissà se loro avranno capito l'intensità di questo abbraccio, perché a molti dei presenti sembrava un po' freddino. Forse tra i due segretari, che al tavolo della sala Rosa hanno presentato l'accordo, il più sincero e motivato era Italo Gilmozzi

 

Più di Tiziano Mellarini, che a più riprese ricordava che comunque non si parla di fusione, che comunque l'identità dei singoli partiti è ben distinta, che l'autonomia l'uno dall'altro è sacrosanta. Un ritornello che sembrava suggerire una timidezza un po' eccessiva.

 

Se dovessimo rappresentare plasticamente la situazione l'esempio del bacio è quello più calzante, del primo approccio pubblico di due fidanzatini: in questo caso sembrava che Italo Gilmozzi provasse a stamparne uno molto casto sulla guancia di Tiziano Mellarini e che questo si irrigidisse e sfuggisse un poco il capo per non farlo mai schioccare. 

 

"E' stato un percorso faticoso - ha ammesso Gilmozzi - abbiamo discusso al nostro interno, le posizioni erano differenti. Ma alla fine siamo arrivati sin qui perché la voglia di stare assieme, di lavorare fianco a fianco c'è".

 

Si è dilungato a ricordare quanto sia importante la continuità, quel percorso già avviato ancora quando il Pd si chiamava Ds e quando l'Upt era la Margherita. Un lavoro di condivisione all'interno della coalizione che dura ormai da un pezzo. 

 

Ha spiegato, con Mellarini lì vicino che annuiva, che questo accordo non è contro nessuno, men che meno contro il Patt. "I nostri avversari sono la destra, sono i 5 Stelle. Questo accordo farà senz'altro bene alla coalizione, porterà innovazione, contributi programmatici e politici". 

 

"Ci sono due sfide elettorali tra poco, la partita sul nazionale e sul terreno delle provinciali. Ai nostri elettori vogliamo dire che ci sono due partiti che si stanno mettendo in gioco, che hanno governato assieme vent'anni e che abbiamo la presunzione di dire che l'hanno fatto bene".

 

"Certo - ha osservato - dobbiamo fare di più e dobbiamo innovare le nostre proposte. Ma credo che il nostro contributo alla politica e al Trentino, ma anche in chiave nazionale, sapremo darlo, ancora di più lavorando assieme".

 

"Grazie Italo - ha esordito Mellarini calorosamente - e grazie alla stampa intervenuta: quello che portiamo a conoscenza oggi è l'accordo che deriva da una profonda riflessione. Ci siamo confrontati anche noi e abbiamo approvato un documento all'unanimità".

 

"Abbiamo deciso di dare l'avvio, con gli amici del Pd, ad una collaborazione più stretta. Non solo legata a temi di attualità ma anche per una visione futura a dieci, venti, trenta, quarantanni. Con il Pd abbiamo visioni che possono sovrapporsi, intenti comuni che è giusto valorizzare". 

 

"Nella mia tesi presentata ho parlato di una forte collaborazione con il centrosinistra autonomista pur mantenendo una nostra identità. Ma di fronte all'asse Svp-Patt è giusto creare un rapporto più incisivo tra la componente popolare del cattolicesimo democratico e quella riformista".

 

Ma nessuna fusione: "Nel documento c'è' un passaggio molto chiaro: le due identità saranno mantenute, ma nulla impedisce di avviare un percorso di collaborazione. Affronteremo i temi congiuntamente, in modo aggregante".

 

"Congiuntamente, in modo aggregante", e mentre queste parole risuonavano ancora nell'aria il confronto trascendeva e si accendeva. A margine dell'incontro, infatti, si iniziava a commentare la notizia del giorno, quel colpo di teatro che ha riportato in Consiglio provinciale la doppia preferenza di genere. 

 

Una proposta che all'Upt, a differenza del Pd, non è mai piaciuta ma che è stato costretto a sostenere e sarà costretto a votare nei prossimi giorni in Aula. A Lucia Maestri, presente all'incontro, si sono fatti attorno in molti per criticare l'escamotage che lei, con Manuela Bottamedi, ha messo a segno.

 

Tra i più critici Dellai, che senza mezzi termini ha spiegato alla consigliera che l'idea è una cavolata, che lui la doppia preferenza non la condivide affatto. Ma con le facce tirate c'erano anche Giampiero Passamani, il capogruppo upt in Consiglio provinciale, e pure l'assessore Mauro Gilmozzi era un po' tirato. 

 

Tra due giorni si vota sulla doppia preferenza: vedremo se l'accordo Pd-Upt si infrangerà alla prima prova di unità. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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